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Sai che durante la Santa Messa avviene la guarigione della tua anima? Scopri in quale momento

E’ la prima guarigione che, in ordine di tempo, avviene durante la celebrazione eucaristica, la guarigione che Dio mi concede nell’ ATTO PENITENZIALE all’inizio della Messa.

Il sacerdote invita i fedeli a chiedere perdono dei peccati. E’ evidente che questo atto iniziale NON sostituisce la confessione: se io ho commesso un peccato grave devo andarmi a confessare, non potrò accedere alla Comunione in stato di peccato mortale; l’assoluzione sacramentale infatti rimette i peccati gravi, ed è necessaria l’azione del sacerdote, non essendo sufficiente la semplice contrizione personale.

Ma se non ho coscienza di peccati mortali, ho comunque bisogno di perdono per i peccati veniali e altre mancanze.

 

All’inizio della Messa io prendo in mano i miei limiti, le mie deficienze, le mie malattie spirituali: chi non è soggetto a queste debolezze, a queste passioni che invadono sempre la mente? Anche se l’oggetto del peccato può non essere grave, anche se il consenso al male non sempre è stato pieno, anche se l’avvertenza non sempre è stata deliberata, i fomiti del peccato originale hanno portato durante la settimana disordini, pensieri e atti contrari alla carità, eccetera. Questi peccati e imperfezioni ci sono sempre, se non altro ci sono le omissioni, la tiepidezza, le mancanze di fiducia nel Signore. Ebbene, all’inizio della S. Messa io porto davanti al Signore questo mio bagaglio con cui faccio i conti quotidianamente e chiedo di essere perdonato di tutto.

Questo è tanto vero che il sacerdote alla fine dell’atto penitenziale prega con queste parole: “Il Signore onnipotente abbia misericordia di noi, PERDONI LE NOSTRE COLPE e ci conduca alla vita eterna”.
Il celebrante supplica il Padre il perdono delle colpe. Di quali colpe? Di quelle che l’assemblea ha dichiarato nel silenzio, nel momento in cui ognuno entra nel proprio cuore e si espone ai raggi divini del perdono; il sacerdote dà il perdono a tutti, una sorta di guarigione iniziale, per le nostre anime, di queste malattie spirituali che sono l’oggetto principale delle attenzioni di Gesù medico e Signore.
Ricordiamo infatti che il Signore è venuto nel mondo non per guarire i corpi – se no lo avrebbe fatto per tutti e non esisterebbero le malattie – ma per guarire l’anima.

 

Conoscete l’episodio in cui gli uomini calano giù dal tetto della casa il paralitico (cfr Mc 2, 1-12) e lo portano davanti a Gesù sperando che questi, famoso per aver guarito tante persone nei giorni precedenti, immediatamente dica all’infermo: “Grande l’atto di fede che hai fatto! Alzati in piedi, Io ti guarisco!”.
Gesù, invece, gli dice: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati!”. E basta. Poi rimane in silenzio e non gli dice altro! Immagino l’espressione un po’ delusa del malato e di quelli che avevano fatto tanta fatica per scoperchiare il tetto! Mi sono sempre chiesto quale possa essere stata la reazione del padrone di casa alla vista di questi intraprendenti che gli mandano all’aria il tetto, come se fosse una cosa da poco: non disse nulla? lasciò fare? Io mi sarei piuttosto fatto largo, a gomitate, urlando: “Fate largo, fate largo”, magari col randello. Macchè: questi vanno sul tetto e lo sfasciano (il giorno dopo il padrone di casa dovette chiamare il muratore). Comunque, così successe: glielo portarono lì davanti, calandolo con un’operazione complicata…






Immagino la scena… E se, calandolo con le corde, il malato fosse caduto in testa a nostro Signore o agli apostoli? Questo era certamente un rischio. In ogni modo, fu un atto davvero di grande audacia e soprattutto di fiducia.
Gesù semplicemente gli dice: “Ti sono rimessi i peccati”. Ecco la funzione del Cristo!
Giovanni Battista l’aveva detto a tutti, pochi mesi prima: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). Questo è venuto a fare il Figlio di Dio sulla terra!

Ma chi può rimettere i peccati se non Dio? E’ proprio l’obiezione che avanzarono i farisei quando udirono quelle incredibili parole: “Ti sono rimessi i peccati”.
E, per rispondere alle obiezioni, Gesù confermò la sua potenza divina aggiungendo: “Ora vi do un segno che attesta che la mia parola opera la guarigione: alzati, va’, cammina, torna a casa!”.
La vera funzione del Signore è molto profonda, ce ne renderemo conto probabilmente solo nell’altra vita… solo allora capiremo cosa vuol dire che Gesù mi cancella i peccati. La sua azione è completa, Egli i peccati non li copre semplicemente: LI CANCELLA PROPRIO!

Quando all’inizio della Messa noi gli consegniamo i nostri peccati con sincerità di cuore e pentimento vero, Egli li annulla nel suo Sangue (ripeto, stiamo parlando di peccati veniali e imperfezioni). Ma ci vuole attenzione da parte nostra, concentrazione, raccoglimento. Ci vuole un po’ di tempo a disposizione, un po’ di silenzio. Bisognerebbe che il sacerdote concedesse più tempo perchè io possa mettere la mia anima malata davanti al Signore, e in quel silenzio possa dire: “Signore, prima di qualsiasi altra cosa, adesso io sono quel paralitico: sono arrivato in chiesa, mi hanno calato dal tetto col tettuccio.. Sì, sono tutto storpio, non nel corpo, ma nella mia anima e desidero stare davanti a te… Mi metto davanti a Te con umiltà affinchè Tu mi guardi e mi dica come a quell’uomo del Vangelo: “Figliolo, ti sono rimessi tuoi peccati”,
Ci vuole dunque un po’ di tempo, almeno quello sufficiente perchè i miei amici scoperchino il tetto e mi portino davanti al Salvatore.

Nella santa Messa secondo il RITO TRIDENTINO, la cosiddetta MESSA DI SAN PIO V, questa parte penitenziale è molto lunga, e questo certamente aiuta di più.
C’è l’aspersione di tutta l’assemblea con l’acqua santa; il sacerdote fa il giro della chiesa e mentre benedice proclama: “Aspergés me, Domine, hyssopo, et mundabor; lavabis me, et super nivem dealbabor”, che significa: “Aspergimi con issopo e sarò mondato, lavami e sarò più bianco della neve”.
Poi torna all’altare – pensate come è più lungo il rito – e recita altre preghiere: “Manifestaci Signore la tua misericordia … Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam, et salutare tuum da nobis”.
Ma non è finita. Subito dopo, stando tutto piegato e facendo continui inchini, recita il CONFITEOR (il “Confesso a Dio onnipotente…) DUE VOLTE: una volta per sè e una volta per il popolo.
Poi sale verso l’altare pregando: “INTROIBO AD ALTARE DEI” (“Salirò all’altare del Signore”) .
Giunto all’altare, sottovoce, prega così: “Togli a noi, Signore, le nostre iniquità affinchè con anima pura possiamo entrare nel Santo dei Santi”.
Bacia l’altare, e poi prega il KYRIE: “Kyrie, eleison, Christe eleison, Kyrie eleison” (Signore pietà, Cristo pietà) ripetuto ben NOVE VOLTE.
Concepito così, questo inizio della Messa ci mette di fronte alla nostra necessità di essere guariti, toccati dalla grazia di Dio e purificati da ogni nostra sporcizia interiore. Abbiamo bisogno che il Signore ci perdoni!
La parte iniziale non è semplicemente un rito introduttivo (a volte si sente dire o si legge questo), come se andassimo all’opera lirica a teatro: si apre il sipario, c’è l’ouverture dell’orchestra… No! Tant’è che ad arrivare tardi a Messa TI PERDI QUESTA PRIMA GUARIGIONE: ti metti subito seduto e non entri in questo lavaggio.
Questa guarigione è anche una liberazione da quei sensi di colpa che continuamente ci portiamo dietro.
“Signore, noi siamo qui seduti, adesso siamo qui davanti a Te – seduti o in piedi o in ginocchio – ci battiamo il petto e ci rimettiamo a Te, mettiamo davanti a Te tutte le nostre colpe”.
E’ una sorta di lavaggio iniziale. Se dovete andare a una festa di laurea e poco tempo prima avete fatto un lavoro per cui siete sporchi e sudati, non vi lavate forse prima?! Non cercate di andare all’evento festoso tutti belli, ben vestiti, lavati e profumati? Ebbene, questo profumi ce lo dà proprio l’atto penitenziale.
A questo proposito c’è una parabola del Vangelo in cui si parla di invitati ad un banchetto (Mt 22, 1-14).






Tra coloro che stanno mangiando c’è uno che non ha l’abito nuziale; il padrone di casa gli si rivolge dicendo: “Amico, come hai potuto entrare senza abito nuziale?”. E quello rimane lì, muto, non sa cosa rispondere… Il padrone allora si rivolge ai servi e dice semplicemente: “Gettatelo fuori!”. E’ una parola forte, però pensate che all’inizio della Messa, PER LA PREGHIERA DEL SACERDOTE e per le nostre giuste disposizioni, l’anima riceve questa VESTE BIANCA. Come, a volte, quando si entra nei santuari a chi non ha un abbigliamento decente viene messo addosso un panno perchè sia vestito in modo corretto, analogamente immaginate che accada la stessa cosa quando entrate nella Messa: lo SPIRITO SANTO vi dà un TELO BIANCO per coprirvi in modo che possiate stare alla mensa con la veste adatta.
E’ comprensibile allora che sia necessaria tutta la nostra attenzione: lì riceviamo LA PRIMA GUARIGIONE, la guarigione DELL’ANIMA; lì veramente incontriamo GESU’ che ci dice: “Figliolo, ti sono rimesse le colpe!”.

Di Padre Serafino Tognetti
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