‘Morsi’: nuova patologia calcistica?

eae1212a391526781943b7ca9cd4fe3c_169_mSUAREZ (URUGUAY) e la difficile gestione dell’aggressività…  Ne avevamo giusto parlato qualche tempo fa, mostrando un comportamento finalmente in linea con i dettami di una coscienza capace di individuare i valori in gioco e scegliere i comportamenti adeguati, è dunque un imperativo categorico adesso rilevare un comportamento da sanzionare non solo quale patologia ma come una vero e proprio comportamento deviante, visto l’ascendente che i calciatori esercitano sui giovani. Così parliamo ancora una volta di Suarez. Fino ad oggi quando si parlava di morsi subito scattava l’immagine di un ring da pugilato con Tyson protagonista. D’ora in avanti si dovrà cambiar soggetto. A reclamare il copyright sui morsi sarà la punta uruguagia. Incredibile ma vero, Suarez ci è ricascato per la terza volta. Ancora una volta un morso, dopo la stessa performance che gli costò otto giornate di squalifica in Olanda prima e in Inghilterra dopo, senza contare gli insulti razzisti ad Evrà. Gli era già successo con Otman Bakkal durante AJAX-PSV e con Branislav Ivanovic durante Liverpool-Chelsea. Adesso si aggiunge alla lista Chiellini, che non sarà un santo, eppure è inequivocabilmente vittima in questa situazione. Dopo il fattaccio, si getta a terra Suarez e si tocca i denti. Gli fanno male i denti, deve avere affondato bene la presa.   Insomma a nulla sono valsi il sacrificio di un massaggiatore personale al seguito della nazionale nonostante un tumore, o i servigi di uno psicologo che gli aveva suggerito esercizi di respirazione per gestire l’aggressività. Evidentemente la patologia era ancora latente, come la punta di un iceberg che non appare sul livello del mare, tanto che uno può pensare che sotto non ci sia niente e invece al primo cambiamento, alla prima situazione di criticità lascia emergere la sua punta. Qualcosa del genere deve essere capitato al talento uruguaiano, grande calciatore sul piano tecnico ma esempio negativo in ambito morale, incapace cioè di fare sintesi, di far in modo che un valore diventi virtù. Non basta infatti qualche partita under control ma è necessaria una stabile pratica del valore affinchè questo diventi virtù.

Adesso la Fifa ha dichiarato che aprirà un’inchiesta sul caso. Sentirà i direttori di gara e prenderà una decisione, così ha annunciato la responsabile della comunicazione della Fifa, Segolene Valentin. Anche se basterebbe applicare la prova TV.

Se non bastasse a fine match il CT dell’Uruguay, che tutti in patria chiamano il “Maestro”, ha mostrato che il titolo che gli si attribuisce non è per nulla pertinente all’habitus di un insegnante. Ha dichiarato infatti: “Questo è un mondiale di calcio, non della moralità”. Ecco, ritornano le parole di Gesù che a proposito dei maestri e soprattutto di coloro che sono chiamati tali ha avuto qualcosa da ridire.

Che dire allora? In questo tempo osserviamo una tendenza piuttosto standardizzata che segnala una ricorrente manifestazione della collera. Non stiamo parlando della giusta collera di cui parla il Vangelo, ma di una patologia spirituale che se non sanata diviene violenza e poi anche odio. Ci stiamo ormai assuefando agli innumerevoli episodi di cronaca che ogni giorno riportano drammatiche notizie circa la continua esplosione del fattore collera. Come interpretare inoltre i terribili fatti del pre partita della finale di Coppa Italia che proprio in queste ore hanno avuto drammatici sviluppi? Un fenomeno che mostra quello che filosofi e teologi dipingono come la percezione del fallimento della parola umana che non è più capace di creare relazioni. Mancano cioè parole che siano generate dal silenzio e gesti che siano alimentati dalla pace. L’ira invece si vince con la mitezza, ma questo fuori dal campo da gioco. Nel rettangolo verde, senza bandire il sano agonismo, è giusto che ci vada gente esemplare sul piano morale, trasmettitori di valori, strumenti di pace. di Giovanni Chifari

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IL VIDEO DEL MORSO DI SUAREZ A CHIELLINI!
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