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Il Santo del giorno 9 Agosto 2020 Santa Teresa Benedetta della Croce, Patrona d’Europa




Oggi ricordiamo Santa Teresa Benedetta della Croce

Santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein è stata una martire, religiosa, badessa e filosofa tedesca dell’Ordine delle Carmelitane Scalze: convertitasi al cattolicesimo dall’ebraismo, venne arrestata dai nazisti e rinchiusa nel campo di concentramento di Auschwitz, dove trovò la morte.

LEGGI: Il 9 agosto 1942 moriva Edith Stein. Alla fine rimarrà solo il grande amore

Nel 1998 papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata Santa e l’anno successivo l’ha dichiarata compatrona d’Europa.

La vita

Edith Stein nasce a Breslavia (allora città tedesca, oggi città polacca di Wrocław) il 12 ottobre 1891; era l’ultima di una famiglia molto numerosa e di religione ebraica. Suo padre morì per un’insolazione quando lei aveva due anni.

Dopo la maturità, Edith, proseguì gli studi presso l’università di Breslavia, ritrovandosi spesso ad essere l’unica ragazza in una classe composta esclusivamente di maschi.

I professori notarono ben presto le sue straordinarie doti intellettuali; nonostante ciò l’ambiente di Breslavia risultò ben presto inadatto alla sua sete di conoscenza. Attratta dalle teorie di Edmund Husserl, di cui aveva già letto Ricerche logiche, decise di intraprendere il percorso di studi presso l’università di Gottinga dove il celebre filosofo e matematico teneva le sue lezioni.

Giunta a Gottinga nell’aprile del 1913, conobbe e si guadagnò la stima di alcuni fra i più famosi filosofi del periodo, da Adolf Reinach a Max Scheler allo stesso Husserl, il quale le suggerì di fare con lui la tesi di laurea: tema, l’empatia. Fu un lavoro estenuante per il quale spese tempo ed energie considerevoli.

Il 30 luglio 1914 le lezioni furono sospese a causa di quella che sarebbe presto divenuta la prima guerra mondiale ed Edith, tornata a Breslavia, chiese all’ospedale di Tutti i santi d’essere assunta come infermiera volontaria ed essere mandata ad assistere in prima linea. Fiaccata però da una terribile influenza, dovette rimanere chiusa in casa dove, riveduti i propri appunti universitari, poté sostenere l’ultimo esame in presenza di Husserl nel gennaio 1915 dopo la riapertura delle università: il risultato fu maxima cum laude. Tornata nuovamente al volontariato, raggiunse nell’aprile del 1915 Mahrisch-Weisskirchen nella zona dei Carpazi, dove la guerra imperversava con violenza, per occuparsi dei malati di tifo.

Successivamente, in patria, riprese i contatti con Husserl e cominciò a guadagnarsi da vivere facendo la supplente di lingue classiche a Breslavia, pur continuando la sua tesi di dottorato che, conclusa, raggiunse i tre tomi. E proprio a Friburgo, dove aveva raggiunto il filosofo, difese eccellentemente la sua tesi con il voto più alto. Fu allora che divenne assistente del noto intellettuale, aveva solo 25 anni.

Quale sua fedele interprete, preparò per la stampa La coscienza del tempo, raccogliendo e rendendo leggibili gli appunti del maestro. Ma il suo vero desiderio era quello di realizzare una propria opera: “L’attività di assistente – scrisse – peraltro mi occupa tanto che non mi è possibile dedicarmi a un lavoro personale intenso e indisturbato”.

Non trascorse molto tempo che l’impegno di Edith quale assistente di Husserl, seppur onorifico, non le fu più sostenibile. Fu così che nel febbraio 1918 rinunciò all’incarico per dedicarsi alla propria carriera lavorativa e filosofica.

La conversione

Edith Stein diventò membro della facoltà a Friburgo. In questi anni si dedicò anche all’attività politico-sociale, impegnandosi nel Partito Democratico Tedesco (DDP) a favore del diritto di voto alle donne e al ruolo nella società della donna che lavora[8]. Nonostante avesse già avuto contatti con il cattolicesimo, rimase sconvolta da una donna “qualsiasi” che con i sacchetti della spesa era entrata in una chiesa per pregare; questo avvenimento segnò l’inizio del suo cammino di avvicinamento alla fede cattolica (aveva compreso che Dio lo si può pregare in qualsiasi momento, avendo con Lui un rapporto personale) ma fu solo dopo aver letto l’autobiografia della mistica santa Teresa d’Avila, durante una vacanza nel 1921, che abbandonò formalmente l’ateismo e si convertì.

Viene battezzata il 1 gennaio 1922 a Bad Bergzabern; andò poi ad insegnare presso due scuole domenicane per ragazze a Spira (1923-1931). Durante questo periodo, già indirizzata alla vita di clausura, si accostò alla filosofia tomistica, tradusse il De veritate di san Tommaso d’Aquino in tedesco.

La sua vita fu scandita da preghiera, insegnamento, vita comune con le allieve e studio personale. Nel 1931 divenne lettrice all’Istituto di pedagogia scientifica a Münster, ma le leggi razziali del governo nazista la obbligarono a dimettersi nel 1933.

L’opposizione al nazismo

Il 12 aprile 1933, alcune settimane dopo l’insediamento di Hitler al cancellierato, Edith Stein scrisse a Roma per chiedere a papa Pio XI e al suo segretario di stato – il cardinale Pacelli, già nunzio apostolico in Germania e futuro papa Pio XII – di non tacere più e di denunciare le prime persecuzioni contro gli ebrei.

L’esperienza del Carmelo

Realizzando un desiderio che da tempo portava nel cuore, Edith Stein entrò nel monastero carmelitano a Colonia nel 1934 e prese il nome di Teresa Benedetta della Croce. Lì scrisse il suo libro metafisico Endliches und ewiges Sein (“Essere finito ed Essere eterno”) con l’obiettivo di conciliare le filosofie di Tommaso d’Aquino e di Husserl. Per proteggerla dalla minaccia nazista, il suo ordine la trasferì al convento carmelitano di Echt nei Paesi Bassi. Lì scrisse Kreuzeswissenschaft. Studie über Johannes vom Kreuz (“La scienza della croce. Studio su Giovanni della Croce”).

Santa Teresa Benedetta della Croce, 9 Agosto
Santa Teresa Benedetta della Croce, 9 Agosto

Vittima della Shoah

Edith non era al sicuro neanche nei Paesi Bassi: la conferenza dei vescovi olandesi il 20 luglio 1942 fece leggere in tutte le chiese del paese una lettera contro il razzismo nazista. In risposta, il 26 luglio Adolf Hitler ordinò l’arresto di tutti gli ebrei anche i convertiti (che fino a quel momento erano stati risparmiati).

Edith e sua sorella Rosa, pure lei convertita, vennero catturate e internate nel campo di transito di Westerbork prima di essere trasportate al campo di concentramento di Auschwitz, dove furono uccise nelle camere a gas il 9 agosto 1942; entrambe vennero poi cremate.

Un ebreo scampato allo sterminio, che fu testimone delle ultime ore di Edith, ha descritto la sua serenità, la calma, l’incessante prodigarsi per gli altri, preda della disperazione e dello sconforto. Si occupava soprattutto delle donne: le consolava, cercava di calmarle, le aiutava; si prendeva cura dei figli di quelle mamme che, impazzite dal dolore, li abbandonavano. «Vivendo nel lager in un continuo atteggiamento di disponibilità e di servizio – scrive il testimone – rivelò il suo grande amore per il prossimo».

Ebrea per nascita, cristiana per scelta, dopo un lungo cammino di ricerca e di approfondimento dei vari aspetti della conoscenza, portando ai più alti livelli le istanze spirituali delle due religioni, ha poi volato alto nei cieli della mistica, ed è diventata esempio affascinante e trascinante per quanti, laici e credenti di varie religioni, cercano la verità con amore tenace e coraggioso.

Il culto

Con la sua beatificazione nel Duomo di Colonia da parte di papa Giovanni Paolo II, il 1 maggio del 1987, la Chiesa cattolica volle onorare, per esprimerlo con le parole dello stesso pontefice, “una figlia d’Israele, che durante le persecuzioni dei nazisti è rimasta unita con fede ed amore al Signore Crocifisso, Gesù Cristo, quale cattolica ed al suo popolo quale ebrea“.




Edith Stein fu canonizzata dallo stesso Giovanni Paolo II l’11 ottobre 1998.

Il 1 ottobre 1999 il papa la nominò anche “compatrona” d’Europa (assieme alle sante Caterina da Siena e Brigida di Svezia) affermando che: «Teresa Benedetta della Croce … non solo trascorse la propria esistenza in diversi paesi d’Europa, ma con tutta la sua vita di pensatrice, di mistica, di martire, gettò come un ponte tra le sue radici ebraiche e l’adesione a Cristo, muovendosi con sicuro intuito nel dialogo col pensiero filosofico contemporaneo e, infine, gridando col martirio le ragioni di Dio e dell’uomo nell’immane vergogna della “shoah”. Ella è divenuta così l’espressione di un pellegrinaggio umano, culturale e religioso, che incarna il nucleo profondo della tragedia e delle speranze del Continente europeo».

A cura di Redazione Papaboys

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