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Gli immigrati pagano la pensione a 620 mila italiani

In Italia, nonostante la crisi, il peso degli immigrati continua ad essere importante. Nel 2014 la ricchezza prodotta dai 2,3 milioni di occupati stranieri ha raggiunto i 125 miliardi di Euro, pari all’8,6% del Pil nazionale. Fondamentale anche il loro apporto per il sistema pensionistico. Lo afferma il rapporto 2015 della Fondazione Moressa. Alessandro Guarasci:

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Gli stranieri in  Italia sono ormai più di cinque milioni. Una vera forza produttiva, soprattutto se si pensa che solo uno su cento ha più di 75 anni contro uno su dieci degli italiani. Ne consegue che non solo il loro lavoro rappresenta l’8,6 per cento della ricchezza prodotta dal Paese, ma soprattutto hanno versato quasi sette miliardi di Irpef, l’imposta che pagano le persone fisiche. E per quanto riguarda i contributi: sono più di 10 miliardi. Ne consegue che 620 mila italiani hanno la pensione pagata dagli stranieri, ma molto difficilmente avranno un assegno pensionistico, come dice il direttore scientifico della Fondazione Leone Moressa, Stefano Solari:

“Quasi il 10 per cento dei lavoratori immigrati dà un contributo notevole, come flussi di cassa, all’Inps ma – dall’altra parte – non riceve molto, perchè il 98 per cento di queste persone non ha maturato alcun diritto. Tante persone lavorano in Italia per 5-10 anni, poi si spostano e perdono i diritti alla pensione”.

Ora si tratta di dare più diritti a questi immigrati e alle loro famiglie. Alla Camera è passato il provvedimento sullo ius soli temperato, che adesso deve andare al Senato. Il sottosegretario al Lavoro Franca Biondelli:

“Continuare a fare demogogia e popolusmo su quello che è l’immigrazione nel nostro Paese io credo sia veramente sbagliato. Ci vuole veramente più integrazione e più inclusione. Integrazione e inclusione vengono anche dal lavoro. Abbiamo visto che non è vero che ci rubano il lavoro e quindi – anche come ministero del lavoro e delle politiche sociali – stiamo andando in quella direzione”.




Redazione Papaboys (Fonte it.radiovaticana.va)

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