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Coronavirus, scoppia la bufera su Conte. «Blindare Alzano e Nembro», il premier ignorò gli scienziati?

Tra giovedì 5 marzo e lunedì 9 il III Reggimento “Lombardia” dell’arma dei carabinieri si raduna in un albergo della bergamasca. La bassa Val Seriana sta per essere blindata, in tutto arrivano 110 carabinieri, 120 poliziotti, 50 finanzieri, 90 effettivi dell’esercito. Aspettano. Ma non succede niente. Nonostante il 4 marzo Bergamo abbia superato Lodi per numero di contagi da Covid, 817 contro i 780 dell’area già isolata attorno a Codogno, nessuno darà mai l’ordine di istituire la zona rossa ad Alzano e Nembro. Non la Regione Lombardia, che ne aveva pieno potere, né il governo, che ha lasciato cadere la proposta del Comitato tecnico scientifico di applicare «le opportune misure restrittive già adottate» nel lodigiano «anche in questi due comuni, al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue».

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Alto rischio di contagio

L’indicazione è contenuta nel verbale della riunione del 3 marzo, incontro decisivo nel momento più delicato dell’epidemia: alla luce dei dati sulla diffusione del virus, bisogna decidere se anche la bassa bergamasca debba essere isolata. Una mossa comunque tardiva, considerato che i primi due casi positivi all’ospedale Fernaroli di Alzano vengono diagnosticati il 23 febbraio e l’epidemia ormai dilaga. Si legge nel documento: «Nel tardo pomeriggio sono giunti all’Istituto superiore di sanità i dati relativi ai comuni di Alzano Lombardo e Nembro. Al proposito è stato sentito per via telefonica l’assessore Gallera e il direttore generale Cajazzo che confermano i dati relativi all’aumento. I due comuni si trovano in stretta prossimità di Bergamo e hanno una popolazione rispettivamente di 13.639 e 11.522 abitanti. Ciascuno dei due paesi ha fatto registrare attualmente oltre 20 casi, con molte probabilità ascrivibili a un’unica catena di trasmissione. Ne risulta pertanto che l’R0 è sicuramente superiore a 1, il che costituisce un indicatore di alto rischio di ulteriore diffusione del contagio». Perciò il Comitato propone di sigillare la zona attorno ai due paesi, specificando che «questo criterio oggettivo potrà, in futuro, essere applicato in contesti analoghi».

La bassa Val Seriana è densamente popolata, Alzano ha circa 13 mila abitanti e Nembro poco più di 11 mila, gli scambi commerciali sono intensi e le imprese lavorano a pieno ritmo. Che il virus da qui possa scappare facilmente e andare lontano lo dimostra uno dei primi contagi dalla Lombardia al centro Italia: madre, padre e figlio di 10 anni di Fiumicino sono risultati positivi dopo tre giorni ad Alzano, dal 19 al 21 febbraio. Quando il documento arriva sul tavolo di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio chiede al Cts «ulteriori approfondimenti», salvo poi affermare davanti ai magistrati di Bergamo nell’audizione del 12 giugno di non averlo mai ricevuto.

E la Regione Lombardia?
L’assessore al Welfare Giulio Gallera ammetterà poi che la zona rossa «sì, avremmo potuto farla noi, c’è una legge che lo consente», ma il governatore Attilio Fontana si è difeso con i pm demandando le responsabilità: era «pacifico», ha detto, che l’isolamento «fosse una decisione che spettava al governo». Si arriva così a sabato 7 marzo quando il premier Conte, in tarda serata, annuncia la zona «arancione»: chiusura dell’intera regione, senza nessuna misura speciale per Alzano Lombardo e Nembro. Tutto resta com’è, compreso l’ipotizzato allargamento della zona rossa ad altri nove comuni di Lodi e Cremona. In un audio del 23 febbraio il governatore Fontana, in linea con il prefetto e i vertici della protezione civile da Roma, elenca i nomi dei paesi da sigillare, manca solo il via libera della giunta regionale. Che non arriverà mai.

Nella paralisi decisionale, il virus prolifica. Dal paziente 1 di Codogno, il 20 febbraio, i contagi in Lombardia balzano a 580 il 28 febbraio e a 5.830 l’8 marzo. A Nembro tra il primo e il 21 marzo i morti sono aumentati del 1000% (da 11 a 121), ad Alzano del 937,5% (da 8 a 83 vittime). Per l’avvocato Consuelo Locati del comitato delle vittime “Noi denunceremo” è ora necessario avere anche «i verbali precedenti» a partire dal 23 febbraio, per capire come mai l’ospedale di Alzano sia stato «chiuso e poi riaperto e mai è stata istituita la zona rossa quando già si sapeva che erano focolaio».

Fonte: Il Messaggero

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