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Voci di Natale dalla Terra di Gesù: venite a trovarci senza paura!

Un’esortazione ad agire per la pace, un appello ai pellegrini a recarsi in Terra Santa e un’iniezione di speranza alle popolazioni del Medio Oriente. Questo in sintesi il messaggio di Natale del patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal, che nell’Anno Santo della Misericordia non dimentica le vittime del terrorismo e chi è costretto a lasciare la propria terra a causa delle guerre.

EPA961939_ArticoloAl patriarca Twal, Giada Aquilino della Radio Vaticana ha chiesto perché abbia scelto di rivolgersi innanzi tutto ai leader israeliani e palestinesi:

R. – Abbiamo bisogno del loro coraggio per fare insieme un passo concreto, per far capire che sono seri e cercano il bene dei popoli, perché la gente ha perso fiducia e non crede più nei discorsi di questi grandi leader, che ormai non servono a niente per fare la pace. Peccato dirlo, però se non fanno gesti concreti per convincere della loro buona volontà restano con poca credibilità nei comizi, negli incontri, nel dialogo, che finora non sono serviti.

D. – Lei ha evocato un’espressione che il Papa ripete spesso: “terza guerra mondiale a pezzi”…

R. – Nella guerra si conoscono i propri nemici, ma nella nostra situazione sono piccoli pezzi, troppo piccoli e non si conosce chi è il proprio avversario. Ci sono bambini, ragazzini che giocano con il coltello e ciò non aiuta nessuno, perché non è un gruppo, non è un esercito, non è un partito: sono giochi di disperati con i coltelli. Dall’altra parte ci sono i militari israeliani che hanno perso i nervi ed è facile che “giochino” con la mitraglietta, uccidendo senza esitare nemmeno un secondo. È un gioco sporco fatto da entrambe le parti che non risolve il problema e non aiuta: al contrario, aumenta l’odio, l’orrore, la sfiducia. Peccato!

D. – Lei ha denunciato chi alimenta la vendita di armi. Nelle ultime ore è salita la tensione al confine tra Israele e Libano. Perché?

R. – Finché ci sarà la vendita delle armi, i guerriglieri faranno la guerra. Ormai non sappiamo chi è terrorista e chi non lo è. Sappiamo che ci sono terroristi in Siria che si chiamano al Nusra e che, allo stesso tempo, vengono curati negli ospedali israeliani. Non capiamo più dov’è il terrorista, chi c’è dietro di lui, chi lo alimenta… È una confusione totale! Noi poi viviamo direttamente l’effetto della guerra in Siria: abbiamo circa un milione e mezzo di profughi solamente nella nostra diocesi in Giordania, per non parlare dei morti. Solamente l’Anno della Misericordia può dare una risposta: più rispetto per la dignità umana, più misericordia gli uni verso gli altri, più misericordia tra gli Stati. Ne abbiamo tanto bisogno. In questi giorni qui al Patriarcato non mancano gli incontri sia con gli israeliani sia con coloro che si occupano di sicurezza sia con i palestinesi. Non faccio che ripetere che è tempo di capire l’altro, la paura dell’altro, di avere misericordia dell’altro. In tutti questi momenti manca un aspetto umano: ci sono tanti ragazzi, bambini e bambine, anziani, mamme che non hanno niente a che fare con la guerra e nessuno prende in considerazione la loro sofferenza. Ci sono i terroristi, c’è la guerra, c’è l’esercito, ma c’è tutto un popolo che non ha nulla a che vedere con questo. Speriamo che il Natale che si avvicina sia un Natale nuovo che porti più pace, più misericordia per tutti.

D. – Che Natale è questo per i cristiani di Terra Santa nell’Anno Santo della Misericordia?

R. – A Natale abbiamo deciso di cantare la nostra gioia, di credere nel futuro e alla solidarietà dei nostri amici nel mondo: invitiamo tutti a venire a trovarci senza paura. Preghiamo gli uni per gli altri. Natale rimane Natale: e da qui parte la speranza, la gioia, la semplicità della vita, la fiducia di un bambino. Ieri ero a Gaza, dove hanno realizzato una grotta: anche Gesù Bambino ha avuto una grotta. Abbiamo tanti rifugiati, bambini piccoli che non hanno neanche quella per proteggersi dal freddo. Come a dire che il piccolo Bambino Gesù è stato fortunato, perché ha trovato una grotta. Sono tanti a non avere neanche questa. Crediamo ancora nella forza della preghiera. Che il Signore benedica tutti e ci dia un anno nuovo che – speriamo – sia pieno di pace e gioia.

 

 



di Giada Aquilino per la Radio Vaticana

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