Profezia del profeta

Paolo_e_GesùRIFLESSIONE SUL VANGELO DI QUESTO MERCOLEDI’ – Il profeta non può essere rinchiuso nella patria e nella famiglia. Il profeta anzi libera la patria e la famiglia dallo stare rinchiusi in sè. Ma proprio per questo non è accolto e non è gradito, né compreso. Questo scardinare per liberare non convince chi è ben assiso sui propri troni di interessi, affetti e legami sicuri e assodati.

Il profeta richiama la patria della libertà.
Il profeta richiama la famigliarità universale.
E proprio il fatto che non è accolto dai suoi ne è garanzia di identità.
Proprio perché rifiutato nella sua patria, è il sigillo che è vero profeta.

Gesù si meraviglia non tanto perché non è accettato, ma perché i suoi non si lasciano liberare, aiutare ad essere liberi nell’universalità di vita.
La chiusura operata dagli interessi della patria e della famiglia è tenebra.
E questa tenebra impedisce di vedere e sentire al di là di essa, oltre.

Anche nelle nostre liturgie spesso prevale il patriottismo religioso e la famigliarità amicale; accettiamo sì il messaggio profetico del Vangelo, ma solo fin dove corrisponde alle nostre esigenze e ai nostri interessi; quando esso scardina e apre i nostri modi di vedere e di vivere, ecco che anche noi ci ritraiamo come tartarughe nel nostro guscio e ci chiediamo: ma che discorso è mai questo?
E ci scandalizziamo.
Sarebbe un po’ come dire, suggerisce il Vangelo, che la profezia non entra mai dalla porta dei suoi, ma li raggiunge, rifiutata, dalla finestra.

Don Luciano Sanvito

SCRIVI UNA RISPOSTA

Scrivi il commento
Inserisci il tuo nome