Papa Francesco è in volo verso la Lituania. Preghiamo per il suo viaggio!

Papa Francesco è salito sull’aereo alle 7.16
– Il portellone dell’aereo che lo porterà in Lituania è stato chiuso alle 7.18
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Secondo il programma l’aereo AZ4000 dell’Alitalia che porterà il Santo Padre a Vilnius, capitale della Lituania, dovrebbe cominciare il rullaggio alle 07.25ca e dunque dopo 10/15 minuti ci dovrebbe essere il decollo. Il velivolo tra Roma, Aeroporto Leonardo Da Vinci e l’Aerporto Internazionale di Vilnius (VNO) coprirà in quasi 2 ore 40 minuti di volo oltre 1.700 km. L’arrivo è previsto per le 10.30, ora di Roma  (11.30 in Lituania).
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volo del papa per la lituania
Il velivolo è un Airbus A320 (jet bimotore) (A320) e A carico pieno dovrebbe volare a una media di 644 km/h.
L’equipaggio del volo papale è composto da tre piloti e da sei assistenti di volo. Supervisore delle attività di bordo è il Comandante Alberto Colautti, capo dei piloti Airbus della compagnia, 56 anni, friulano, ex elicotterista della Marina Militare, esperto in resilienza e processi cognitivi. Insieme a lui il Comandante Francesco Tricomi, 57 anni, catanese, 16.000 ore di volo, ex ufficiale dell’Aeronautica Militare, già pilota delle Frecce Tricolori. coniugato, padre di Arianna, campionessa mondiale di sci free-ride. Primo ufficiale è Gabriele Rocco Arena, 43 anni, romano, oltre 8.000 ore di volo, già pilota della Polizia di Stato.
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Papa Francesco in Lituania

A metà mattina Papa Francesco inizia il suo Pellegrinaggio nei Pesi Baltici 25 anni dopo quello di s. Giovanni Paolo II. L’attesa, le sfide e le speranze

A qualche ora dall’arrivo di Papa Francesco alla capitale della Lituania, prima tappa del su 25.mo Viaggio apostolico vi riproponiamo le corrispondenze da Vilnius di Giovanna Chirri per “Il sismografo” 

Vilnius attende Papa Francesco, custode della memoria del dolore e pellegrino della speranza

(da Vilnius, Giovanna Chirri per “Il sismografo”) Periferie d’Europa certo, ma eccentriche rispetto alle paure e ai nazionalismi emergenti nel Vecchio Continente: nelle repubbliche baltiche, dalla fine dell’Urss, l’identità nazionale ha cercato di declinarsi in un progetto europeo, mentre non è del tutto spento lo spirito della “singing revolution”, con l’anelito a società più giuste e solidali.
E ciò nonostante la forte emigrazione e i pochi immigrati, la eredità sovietica non completamente superata sia in economia che nella mentalità, i problemi di integrazione delle minoranze, soprattutto quella russa.

E’ questo uno dei motivi di interesse del 25.mo viaggio internazionale di papa Bergoglio che, da domani al 25, lo porterà in Lituania, Lettonia e Estonia, a 25 anni esatti da quello di Giovanni Paolo II.

Una società giusta e fraterna
In un videomessaggio ai paesi baltici in vista del suo arrivo, papa Francesco, che giunge nel centenario della indipendenza dei Paesi, spiega di voler ricordare e onorare “i sacrifici di quanti nel passato hanno reso possibile la libertà”,”eredità preziosa” che deve essere “costantemente preservata”, per ispirare la “speranza di un futuro” di dignità per tutti, e “una società giusta a fraterna”. E definisce “più che mai necessario” il “senso di solidarietà e servizio al bene comune”. Così il viaggio nei baltici avrà tra i momenti forti l’omaggio, domenica a Vilnius, alle vittime dei nazisti e dei sovietici, presso la prigione della Gestapo divenuta poi del Kgb e oggi “museo della occupazioni e della lotta per la libertà”.

Nella memoria del dolore

E’ quindi un pellegrinaggio nella memoria del dolore per costruire un futuro fondato sulla solidarietà e la pace. Papa Francesco lo affronta con serenità, in una fase del pontificato travagliata dal riemergere dello scandalo della pedofilia del clero in diversi Paesi, mentre l’opposizione interna si ricompatta grazie all’attacco di mons. Carlo Maria Viganò alla persone e alle scelte di Bergoglio, e riemerge nei tentativi ripetuti di contrapporre il pontificato di Francesco a quello di Benedetto XVI. Circa l’opposizione, finora non è arrivata la annunciata risposta vaticana alle accuse dell’ex nunzio negli Stati Uniti; circa gli abusi, sono finora emersi due casi: alcune settimane fa un prete lettone è stato accusato di aver violentato un handicappato e nei mesi scorsi, la chiesa lituana ha riconosciuto un caso di abuso verificatosi negli anni ’70.
Secondo il sacerdote lituano Visvaldas Kulbokas il problema della pedofilia nel clero potrebbe essere stato meno presente nelle repubbliche baltiche a causa del divieto imposto dai sovietici ai preti di fare catechismo e ai bimbi e ai giovani di frequentare la chiesa, ma comunque i vescovi cattolici dei baltici non sembrano aver ancora elaborato una linea di intervento per conoscenza, repressione e prevenzione degli abusi. La possibilità sempre presente che emergano nuove denunce durante la visita del papa non è sufficiente a considerare il tema rilevante in questo viaggio papale.

Sulle orme di s. Giovanni Paolo II

Wojtyla giunse nei baltici due anni dopo la riconquistata indipendenza, e pochi giorni dopo che l’ultimo soldato sovietico aveva lasciato la Lettonia, in un momento di fermento e entusiasmo, e di costruzione di una nuova e più sicura presenza delle tre repubbliche nel sistema internazionale. A 25 anni di distanza il clima nei baltici, come in tutta Europa, conosce meno entusiasmi e meno capacità di affrontare i problemi economici e sociali in chiave non individualista, ma sul Baltico non c’è delusione nei confronti dell’Unione europea, e di una collocazione internazionale che garantisce rispetto a vicini ingombranti quali continuano ad essere i russi, in particolare dopo l’annessione della Crimea e in genere per l’attivismo putiniano sulla scena mondiale. Infine il papa va poi a confortare il suo gregge, da quello più numeroso della Lituania ai soli 6.000 cattolici estoni. Anche dove la Chiesa è più numerosa, è una Chiesa che negli anni della guerra e della cortina di ferro ha difeso i deboli e fornito un collante alla nazione, ma ha dovuto fronteggiare il ritorno alla libertà con la teologia, la pastorale e il personale ecclesiastico che non aveva assimilato le novità conciliari.

Molti tra più anziani preti e anche alcuni vescovi, esemplifica Kulbokas, non sono capaci a interagire con i giovani. A 25 anni dalla visita di Wojtyla che suggellava la riconquistata libertà, oggi dunque tutti gli osservatori, laici e religiosi, si aspettano un messaggio di incoraggiamento da parte del papa e uno stimolo a recuperare motivazioni e slancio. Per questo papa Francesco è atteso non solo dai credenti o dai cattolici, ma anche dalla società civile, e anche in Estonia, che passa per essere paese ateo e indifferente, la politica e le istituzioni lo hanno invitato con convinzione e si sono impegnate per accoglierlo.

A 100 anni

La storia degli ultimi cento anni è ciò che più assimila i tre paesi, per il resto diversi sotto molti punti di vista, tra cui lingua e etnia: lituani e lettoni sono baltici e gli estoni sono ungrofinnici; la Lituania è a maggioranza cattolica – con percentuali attorno tra il 70 e l’80 per cento – la Lettonia è a maggioranza luterana, come pure l’Estonia, dove però i seguaci della Riforma sono quasi pari agli ortodossi, data la forte presenza russa nella regione. La Lituania appena liberata ha concesso la cittadinanza a tutti i russi che la chiedevano, mentre lettoni ed estoni non riescono nella integrazione e vengono accusati di discriminare i russi. Dei tre la Lettonia soffre una maggiore instabilità politica e l’Estonia gode di una economia in forte crescita. Tutti e tre hanno patito a livello economico la fine della economia pianificata e fanno i conti con casi di corruzione e tutti continuano a pagare il costo della emigrazione: tra cali delle nascite e esodi per motivi economici, dal ’90 la Lituania ha perso settecentomila abitanti, e i lettoni sono diminuiti del 22 per cento.

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