L’Italia torna nel caos e lo spread schizza (bruciando i risparmi degli italiani), sai adesso cosa succede?

L’Italia torna nel caos e lo spread schizza (bruciando i risparmi degli italiani), sai adesso cosa succede?

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Ecco cosa è successo nella giornata di oggi

L’unica cosa sicura, è che questa crisi brucerà miliardi di risparmi degli italiani. E chi la causa non si fa problemi, tanto ha le chiappe al riparo.

Rotti gli indugi, la Lega deposita in Senato la mozione di sfiducia a Giuseppe Conte, chiedendo di metterla ai voti ‘al più presto’. E il Presidente del Senato Elisabetta Casellati ha convocato la conferenza dei capigruppo per lunedì 12 agosto alle ore 16.

La data della discussione della mozione di sfiducia al premier sarà fissata in quella circostanza. La Lega rimarca anche che Conte non era in Aula sulla Tav a ribadire il sì, e ha così creato ‘il paradosso della spaccatura, come su altri temi’. Salvini, da Termoli, afferma: ‘Sento toni simili tra Pd e Di Maio, sarebbe incredibile che ci fosse un governo così. Conte mi ha sempre detto: mai un altro governo’. Pronta la replica di M5s: “Caro Salvini stai vaneggiando, inventatene un’altra per giustificare quello che hai fatto, giullare”. “Questa storia di Di Maio-Renzi è una fake news di Salvini per nascondere il tradimento del contratto di governo e del Paese”, conclude la nota M5s.

Fitch conferma il rating BBB dell’Italia con outlook negativo. Lo afferma l’agenzia in una nota. L’outlook negativo dell’Italia riflette “l’alto livello del debito pubblico”, una crescita debole e “la crescente incertezza” legata all’attuale dinamica politica.  Se in Italia “dovessero esserci elezioni anticipate ci sono potenziali vantaggi moderati per la sostenibilità del debito nel medio termine nel caso in cui il nuovo governo sia più stabile e abbia un orizzonte più lungo” sul fronte del bilancio e porti avanti “politiche a sostegno della crescita. Al contrario ci sono rischi al ribasso se il futuro governo dovesse optare per un disimpegno dalle regole di bilancio della Ue e se si assumesse rischi sul fronte della stabilità dei mercati finanziari”.


E adesso cosa succederà?

Il fattore tempo. Su questo si gioca ora la crisi in Parlamento. Matteo Salvini accelera, invita Conte ad andare alle Camere per essere sfiduciato, e gli chiede anche di farlo subito, nel tentativo di bruciare i giochi sempre aperti per tenere in vita la legislatura.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel suo studio a Palazzo Chigi, Roma, 8 agosto 2019. ANSA/FILIPPO ATTILI UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI

L’obiettivo della Lega sono le urne a ottobre, magari da soli, nonostante Fi e Fdi già spingano per un’alleanza. Prima delle alleanze, però, c’è lo scioglimento delle Camere. E un possibile tentativo di ribaltone. Ci si proverà, scommettono da più parti: si sono intensificati, nelle ultime ore, i contatti tra M5s e la parte del Pd più sensibile alle sirene di un’alleanza giallorossa. Nicola Zingaretti dice no e i renziani ufficialmente restano per la linea del “senza di me”. Ma le Camere sono piene di deputati e senatori che corrono il grande rischio della non rielezione. Se Conte sceglierà davvero, come sembra, di parlamentarizzare la crisi e presentarsi alle Camere lo farà, sostengono più fonti, per vedere quali numeri ha, anche in prospettiva futura. Potrebbe essere lui, neanche candidato alle elezioni del 2018, uno dei protagonisti della nuova stagione politica.

I “peones” della diciottesima legislatura potrebbero inoltre vedere in lui l’ultimo baluardo per non andare subito a casa. L’altra soluzione è un esecutivo tecnico, ma sarebbe un suicidio politico per qualsiasi partito. Quando sente Roberto Fico e vede i capigruppo Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, a Luigi Di Maio è già chiaro quello che i leghisti sanno da mercoledì notte: Salvini vuole il voto. E infatti in mattinata il leader M5s già sfodera un argomento da campagna elettorale: il 9 settembre, ricorda, si dovrebbe votare in via definitiva la riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari ma se la Lega la fa saltare aprendo la crisi dimostra di essere “contro il cambiamento”. I leghisti fanno spallucce: andranno al voto, sono sicuri, con il vento in poppa e con l’arma in tasca di promesse come la flat tax o, per il Nord, l’autonomia. Da qui al voto, ci sono gli ultimi giochi parlamentari. Salvini prova a neutralizzarli spingendo per una crisi lampo: avrebbe ottenuto la rassicurazione che anche Nicola Zingaretti vuole andare al voto. Il segretario del Pd lo dice con nettezza: “Siamo pronti alla sfida, lavoriamo da subito per chiamare a raccolta le forze dell’Italia migliore”. Ma una parte del Movimento 5 stelle e una parte del Pd si parlano: non è un mistero né una novità.

Tra i Dem sarebbero già in azione pontieri come Dario Franceschini o Graziano Delrio. E tra gli stessi renziani, timorosi di essere esclusi dalle liste gentiloniane, ci sarebbe più di una tentazione. Le prossime ore si annunciano di grande attivismo dentro i partiti. Per dire, i renziani avevano in cantiere la scissione, magari già a settembre ma impossibile essere pronti per il voto a ottobre. Quanto al centrodestra, sono i forzisti, lacerati da una scissione in atto, i più restii al voto. Un dirigente leghista avverte che anche loro potrebbero “tradire”, sposare un governo alternativo per non andare alle urne. Ma ai vertici di FI è alla alleanza con Salvini che si lavora. Al tentativo, che farà anche Giorgia Meloni, di convincere i leghisti che presentarsi insieme nei collegi uninominali conviene a tutti. Circola un sondaggio secondo cui con i dati di oggi il centrodestra unito avrebbe 134 collegi uninominali (342, se sommati a quelli del proporzionale), il M5s sei seggi uninominali, sei anche il centrosinistra (2 in Toscana e 4 in Emilia Romagna). 

di Francesco Rossi per la Redazione Papaboys (Fonti: Ansa / AdnKronos / Agi)

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