Grazie a Francesco il Serafico di Assisi è entrato in società

seraficop“Papa Francesco: semplice tra i semplici”. È lo striscione che troneggia su una delle facciate laterali esterne del Serafico, luogo dal quale è cominciato il 4 ottobre del 2013 lo storico viaggio del Papa ad Assisi. Da allora, l’Istituto che ospita bambini e ragazzi con disabilità plurime provenienti da tutta Italia è diventato meta di un incessante pellegrinaggio: il “fuori” e il “dentro” che si contaminano, abbattendo i confini tra i cosiddetti “normodotati” e gli altri, i più piccoli e i più fragili, quelli che portano impresse sui loro coro corpi “piaghe” come quelle di Gesù, aveva detto Francesco incontrandoli, abbracciandoli e accarezzandoli uno per uno. Con la festa “I linguaggi della vita”, il Serafico è da poco “sceso in piazza”, mostrando per la prima volta in un luogo pubblico i volti dei suoi ospiti. Il più piccolo ha 18 mesi, e i suoi compagni arrivano all’età dell’adolescenza, anche se non mancano ospiti più adulti rifiutati dalle altre strutture, quelli che nessuno vuole più. E i bambini e i ragazzi , circa una trentina, abbandonati dalla famiglia, che al Serafico – come tutti gli altri – trovano una casa. Ed è proprio la casa, tra i disegni dei bambini, alcuni dei quali incorniciati nell’atrio dell’ingresso, il soggetto prediletto. Insieme a tutto ciò che ha a che fare con l’abbraccio, la voglia di relazione e di esplorare la propria vita. Anche quando c’è buio e ci si sente intrappolati in una gabbia, e quella gabbia sei tu. “La vita prima di tutto”, diceva il fondatore del Serafico, padre Ludovico da Casoria, che il 23 novembre verrà canonizzato dal Papa. Così, i piccoli del Serafico ricambieranno la visita di Francesco. Guidati dalla presidente, Francesca Di Maolo, e da una rappresentanza tutta al femminile dei 174 operatori e professionisti della riabilitazione che seguono ogni giorno 150 bambini e ragazzi, abbiamo il privilegio di fare un “viaggio” nel Serafico, che dispone di 70 posti residenziali e 20 semiresidenziali, oltre all’attività ambulatoriale. Un’eccellenza dove si respira un’aria di rara bellezza: quella di chi umilmente sente di essere parte di un’impresa grande. Far diventare “visibile” l’”invisibile”. Perché “serafico” è l’attributo che designa l’ardore di Francesco d’Assisi. La passione indomabile che, giorno dopo giorno, sfida pregiudizi e barriere.

Il 6 giugno per il Serafico è stato “l’ingresso in società”. Ognuno dei piccoli ospiti ha, letteralmente, “messo in piazza” le proprie abilità: un ragazzo tetraplegico, assistito dal suo educatore, ha recitato nello spettacolo al Teatro Metastasio, un bambino non vedente ha cantato, poi la mostra con le opere realizzate dai ragazzi, le videoinstallazioni e il video confezionato dai genitori degli ospiti, che cantavano “Meraviglioso” di Modugno mentre scorrevano le immagini dei loro figli. “A me questi ragazzi hanno cambiato la vita”, ci confessa la presidente: “Prima giravo gli occhi dall’altra parte”. È qui solo dal gennaio 2013, ma è lei che a giugno di quell’anno ha organizzato i pullman per Roma: voleva chiedere al Santo Padre di inserire il Serafico nel programma del viaggio di Assisi – “Francesco si è convertito dopo l’abbraccio al lebbroso” – e il suo sorriso contagioso ha colto a tal punto nel segno che il Papa ha voluto cominciare proprio da quel luogo di piaghe ma anche di bellezza il viaggio finora più programmatico del pontificato. Perché Dio, ha detto Francesco nel suo commovente discorso a braccio, quando è risorto “era bellissimo”, ma ha voluto portare con sé le sue piaghe.

“Al Serafico abbiamo fior di atleti”. Mentre ci avviamo alla piscina, Anna Voltaggio, che cura l’ufficio stampa ma anche la raccolta fondi, ci parla di Leonardo e di Savino, diventati campioni di nuoto e di salto in lungo agli “Special Olympics”. Qui al Serafico, si gioisce per le piccole conquiste quotidiane e si accompagna nelle fasi di regressione: il piano terapeutico, precisa Cinzia Timi, è sempre personalizzato. Il laboratorio di ceramica – ci spiega Stefania Moretti – serve per la stimolazione tattica e sensoriale, anche tramite i torni elettrici di solito utilizzati per creare vasi. Altro laboratorio consolidato è l’arteterapia, che ha permesso ai ragazzi di mettere i mostra i loro lavori il 6 giugno: manichini “reinterpretati” in base al proprio vissuto, tele di polistirolo come quella dove uno dei ragazzi si è descritto con una sequenza di verbi: “io vivo, io mangio, io sento, io ascolto, io dormo, io accarezzo, io graffio”. Elaborare un’opera d’arte per “lasciare una traccia di sé”.

In Olanda è già classificata come terapia, qui al Serafico è un’eccellenza nel percorso di riabilitazione. Quando, da dietro un vetro, scopriamo la stanza della stimolazione sensoriale, musica, suoni, immagini proiettati sulle pareti lanciano messaggi di armonia di cui ognuno di noi vorrebbe far parte. L’attrezzatura è tecnologicamente avanzatissima: la stanza è per tutti, racconta Paola Giammaroni, viene utilizzata anche per la musicoterapia, ma sono soprattutto i disabili gravissimi a trarne giovamento. Come Marco, aggressivo per sé e per gli altri, che quando entra qui dentro diventa un’altra persona. Questa stanza “magica” ha il potere di attivare tutti i cinque sensi, grazie agli operatori specializzati: si fanno perfino esperimenti per sordi, studiando gli effetti che le diverse vibrazioni musicali, che loro avvertono seduti su una speciale panca di legno, hanno su ciascuno. Testimoni di “un senso buono per la vita”: così Silvia Tilicini, pedagogista, ci descrive i bambini e i ragazzi del Serafico, l’unico posto della diocesi dove si fa adorazione perpetua. E il sabato c’è la Messa: chi non può stare in piedi può seguirla sdraiato sul tappeto. Padre Ludovico da Casoria ha fondato il Serafico nel 1871: era il 17 settembre, lo stesso giorno in cui san Francesco ha ricevuto le Stimmate.

A cura di Redazione Papaboys fonte Agensir

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