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Appello di 40 eurodeputati per la vita di Charlie. Ma il ‘NO’ al trasferimento del piccolino resta deciso

Ancora un no per il piccolo Charlie Gard. Il bimbo di 10 mesi affetto da una rara e incurabile malattie genetica non potrà venire in Italia. Dopo il blocco al trasferimento dato dai medici inglesi, a chiudere definitivamente la questione è ora il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson che, in una telefonata con l’omologo italiano Angelino Alfano, si è detto “grato per la proposta dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, ma ragioni legali non consentono lo spostamento del piccolo”.

Già ieri i medici del Great Ormond Street di Londra, dove è ricoverato Charlie, avevano fatto sapere che hanno “le mani legate dalle sentenze giudiziarie”. Una situazione che hanno voluto far sapere anche all’ambasciatore italiano a Londra, Pasquale Terracciano, che martedì, su espressa richiesta di Alfano, aveva telefonato alla struttura per sollecitare il ricovero a Roma.Il piccolo Charlie Gard non potrà essere trasferito al Bambino Gesù, che aveva manifestato la propria disponibilità ad accoglierlo e assisterlo recependo le parole di Papa Francesco. “L’ospedale di Londra (Great Ormond Street Hospital – ndr) ha risposto che non è possibile da un punto di vista legale”, sulla base delle sentenze, ha riferito Mariella Enoc, presidente dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, a margine della presentazione della Relazione sanitaria e scientifica 2016 presso la Pontificia Accademia delle Scienze.

Il presidente del Bambino Gesù Mariella Enoc (Ansa)

“Sono stata contattata dalla mamma di Charlie. È una signora molto determinata e molto decisa, che non vuole cedere di fronte a nulla. Ci ha chiesto di provare a verificare la possibilità che questa cura venga fatta, e i nostri medici e scienziati stanno approfondendo la possibilità”.

Il piccolo Charlie ha 10 mesi e il respiratore meccanico che lo tiene in vita potrebbe essere staccato da un momento all’altro dall’ospedale londinese in seguito a varie sentenze legali, delle quali l’ultima è della Corte europea dei diritti dell’uomo.

IL DOSSIER DI AVVENIRE SU CHARLIE

I genitori, che oggi hanno diffuso una nuova foto in cui abbracciati guardano il neonato, sperano che possa succedere qualcosa, come si legge sul Mirror online, prima che i medici decidano di staccare i macchinari che tengono in vita il figlio dopo aver concesso venerdì scorso una proroga alla famiglia. L’attenzione internazionale è massima, col coinvolgimento non solo delle autorità britanniche ma anche del presidente americano Donald Trump, del Papa e dell’ospedale Bambino Gesù di Roma. Si spera ad esempio in un intervento diretto della premier Theresa May per sbloccare la situazione.

Il cardinal Parolin: faremo il possibile
“La Santa Sede farà il possibile per superare gli ostacoli legali che non consentono il trasferimento del piccolo Charlie Gard”. Lo ha detto il segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin, intervenuto nel pomeriggio alla presentazione del Rapporto
annuale dell’Ospedale Bambino Gesù.

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“È importante – ha spiegato Parolin – offrire tutta l’accoglienza” al piccolo Charlie e ai suoi genitori “perché proseguano le cure”.

Si muove il governo
“Il nostro ambasciatore ha già parlato con il management del Great Ormond Street Hospital e la risposta è stata che hanno le mani legate da due sentenze che devono rispettare. Domani ho un colloquio telefonico con il mio omologo Boris Johnson e ne parlerò con lui”. Così il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, risponde alla domanda se il nostro ambasciatore a Londra sia già entrato in
contatto con i responsabili dell’ospedale che ospita il piccolo Charlie.

Appello per la vita di Charlie da 40 eurodeputati
“Esprimiamo il nostro pieno appoggio a Charlie Gard, a Chris Gard e a Connie Yates. Ci riteniamo obbligati ad esprimere le nostre preoccupazioni più profonde riguardo al risultato oltraggioso del caso di Charlie, che infrange i valori fondamentali dell’Europa, in particolare il diritto alla vita, il diritto alla dignità umana e all’integrità personale”. Lo si legge in una lettera aperta, ricevuta dal Sir, sottoscritta al Parlamento Ue da una quarantina di eurodeputati (primi tre firmatari Miroslav Mikolášik, Luigi Morgano, Laurentiu Rebega) sul caso-Charlie, che, dopo la sentenza della Corte europea, sta attraversando possibili sviluppi. “Charlie Gard è un bambino di 10 mesi che soffre di una condizione medica rara e minacciosa per la vita, attualmente dipendente dal supporto alla vita in uno degli ospedali di Londra”, spiegano i deputati europei. “I suoi medici hanno concluso che egli non ha più diritto di
vivere in questo mondo e hanno chiesto l’approvazione dei tribunali per interrompere la sua cura salvavita, inclusa la nutrizione e l’idratazione. Purtroppo, sia i giudici nazionali che la Corte europea dei diritti dell’uomo si sono identificati con il ragionamento dei medici e hanno deciso di mettere fine alla vita di Charlie in assoluta contraddizione con la volontà dei suoi genitori”.

Risultati immagini per charlie gard




E poco oltre: “L’amore per i bambini spesso conduce i genitori a superare quello che è normalmente possibile quando si tratta del benessere del loro bambino; proprio come nel caso di Chris Gard e Connie Yates che sono riusciti a raccogliere 1,4 milioni di dollari” per finanziare “procedure mediche innovative eticamente sostenibili che potrebbero portare speranza a loro e ad altri. Hanno trovato con successo un trattamento sperimentale negli Stati Uniti”. Poi un interrogativo: “Come è possibile che anche oggi, nel ventunesimo secolo, in tempi in cui noi stessi definiamo la nostra epoca come quella che rispetta i valori fondamentali della vita e della dignità umana, il Regno Unito non agisca nel migliore interesse dei suoi cittadini?”. La missiva si conclude così: “Noi, sottoscrittori deputati del Parlamento europeo, intendiamo rispondere con un chiaro ‘no’ e condanniamo fermamente la vergognosa condotta che minaccia questi valori della nostra società civile”. Tra i firmatari figurano eurodeputati di diversi Paesi.




Fonte www.avvenire.it

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