Video Messaggio di Papa Francesco per la festa di San Cayetano A Buenos Aires

1361782929-celebration-of-san-cayetano-iPer tutta la notte i fedeli di Buenos Aires sono rimasti in fila, in attesa di passare davanti alla statuetta di San Gaetano da Thiene, qui noto come San Cayetano, il Santo più popolare dell’Argentina, venerato in particolare dai lavoratori, Patrono del Pane e del Lavoro. Come ogni 7 agosto, memoria liturgica della morte del Santo, a migliaia hanno aspettato pazientemente il loro turno, per poter baciare il vetro della piccola teca, meditare sul tema della festa, che quest’anno è “Con Gesù e San Gaetano andiamo incontro ai più bisognosi”, e partecipare alla Messa presieduta da mons. Mario Aurelio Poli, arcivescovo della capitale argentina. Accanto a loro, fino allo scorso anno, c’era l’allora cardinale Bergoglio e arcivescovo di Buenos Baires che, dopo aver presieduto la celebrazione, percorreva in senso inverso la fila dei fedeli per ascoltare le loro storie e benedire i bambini. Sebbene distante migliaia di chilometri, il Papa non ha dimenticato l’appuntamento e si è rivolto ai fedeli attraverso un videomessaggio, che dalla mezzanotte ora locale viene trasmesso ciclicamente sulla tv cattolica di Buenos Aires (Canal 21) e su grandi schermi all’ingresso del Santuario, per dare modo di vederlo e ascoltarlo ai fedeli che si avvicinano in fila.

Pur nell’assenza fisica, il cuore e la parola di Francesco non sono mancati ai fedeli in fila al santuario di San Cayetano. Il suo videomessaggio li rassicura, anche quest’anno lui è con loro:

“Esta vez la fila la recorrí con el corazón…

Questa volta, la fila l’ho percorsa con il cuore. Sono un pochino lontano e non posso condividere con voi questo momento così bello. In questo momento voi state camminando verso l’immagine di San Gaetano. Per quale motivo? Per incontrarvi con lui, per incontrarvi con Gesù”.

Francesco entra poi nel merito del tema scelto per il pellegrinaggio, che parla dell’incontro con Gesù e con San Gaetano, ma soprattutto di quello con i bisognosi, con coloro che hanno necessità di un aiuto, di essere guardati con amore, di vedere il loro dolore condiviso, così come le loro ansie o i loro problemi: “Pero lo importante no es mirarlos de lejos, o ayudarlos desde lejos…
Però la cosa importante non è guardarli da lontano o aiutarli da lontano. No, no! È andare loro incontro. Questo è il cristiano! Questo è ciò che insegna Gesù: andare incontro ai più bisognosi. Come Gesù che andava sempre incontro alla gente. Egli andava ad incontrarla. Andare incontro ai più bisognosi”.

Il Papa, nel messaggio, insegna cosa voglia dire fare l’elemosina, che non è gettare una moneta senza guardare negli occhi o senza toccare la mano delle persone alle quali la si fa, perché questo non vuole dire incontro. Francesco spiega che l’insegnamento di Gesù è sapersi incontrare e aiutare. E chiede che si edifichi, che si crei, che si costruisca una cultura dell’incontro:
“Tantos desencuentros, líos en la familia, ¡siempre! Líos en el barrio…
Quante divergenze, guai in famiglia, sempre! Guai nel quartiere, guai sul lavoro, guai ovunque. E le divergenze non aiutano”.

Incontrarci con i più bisognosi, ripete il Papa riprendendo ancora una volta il tema, significa incontrarci con chi sta passando un brutto momento, peggiore del nostro, perché c’è sempre chi sta peggio. Ed è con loro che occorre incontrarsi dopo l’incontro con San Gaetano e Gesù. In chiusura di messaggio, Francesco ringrazia i fedeli per l’ascolto, e ancora chiede loro, forti della presenza di Gesù e di San Gaetano, di incontrarsi con i bisognosi, e non per convincere l’altro a divenire cattolico, ma in quanto fratello da aiutare; tutto il resto – aggiunge ancora il Papa – è compito di Gesù e dello Spirito Santo:
“Tu corazón, cuando te encuentres con aquél que más necesita…
Il tuo cuore, quando incontri chi ha più bisogno, comincerà ad ingrandirsi, ingrandirsi, ingrandirsi! Perché l’incontro – conclude Papa Francesco – moltiplica la capacità di amare. L’incontro con l’altro ingrandisce il cuore”.

Il servizio è di Francesca Sabatinelli per la Radio Vaticana

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