Francesco ‘a sorpresa’ con un gruppo di giovani pellegrini di Brescia: “la gioia viene dal vivere la vita in pienezza”

10400_img01CITTA’ DEL VATICANO – Ieri pomeriggio, Papa Francesco si è recato nelle Grotte Vaticane, sotto la Basilica di San Pietro, per raccogliersi in preghiera sulla tomba di Paolo VI, nel 35.mo anniversario della sua morte. Il Papa ha poi incontrato un gruppo di giovani della diocesi di Brescia, in pellegrinaggio vocazionale, giunti a Roma da Poggio Bustone, in provincia di Rieti, dopo aver percorso a piedi 140 chilometri, per una settimana, seguendo la via Francigena, per commemorare l’anniversario di Papa Montini, loro concittadino. A guidarli c’era don Alessandro Tuccinardi, responsabile dell’Ufficio spiritualità e vocazioni della diocesi di Brescia.

In un’intervista trasmessa dalla Radio VATICANA e curata da Sergio Centofanti, lo stupore di Don Alessandro Tuccinardi che racconta l’incontro ‘a sorpresa’ con il Papa.

Don Alessandro: Sì, è stata una cosa inaspettata: era da tanto che chiedevamo di poterlo incontrare; avevamo la possibilità di partecipare ad un’udienza ma poi tutto è stato sospeso. Allora, abbiamo chiesto alla Provvidenza di aiutarci attraverso mezzi molto semplici e comuni. Il Papa è venuto a saperlo e ha desiderato incontrarci.

Dove si è svolto questo incontro?

R. – Eravamo tutti a Messa per l’anniversario della morte di Paolo VI, in San Pietro. Siamo usciti nel cortile di fronte a Santa Marta e lì abbiamo incontrato il Santo Padre, che si è mostrato molto contento di accoglierci e felice di questa nostra visita, perché gli piace questo modo di porsi dei giovani. I giovani gli hanno ricordato alcuni messaggi che lui aveva lasciato alla Giornata mondiale della gioventù a Rio. Gli abbiamo regalato un porta sale proprio perché lui stesso ci ha ricordato che il rinnovamento della Chiesa parte dai giovani che devono mettere sale, devono mettere fede, speranza e amore nella vita di ogni giorno.

D. – Quali esortazioni vi ha rivolto il Papa?

R. – Ha rivolto parole soprattutto di incoraggiamento. Di vivere la vita non come un gioco, perché se la viviamo come un gioco la vita è triste ma di viverla in modo pieno e serio, perché è questa vita che ci dà gioia. Ha invitato i giovani ad essere responsabili. Ha benedetto ogni persona trovando una parola giusta per ciascuno: ha chiesto chi fossimo, sapendo che questo gruppo era formato da persone che stavano scegliendo una vocazione diversa. Questo ha permesso di sottolineare come nella Chiesa, quando manca una vocazione, si sente e si avverte la necessità che ci siano tutte e che insieme, “coralmente”, possano camminare. Devo dire che questo fuoriprogramma ha riacceso i cuori dei giovani e ha riacceso la voglia di essere annunciatori tra i coetanei di questa gioia che – come dice Paolo VI – è ordinaria e semplice ma viene dall’aver scoperto un Dio, che oltre ad essere bellezza ed amore è anche gioia, perché si rallegra dei suoi amici.

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