Vangelo – 5 Novembre 2018: Non invitare i tuoi amici, ma poveri, storpi, zoppi e ciechi.

Lc 14,12-14
Non invitare i tuoi amici, ma poveri, storpi, zoppi e ciechi.

In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato:
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Vangelo 22 Ottobre

Quando offri un pranzo o una cena

Il Libro del Siracide, ma anche tutto l’Antico Testamento, vedono l’elemosina come vera medicina dell’anima, antidoto contro ogni morte non naturale, vero farmaco per lo spirito, liberazione da ogni male, porta dell’eternità beata. In più essa è vista come un vero deposito, più redditizio di qualsiasi investimento bancario. Se il cristiano avesse questa fede nell’elemosina, di certo se ne servirebbe investendo in essa ogni capitale. Invece la fede anche nel discepolo di Gesù è totalmente assente e si preferisce sciupare, perdere, andare in fallimento con i molti suoi depositi nelle banche o investiti in traffici avvelenati che non promettono nulla di buono. Il cristiano oggi soffre di vera crisi di identità. Parla di misericordia, ma preferisce investire altrove.

Mantieni la parola e sii leale con lui

Chi pratica la misericordia concede prestiti al prossimo, chi lo sostiene con la sua mano osserva i comandamenti. Da’ in prestito al prossimo quando ha bisogno, e a tua volta restituisci al prossimo nel momento fissato. Mantieni la parola e sii leale con lui, e in ogni momento troverai quello che ti occorre. Molti considerano il prestito come cosa trovata e causano fastidi a coloro che li hanno aiutati. Prima di ricevere, uno bacia la mano del creditore e parla con voce sommessa delle ricchezze altrui; ma alla scadenza cerca di guadagnare tempo, trova delle scuse e incolpa le circostanze. Se paga, a stento riceve la metà, e deve considerarla come una cosa trovata. In caso contrario, spoglia il creditore dei suoi averi e senza motivo se lo rende nemico; maledizioni e ingiurie gli restituisce, e invece della gloria gli rende disprezzo. Molti si rifiutano di prestare non per cattiveria, ma per paura di essere derubati senza ragione.


Tuttavia sii paziente con il misero, e non fargli attendere troppo a lungo l’elemosina. Per amore del comandamento soccorri chi ha bisogno, secondo la sua necessità non rimandarlo a mani vuote. Perdi pure denaro per un fratello e un amico, non si arrugginisca inutilmente sotto una pietra. Disponi dei beni secondo i comandamenti dell’Altissimo e ti saranno più utili dell’oro. Riponi l’elemosina nei tuoi scrigni ed essa ti libererà da ogni male. Meglio di uno scudo resistente e di una lancia pesante, essa combatterà per te di fronte al nemico (Sir 29,1-13).

Qual è la novità che Gesù dona alla misericordia?

Qual è la novità che Gesù dona alla misericordia così largamente insegnata ed elogiata dall’Antico Testamento? Gesù chiede ai suoi discepoli di non sperperare neanche un centesimo. Niente della ricchezza va sciupato. Con essa si deve acquisire una ricompensa grande per l’eternità. Ogni cosa inutile, futile, vana, schiocca, superflua, di convenienza, opportunità, e quant’altro, deve essere trasformata in elemosina. Invitare a pranzo una persona che può pagarsi da sé tutto e una che non ha neanche un soldo falso, si invita a pranzo chi non ha nulla da mangiare. Tra il fare il regalo ad un uomo che non manca di nulla e devolvere il ricavato in elemosina, si deve scegliere l’elemosina. Tutto va cambiato in elemosina. Tutto deve essere vissuto in vista dell’eredità eterna. Più si permuta in elemosina e più grande sarà la ricompensa nei cieli. A nulla serve fare del bene a chi il bene se lo può fare da se stesso.

Nella visione scritturistica e in modo particolare del Vangelo, ogni di più va dato in elemosina. Quanto supera va dato in opere di carità. Il di più non dovrà essere valutato dal vizio della concupiscienza o della bramosia, ma secondo le più strette regole della virtù della temperanza e della sobrietà. Si tiene per sé cioè che è indispensabile per la nostra vita. Il resto è di Dio. Lui ce lo ha donato perché noi facessimo elemosina a poveri, storpi, ciechi, zoppi, persone che non hanno né potranno mai avere.

Dio ci vuole sue mani per operare ogni bene secondo il suo cuore

Dio ci vuole sue mani per operare ogni bene secondo il suo cuore, mai secondo il nostro. Può fare questo chi è corazzato nella fede. Chi non ha fede, mai potrà praticare la legge evangelica della misericordia. Avrà sempre paura che nulla gli basta. Questo avviene perché il cuore di Cristo non è nel suo cuore e lo Spirito non muove la sua volontà.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci di fede pura, santa, forte.

Commento a cura del Movimento Apostolico

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