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Ucraina: le destre contrapposte

Il Fasciocomunista (2003) non è solo l’autobiografia romanzata di Antonio Pennacchi. Già negli anni Novanta alcuni si definivano “nazi-bolscevichi”, alimentando una confusione ideologica che, dopo la caduta del Muro di Berlino e delle relative contrapposizioni, esprimeva proposte di “sfondamento (o irruzione) a sinistra” o ricerche di vie “al di là della destra e della sinistra”. Confusione presente anche a sinistra dove, accantonate del tutto le ideologie, i parlamentari, quando non si davano a tematiche ecologiste e prima di abbracciare la battaglia omosessualista, facevano a gara per farsi ricevere a Wall Street e per compiacere le “teorie del mercato”. È passato quasi un quarto di secolo e la confusione continua a regnare sovrana, tanto che non è sempre chiaro, soprattutto nei gruppi giovanili, in cosa consista la “destra”. Ad esempio il gruppo Millennium, che si definisce anche Partito Comunitarista Europeo (forse usando un paio di sillabe di troppo, almeno a giudicare dai suoi proclami), ha mandato alcuni suoi membri a Donetsk, schierandosi a favore della locale Repubblica Popolare filorussa, mentre altri “camerati” hanno preferito appoggiare i nazionalisti ucraini in funzione antirussa.

Uno di questi ultimi, è il cinquantenne Francesco F., volontario nel Battaglione Azov. Dall’intervista rilasciata a “Panorama” (n. 26/2014) si evince il rimpianto per l’atto “gratuito”: «Non siamo mercenari, ma volontari senza un soldo di paga che combattono per una giusta battaglia. Io sparo e ammazzo prima di farmi uccidere, ma senza odio neppure per i separatisti. Un uomo non può dirsi tale se non ha provato la guerra». Assai più mite il comportamento dei rappresentanti di Millennium, che si sono limitati a farsi fotografare con una bandiera italiana in cui campeggiava una stella rossa partigiana – con riuscita operazione di marketing che ha fatto parlare molto dell’iniziativa – per poi rientrare al sicuro in Italia, promettendo ai separatisti soprattutto “vicinanza politica” e “solidarietà”. Francesco F., invece, è rimasto in Ucraina assieme ad altri “camerati”. Si definiscono senza mezze misure di «estrema destra», come filonazisti sono quasi tutti i membri del battaglione Azov, vicini alla formazione politica Assemblea nazional-sociale.

Ricapitolando: “fascio-comunisti” in contatto con l’ideologo della Grande Russia euroasiatica, Aleksandr Dugin, contro “filonazisti” disposti a battersi per il grande capitale e l’Unione Europea (senza disdegnare la vicinanza dei movimenti omosessualisti anti-putiniani). A chi dar ragione? In aiuto può venire uno scritto di Plinio Corrêa de Oliveira, intitolato Falsa alternativa, in cui il pensatore critica sia il liberalismo che i regimi totalitari antidemocratici: «Di fronte alla falsa alternativa dispotismo-anarchia, i totalitari di ogni colore scelsero il dispotismo per reagire contro l’anarchia». Un errore, perché «volendo fuggire dal liberalismo, sono scivolati nell’abisso contrario. Non hanno compreso che non si trattava di scegliere tra due abissi, ma di cercare la Via che conduce al Cielo. Perciò, lungi dal condurci verso la civiltà cristiana, la reazione contro l’anarchia ci portò verso un nuovo abisso: lo Stato Moloch».

Denunciando la radice comune tra liberalismo e dispotismo, Corrêa de Oliveira mette in guardia dalle nuove forma di socialismo e conclude: «Di fronte a questo nuovo socialismo, come già prima col liberalismo, la reazione dei cattolici di tutto il mondo, ma soprattutto in Europa, può essere una sola: combatterlo in modo deciso, franco, risoluto, senza paura». Insomma si può – e si deve – evitare di «scegliere tra forca e ghigliottina», come efficacemente sintetizza Juan Loredo presentando Falsa alternativa, quando esiste una “terza via” e una “destra” veramente cristiana. di Gianandrea de Antonellis*

Scorcio di una piazza Ucraina.
Scorcio di una piazza Ucraina.

*La fonte dell’articolo è tratta da: corrispondenza romana.it

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