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Tenevano una bambina in totale assenza di igiene, l’avevano incredibilmente comprata in Bulgaria

In data 26 gennaio è stata eseguita nei confronti di M.R.I. medico dipendente dell’A.S.P. di Reggio Calabria l’”Ordinanza di applicazione di misura cautelare” degli arresti domiciliari n°696/2017 R.G.N.R. n° 1845/2017 R.G. G.I.P., emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Palmi Dott. Carlo Alberto Indelicati su richiesta avanzata dal P.M. titolare del procedimento Dott.ssa Anna Pensabene. La professionista risulta indagata in ordine ai reati di cui all’art. 572 c.p., art. 81 cppv e 591 c.p.; art. 110 c.p. e 71 l. 184/83 ed art. 110 c.p., 495 co 1 e 2 c.p. unitamente al coniuge di nazionalità bulgara Z.Z.N., allo stato irreperibile.

Le indagini, delegate alla Sezione di Polizia Giudiziaria – Aliquota Polizia di Stato in sede, hanno avuto inizio nel febbraio 2017, a seguito di una segnalazione pervenuta alla Responsabile della citata Sezione con cui veniva messa a conoscenza del fatto che insieme all’indagata M.R.I. viveva una bambina, minore di età, alla quale veniva impedito di uscire di casa e che era costretta a vivere in un ambiente malsano. Compiuti gli accertamenti preliminari al fine di individuare i componenti del nucleo familiare e verificare la presenza di minori nell’abitazione di residenza dei coniugi, il 27.02.2017 la P.G. operante si recava sul posto ove aveva modo di constatare la veridicità delle informazioni pervenute dalla fonte e, soprattutto, che la bambina con loro convivente T.M.Z.Z. era in condizioni igieniche scadenti, con indosso abiti logori e sporchi, non della sua taglia, ed i capelli annodati che denotavano la totale assenza di igiene personale.

La minore era priva di espressioni verbali, deambulava con difficoltà e portava ancora il pannolino malgrado fosse prossima a compiere quattro anni. La dottoressa, che all’arrivo degli operatori di polizia aveva dapprima negato la presenza in casa di una bambina, ha poi ammesso che si trattava della figlia naturale del marito, al momento assente in quanto rientrato in patria per motivi familiari. Alla luce di quanto sopra è stato, quindi, indispensabile richiedere l’intervento dei Servizi Sociali di Palmi dopo aver avvisato il P.M. di turno presso la Procura per i Minorenni di Reggio Calabria; questi disponeva il temporaneo affidamento ai predetti Servizi con collocazione presso una struttura protetta.

La minore, nelle more, è stata sottoposta a visita medica specialistica presso il Reparto di pediatria dell’Ospedale Civile di Polistena. La successiva attività investigativa ha consentito di accertare, inoltre, che vi era richiesta di adozione da parte dell’indagata presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, poi revocata in seguito al diniego del cittadino bulgaro di sottoporti ad accertamenti genetici disposti dal Tribunale per verificarne l’effettiva paternità. Tale test è stato successivamente effettuato mediante prelievo di materiale organico dell’uomo effettuato in collaborazione con personale del locale Commissariato di P.S.: comparato a cura del SIMEF di Reggio Calabria con quello della minore, acquisito contestualmente dalla P.G. procedente, è risultato che i due profili genotipici erano incompatibili. Pertanto le dichiarazioni rese dall’uomo all’Ufficio Anagrafe del Comune di Palmi e negli atti allegati alla richiesta di adozione si sono configurate false. A corollario delle indagini sono state escusse a sommarie informazioni persone a conoscenza dei fatti nonchè sono state interessate l’ambasciata bulgara in Italia e l’ambasciata italiana in Bulgaria onde acquisire documentazione di valenza probatoria presso il luogo di nascita della minore. I conseguenti accertamenti bancari, estesi anche ad istituti esteri, riguardandi le movimentazioni di denaro di entrambi i coniugi, all’esito hanno fornito ulteriore elemento indiziario circa l’avvenuta compravendita della bambina.
Fonte:  Strettoweb.com

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