Home News Finis Mundi Sono stati liberati i 26 cristiani ridotti in schiavitù in Pakistan

Sono stati liberati i 26 cristiani ridotti in schiavitù in Pakistan

Per una volta, il muro di omertà e connivenze che protegge lo sfruttamento della manodopera in Pakistan, è stato abbattuto. L’impegno di attivisti locali e l’attenzione, non inquinata dall’ideologia, dei giudici hanno portato nei giorni scorsi alla liberazione di 26 cristiani dal lavoro coatto in una fabbrica di mattoni di un villaggio presso Harappa, nella provincia pachistana del Punjab.

Il giudice del tribunale locale, a cui era pervenuta la denuncia della loro situazione, ha ordinato la liberazione dei 26 lavoratori, di fatto detenuti dal proprietario della fabbrica contro la loro volontà.

Il 22 maggio la polizia ha fatto irruzione nella manifattura e liberato i 26 individui in base alla legge per “l’abolizione del lavoro forzato e schiavo del 1992”. Un’azione che il giudice ha promosso con procedura d’urgenza avendo stabilito che la vita dei lavoratori-schiavi, tra cui vi erano diverse donne e bambini, era a rischio.

Un dramma conclusosi in maniera positiva che, per contrasto, accentua la gravità della situazione dei tanti che in Pakistan si consegnano nelle mani di individui senza scrupoli, con poche speranze di affrancamento da doveri imposti e da una vita al limite della sussistenza: privi di diritti, a rischio di abusi e a volte anche vittime di crimini, ancor più esposti e vulnerabili se appartenenti a una minoranza religiosa.

Il 2 novembre 2014, due coniugi cristiani, Shahzad e Shama Masih, anche loro costretti a lavorare in una fabbrica di mattoni, sono stati al centro di una delle vicende più efferate nella pur lunga serie di violenze contro i battezzati in Pakistan. Il 26enne Shahzad e la 24enne Shama che vivevano all’interno della manifattura dove lavoravano in condizioni di sostanziale schiavitù con altri congiunti nell’area di Kasur nel Punjab, furono aggrediti, sequestrati per una notte e il giorno dopo umiliati pubblicamente e torturati prima di essere gettati – secondo diverse testimonianze ancora vivi – in un fornace. Una “sentenza” motivata, secondo le accuse arbitrarie, dal ritrovamento di frammenti di un testo, forse parte di un Corano, bruciato con altri rifiuti dalla donna. Una condanna senza appello eseguita da una folla aizzata contro di loro nonostante la donna, madre di tre figli, fosse incinta del quarto.

 






La vicenda non ha solo “innescato” un processo, conclusosi due anni dopo con la condanna a morte dei cinque presunti omicidi e l’assoluzione dei presunti mandanti della violenza contro i due cristiani per motivi di interesse, ma scoperchiato il dramma di centinaia di migliaia di schiavi, sfruttati da latifondisti, proprietari di manifatture o notabili ai quali, in molti casi, sono legati da debiti raramente estinguibili, spesso tramandati dai genitori ai figli.




Fonte www.avvenire.it

Sostieni Papaboys 3.0

Anche se l’emergenza Coronavirus rende difficile il lavoro per tutti, abbiamo attivato a nostre spese la modalità di smart working (lavoro da remoto) per stare vicino ad ognuno di voi, senza avere limitazioni di pubblicazione, con informazione e speranza, come ogni giorno, da 10 anni. CI PUOI DARE UNA MANO?

Informazioni Personali

Dettagli Fatturazione

Termini

Totale Donazione: €20.00

SCRIVI UNA RISPOSTA

Scrivi il commento
Inserisci il tuo nome

I nostri social

9,880FansLike
17,090FollowersFollow
9,606FollowersFollow
1,600SubscribersSubscribe

News recenti

Divina Misericordia

Nell’ora della Misericordia recitiamo queste preghiere di Santa Faustina

Sono le 3 del pomeriggio ed è l'ora della Divina Misericordia: recitiamo queste preghiere di Santa Faustina per i peccatori, nelle sofferenze, per la...