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HomeNewsRes Publica et SocietasSilvia Romano è viva. Forse è stata costretta ad un matrimonio forzato.

Silvia Romano è viva. Forse è stata costretta ad un matrimonio forzato.

La giovane Silvia Romano sarebbe viva! Secondo alcune fonti è stata costretta a sposarsi con rito islamico ed è diventata «proprietà di un uomo del posto».

Un’altra fonte, che preferisce rimanere anonima e molto vicina alla ventenne milanese che è stata rapita a Chakama, nella contea di Kilifi a circa ottanta chilometri da Malindi, dove si dedicava all’assistenza ai bambini e agli orfani per conto dell’ong Africa Milele, conferma la notizia, sostenendo che la 23enne è stata vista vicino al fiume. L’area di ricerca supera i 40mila chilometri quadrati. Ora è setacciata da tutte le forze di polizia possibili, dotate di cani, droni ed elicotteri. La pioggia degli scorsi giorni certo non aiuta, ma Mwivanda non ha dubbi: “Siamo vicini. L’area è molto estesa e per questo abbiamo ancora bisogno di tempo. Ma sappiamo la direzione che hanno preso”. I 14 sospettati, rinchiusi nelle celle della stazione di polizia di Malindi, hanno aiutato gli inquirenti a capire i movimenti degli assalitori. “Per quanto riguarda il movente non sappiamo ancora nulla, ma siamo propensi ad escludere un atto terroristico”, dice Mwivanda entrando in contraddizione con quanto dichiarato a Repubblica ieri dal governatore di Kilifi, Amason Jeffah Kingi. “Kingi è un politico. Siamo noi quelli sul campo che conducono le indagini”, risponde seccato il comandante. Il commando che ha rapito Silvia si è diviso, affidando l’ostaggio a un gruppo di tre persone. Una certezza che sarebbe stata raccolta grazie agli “apparati tecnologici” impiegati per le ricerche: probabilmente si riferisce a visori termici, in grado di rilevare il calore dei corpi anche nella foresta e permettere l’inseguimento dei criminali. E questi strumenti avrebbero confermato le indicazioni raccolte dagli inquirenti kenyani con gli interrogatori di alcune persone sospettate di avere aiutato il commando nel rapimento. La dichiarazione del funzionario kenyano è il primo segnale di sollievo per la famiglia di Silvia Romano. Mercoledì sera un gruppo di persone armate di kalashnikov è penetrato nel villaggio, sparando raffiche per intimidire i presenti e ferendo cinque persone, tra loro anche due bambini. Stando alle testimonianze, gli aggressori stavano cercando proprio la giovane straniera e non si sono fermati finché non sono riusciti a catturarla. Secondo alcune delle dichiarazioni raccolte dalla polizia, i criminali parlavano somalo. Un elemento che ha fatto temere possa trattarsi di un rapimento organizzato da Al Shaabab, la milizia islamica somala legata ad Al Qaeda: il sequestro infatti è avvenuto in concomitanza con la visita a Roma del presidente somalo che si oppone alla formazione fondamentalista. Tra le ipotesi, anche quella di un sequestro condotto da elementi delle tribù somale che si dedicano alla pastorizia nella zona. Il governo di Nairobi ha immediatamente dispiegato nella zona i rangers forestali e reparti scelti della polizia e dell’esercito, con il sostegno di elicotteri e aerei da ricognizione. Le ricerche sono state sostenute dalla popolazione e dagli abitanti del villaggio: membri delle famiglie che avevano affidato i loro bambini alla scuola di Silvia hanno chiesto di partecipare alle indagini. E le testimonianze hanno portato all’individuazione della casa dove vivevano due dei presunti rapitori. Il proprietario dell’alloggio ha descritto i due inquilini, arrivati alcuni giorni prima del rapimento e spariti immediatamente dopo a bordo di due motociclette. Una circostanza che farebbe pensare a un’azione pianificata con cura da tempo. Le moto sono state poi ritrovate dagli agenti in due contee confinanti con quella dell’aggressione, Taita Taveta e Tana River: il segno che Silvia Romano stava venendo trasferita. In tutto una ventina di persone sono state fermate nella prima fase delle indagini. Anche la Farnesina segue «molto, molto da vicino» le ricerche, come ha dichiarato il ministro degli Esteri, Enzo Moavero: «E' un episodio terribile. Le autorità del Kenya si stanno impegnando, naturalmente c'è il massimo riserbo».

Ad affermarlo sono fonti dei servizi segreti italiani, scrive il quotidiano Il Giornale, secondo cui la cooperante italiana sequestrata il 20 novembre dell’anno scorso sarebbe stata «forzata al matrimonio con rito islamico». Inoltre la ragazza sarebbe stata sottoposta a «operazioni di lavaggio del cervello, una manovra di accerchiamento psicologico che punta a recidere i legami affettivi e culturali con la sua patria d’origine».

La notizia delle nozze forzate, scrive Il Giornale, «è data per certa negli ambienti della nostra intelligence che seguono con grande attenzione l’odissea della Romano». «L’unica strada rimasta aperta è quella dell’intelligence, della ricerca di contatti e di trattative con i rapitori, – prosegue Il Giornale – in vista del pagamento di un riscatto che il nostro governo a quasi un anno dal sequestro è ovviamente pronto a pagare, e che allo stato appare l’unica strada concreta per risolvere il caso e riportare la Romano a casa. Se gli uomini che l’hanno in mano oggi la considerano ormai una di loro potrebbero persino rifiutare una trattativa sul riscatto. A meno che, e proprio questa è la speranza, tutto sia solo un modo per alzare il prezzo».

LEGGI: Chi è Silvia Romano, la volontaria italiana di 23 anni rapita in Kenya

«Oggi Silvia (o qualunque sia il nuovo nome che le hanno imposto) è una donna costretta a indossare il velo e seguire la legge coranica» scrive il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti. La giovane sarebbe ancora viva e si troverebbe all’interno della Somalia «probabilmente nella vasta area del Sud e del Sudovest» dove sarebbe stata trasportata dopo il sequestro. «Il matrimonio – scrive il quotidiano – celebrato ovviamente con rito islamico l’ha fatta diventare proprietà di un uomo del posto, probabilmente legato all’organizzazione che la tiene in ostaggio».

Silvia Costanza Romano

Nessun riscontro da parte degli inquirenti

A piazzale Clodio «non ci sono evidenze investigative» sulle sorti di Silvia Romano. È quanto si apprende da fonti della Procura di Roma. Al momento si resta dunque a quel che già i magistrati italiani avevano appurato nelle scorse settimane, e cioè che Silvia Romano era certamente viva lo scorso Capodanno e che molto probabilmente sarebbe stata trasferita in Somalia. In particolare, sono emersi contatti telefonici, avvenuti prima e dopo il sequestro, tra chi ha rapito la giovane e alcune persone in Somalia. Fonte leggo.it

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