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Sai che San Michele Arcangelo è apparso anche a Roma? Quanto ci vorrebbe oggi….

A Roma, sulla cinta del castello Sant’Angelo, una volta superbo mausoleo che l’imperatore Adriano aveva voluto che gli si erigesse con una magnificenza straordinaria, si vede una grandiosa statua di San Michele. Questa statua richiama il ricordo di un’apparizione dell’Arcangelo e la cessazione miracolosa della peste che devastava la città di Roma. Nel mese di novembre 589, il Tevere, prodigiosamente gonfio a seguito di forti piogge, inondò la città, rovesciò edifici, causò la fame e gettò nella campagna numerosi cadaveri di enormi serpenti che infettarono l’aria.

Fu la peste, una peste così orribile che nessuno voleva seppellire i morti. Il papa Gelasio ne fu una delle prime vittime. Il suo successore sulla cattedra di San Pietro, San Gregorio I, che a così giusto titolo fu soprannominato Gregorio Magno, non si accontentò di prendere mezzi naturali:

Per porre fine a quella spaventosa calamità; egli implorò la clemenza di Dio, ed impegnò il suo popolo a pentirsi delle proprie colpe ed a fare penitenza.

“Occorre, benamati fratelli, egli diceva, temere almeno i flagelli di Dio, quando li subiamo, poiché non abbiamo saputo prevenirli. Voi vedete che tutto il popolo è colpito dalla sua collera; la morte non aspetta la malattia e toglie il peccatore prima che egli pensi a fare penitenza. Considerate in quale stato egli compare davanti al Giudice terribile! Non è una parte degli abitanti che perisce, tutto cade contemporaneamente; le case restano vuote ed i padri vedono morire i loro figli! Richiamiamo dunque il ricordo delle nostre colpe ed espiamo tra le lacrime. Nessuno disperi per l’enormità dei suoi crimini: i Niniviti cancellarono i loro con una penitenza di tre giorni, ed il ladrone, nell’ora stessa della morte. Colui che ci avvisa di invocarlo dimostra bene che vuole perdonare a quelli che lo invocano”. San Gregorio ordinò delle preghiere pubbliche ed una processione solenne, per tre giorni consecutivi. Lui stesso, tenendo tra le mani l’immagine miracolosa della Madre di Dio, dipinta da San Luca, attraversò a piedi nudi, lentamente e piamente, tutta la città, dalla basilica di Santa Maria Maggiore a quella di San Pietro; quelli che lo seguivano portavano anch’essi abitini penitenza. In quel percorso, ottanta persone caddero fulminate dal terribile flagello.

Al ritorno dall’ultima processione, come San Gregorio stava per passare il ponte del Tevere che collega la città al quartiere del Vaticano, cori angelici cantarono nell’aria queste parole: Regina caeli, laetare, alleluia ! Quia quem meruisti portare, alleluia ! Resurrexit sicut dixit, alleluia ! Regina del cielo, rallegrati, alleluia ! Perché quello che meritaste di portare, alleluia ! E’ risuscitato come ha detto, alleluia ! Nello stesso tempo, San Michele apparve, circondato da una eclatante luce, sulla cima del mausoleo di Adriano. L’Arcangelo ripose una spada scintillante nel suo fodero, per annunciare che il corruccio celeste era calmato dalle suppliche, e che Roma stava per essere liberata dall’orribile epidemia. In effetti, da quel momento la peste non fece più nessuna vittima.

Questa apparizione dell’Arcangelo colmò il cuore del pontefice e del suo popolo d’un santo rispetto e di una pia riconoscenza. Cadendo in ginocchio, ed alzando gli occhi al cielo, San Gregorio ispirato gridò: Prega per noi Iddio alleluia ! Pregate per noi, alleluia ! ripeté la folla con tanto fervore quanto con entusiasmo. La processione finì con un cantico di azioni di grazie. In memoria di quel prodigio, il papa Bonifacio VIII, successore di San Gregorio Magno, eresse una cappella dedicata a San Michele, sulla sommità del mausoleo. Più tardi vi si pose una statua in marmo bianco rappresentante l’Arcangelo nell’atteggiamento in cui lo aveva veduto San Gregorio. Nel secolo scorso, Benedetto XIV sostituì alla statua in marmo quella in bronzo dorato che domina oggi il castello Sant’Angelo, e che ricorda sempre alla città di Roma un atto meraviglioso della misericordia di Dio, per intercessione di San Michele.

di Don Marcello Stanzione

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