Parla il giocatore più forte di tutti i tempi, Pelé: ‘Dio mi ha dato il calcio’

Il 23 ottobre ha compiuto 77 anni Pelè, il calciatore considerato da molti il migliore di tutta la storia del calcio. Il Comitato Olimpico Internazionale lo ha definito “il miglior calciatore del XX secolo”.

“Dio mi ha dato il calcio, e solo Lui me lo può togliere”, diceva quando qualcuno vaticinava la fine del suo regno calcistico.

Edson Arantes do Nascimiento, più noto come Pelè, parlava con la tranquillità di un chierico medievale.

“A volte non si sente prigioniero della sua fama?”, gli ha chiesto un giornalista nel 2015.

“Beh, alcune volte sì, ma Dio sa a chi dà le cose, e se Lui mi ha dato la fama, l’affetto di milioni di persone, la curiosità di centinaia di giornalisti, il denaro, il dono di saper giocare a calcio… mi ha dato anche la pazienza per sopportare le cose sgradevoli che queste circostanze possono comportare. Sono Pelè. Lo so. Pelè è un insieme di cose, e non vale accettare quelle gradite e rifiutare quelle che non lo sono”.

Pelè, uno degli astri più ammirati e potenti del calcio, è un’icona e un modello per i suoi fans e un “dio” per i brasiliani. Ma lui aveva il suo, il vero e unico Dio. Non aveva il minimo interesse a dissimularlo. Era uno di quegli idoli di questo mondo che sembrava disposto a coinvolgerlo nella sua quotidianità ogni volta che si potesse, in modo semplice e molto naturale. Forse per questo ha guidato la sua carriera senza divismo, senza la prepotenza e gli scandali che accompagnano il percorso di alcuni famosi del campo da gioco.

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Quando si diceva che sembrava che le sue capacità declinassero ha detto: “Dio mi ha dato il calcio, e solo Lui me lo può togliere. Dal 1962 hanno detto che questo regno era terminato, poi lo hanno ripetuto nel 1966… Il fatto è che sono qui, disposto a giocare un’altra Coppa del Mondo. Quello che Dio dà solo Dio lo toglie”. Era la vigilia del Mondiale del Messico 1970, e Pelè continuava ad essere la star indiscussa della Nazionale brasiliana.

Pelè ha confessato che guadagnava meno di altri calciatori, ma impiegava il denaro nel modo corretto: “Ho del denaro, ma non mi servirebbe a niente se non avessi la coscienza tranquilla e la certezza che se ce l’ho è perché me lo sono guadagnato con grande sforzo e in modo del tutto onesto”.

Secondo Pelè, il suo agire sul campo, più che un prodotto delle sue capacità e qualità, era “un dono del cielo, qualcosa che mi ha dato Dio”.




Fonte it.aleteia.org

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