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Papa Francesco: per superare i nostri deserti, guardiamo Cristo crocifisso

Nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta, Francesco ha esortato a guardare il Crocifisso, specialmente nei momenti difficili della vita, quando ci si stanca, e a non sparlare di Dio perché significa avvelenarsi l’anima

Debora Donnini-Città del Vaticano

Guardare il Crocifisso nei momenti difficili, quando si ha il cuore depresso e ci si stanca del viaggio della vita. E’ l’invito che il Papa rivolge stamani nell’omelia della Messa a Casa Marta. Francesco inizia la sua riflessione a partire dalla Prima Lettura odierna (Nm 21,4-9) nella quale si narra della desolazione vissuta dal popolo di Israele nel deserto e dell’episodio dei serpenti. Il popolo aveva avuto fame e Dio aveva risposto con la manna e poi con le quaglie, aveva avuto sete e Dio gli aveva dato l’acqua. Poi, in prossimità della terra promessa, alcuni di loro avevano manifestato scetticismo perché gli esploratori inviati da Mosè avevano detto che era ricca di frutta e animali ma abitata da un popolo alto e forte, ben armato: avevano paura di essere uccisi. E quindi esprimevano le ragioni del pericolo di andare lì. “Guardavano alla propria forza e si erano dimenticati della forza del Signore che li aveva liberati dalla schiavitù di 400 anni”, nota il Papa.

La memoria ammalata: quando si rimpiange la schiavitù

In sostanza “il popolo non sopportò il viaggio” come quando le persone iniziano “una vita per seguire il Signore, per essere vicino al Signore” ma ad un certo punto le prove sembrano superarle. Quel tempo della vita quando uno dice: “Ma, basta!”, “io mi fermo e torno indietro”. E si pensa con rimpianto al passato: “quanta carne, quante cipolle, quante cose belle mangiavamo lì”. Il Papa invita però a guardare la parzialità di questa “memoria ammalata”, di questa nostalgia distorta perché quella era la mensa della schiavitù, quando erano appunto schiavi in Egitto.

Queste sono le illusioni che porta il diavolo: ti fa vedere il bello di una cosa che hai lasciato, dalla quale ti sei convertito nel momento della desolazione del cammino, quando tu ancora non sei arrivato alla promessa del Signore. E’ un po’ il cammino così della Quaresima, sì, possiamo pensare così; o concepire la vita come una Quaresima: sempre ci sono le prove e le consolazioni del Signore, c’è la manna, c’è l’acqua, ci sono gli uccelli che ci danno da mangiare … ma quel pasto era più buono. Ma non dimenticarti che lo mangiavi a tavola della schiavitù!

Sparlare di Dio è avvelenarsi l’anima

Questa esperienza – sottolinea il Papa – capita a tutti noi quando vogliamo seguire il Signore ma ci stanchiamo. Ma il peggio è che il popolo ha sparlato di Dio e “sparlare di Dio è avvelenarsi l’anima”. Forse uno pensa che Dio non lo aiuti o che ci sono tante prove. Sente “il cuore depresso, avvelenato”. E i serpenti, che mordevano il popolo come narra la Prima Lettura odierna, sono proprio “il simbolo dell’avvelenamento”, della mancanza di costanza nel seguire il cammino del Signore.

Guardare il crocifisso e la gloria di Cristo

Mosè, allora, su invito del Signore, fa un serpente di bronzo e lo mette sopra un’asta. Questo serpente, che guariva tutti coloro che erano stati attaccati dai serpenti per aver sparlato di Dio, “era profetico: era la figura di Cristo sulla croce”.

E’ qui la chiave della nostra salvezza, la chiave della nostra pazienza nel cammino della vita, la chiave per superare i nostri deserti: guardare il crocifisso. Guardare Cristo crocifisso. “E cosa devo fare, Padre?” – “Guardalo. Guarda le piaghe. Entra nelle piaghe”. Per quelle piaghe noi siamo stati guariti. Ti senti avvelenato, ti senti triste, ti senti che la tua vita non va, è piena di difficoltà e anche di malattia? Guarda lì.

Francesco invita, quindi, in quei momenti a guardare “il crocifisso brutto, cioè il reale” perché “gli artisti hanno fatto crocifissi belli, artistici”, alcuni d’oro e di pietre preziose. E questo – nota – “non sempre è mondanità” perché vuole significare “la gloria della croce, la gloria della Resurrezione”. “Ma quando tu ti senti così, guarda questo: prima della gloria”, sottolinea ancora il Papa.

Quindi Francesco va col pensiero a quando da bambino andava con la nonna il Venerdì Santo: si faceva la processione delle fiaccole nella parrocchia e veniva portato il Cristo giacente, di marmo, di dimensioni naturali. E quando arrivava, la nonna ci faceva inginocchiare: “Guardalo bene” – diceva – “ma domani resusciterà!”. In quel tempo, infatti, prima della riforma liturgica di Pio XII, la Resurrezione si celebrava il sabato mattina, non la domenica. E, allora, la nonna, il sabato mattina, quando si sentivano le campane della Resurrezione, faceva lavare gli occhi con acqua, per vedere la gloria di Cristo.
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Insegnate ai vostri bambini a guardare il crocifisso e la gloria di Cristo. Ma noi, nei momenti brutti, nei momenti difficili, avvelenati un po’ dall’aver detto nel nostro cuore qualche delusione contro Dio, guardiamo le piaghe. Cristo innalzato come il serpente: perché lui si è fatto serpente, si è annientato tutto per vincere “il” serpente maligno. Che la Parola di Dio oggi ci insegni questo cammino: guardare il crocifisso. Soprattutto nel momento nel quale, come il popolo di Dio, ci stanchiamo del viaggio della vita.

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