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Papa Francesco: sopportare persone moleste, anche noi a volte lo siamo

Siamo molto bravi nell’identificare le persone moleste, ma anche noi tante volte lo siamo. Lo ha detto il Papa nella catechesi all’udienza generale in Piazza San Pietro, l’ultima del Giubileo della Misericordia che si chiuderà domenica prossima. La catechesi di oggi è stata dedicata all’opera di misericordia che invita a “sopportare pazientemente le persone moleste”. Francesco chiede di fare l’esame di coscienza e mettersi nei panni degli altri.

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Filo conduttore di queste ultime udienze sono state le opere di misericordia. La catechesi odierna è un invito a essere pazienti nel sopportare le persone moleste ma anche a consigliare, ad esempio i ragazzi nel catechismo: due i cardini della vita cristiana che si intrecciano nel discorso di Francesco. Tanti i fedeli riuniti, in una Piazza San Pietro intiepidita da un sole splendente, per quest’ultima udienza generale del Giubileo della Misericordia, a pochi giorni dalla chiusura della Porta Santa, domenica prossima, 20 novembre.

Sopportare le persone moleste: anche noi tante volte siamo molesti per gli altri
Nel Vangelo proclamato, Gesù chiede di non guardare la pagliuzza nell’occhio del fratello ma la trave nel proprio. “Siamo tutti bravi nell’identificare una presenza che può dare fastidio”, con lamentele, chiacchere, richieste o vanterie:

“Succede anche, a volte, che le persone fastidiose sono quelle vicine a noi, più vicine, anche: tra i parenti c’è sempre qualcuno; sul posto di lavoro non mancano; e neppure nel tempo libero ne siamo esenti. Che cosa dobbiamo fare con le persone moleste? Ma, anche noi tante volte siamo molesti agli altri, eh? Anche noi …”.

Dio insegna a metterci nei panni degli altri e a fare l’esame di coscienza
Nella Bibbia Dio stesso ha usato misericordia per sopportare le lamentele del suo popolo, che prima si lamenta dell’Egitto, poi della mancanza di cibo e così via. Dio ha avuto pazienza con Mosè – che facendo da mediatore sarà risultato molesto – e con il suo popolo insegnandogli questa dimensione essenziale della fede. Prima di tutto quindi bisogna riconoscersi peccatori per poter avere pazienza con gli altri:

“Viene quindi spontanea una prima domanda: ma facciamo mai l’esame di coscienza per vedere se anche noi, a volte, possiamo risultare molesti agli altri? È facile puntare il dito contro i difetti e le mancanze altrui, ma dobbiamo imparare a metterci nei panni degli altri”.

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Accompagnare nella ricerca dell’essenziale, non a invidia e ambizione
Gesù ha dovuto avere pazienza molte volte. Il Papa fa riferimento all’episodio in cui la madre di Giacomo e Giovanni gli chiede che i suoi figli siedano uno alla sua destra e uno alla sua sinistra. Gesù prende spunto da quella situazione per dare un insegnamento: “andare all’essenziale”. Da qualcosa di negativo, scaturisce dunque un messaggio positivo:

“Pensiamo al grande impegno che si può mettere quando aiutiamo le persone a crescere nella fede e nella vita. Penso, ad esempio, ai catechisti – tra i quali ci sono tante mamme e tante religiose – che dedicano tempo per insegnare ai ragazzi gli elementi basilari della fede. Quanta fatica, soprattutto quando i ragazzi preferirebbero giocare piuttosto che ascoltare il catechismo!”.

“Accompagnare nella ricerca dell’essenziale è bello e importante”, dice Francesco, perché ci fa “gustare il senso della vita”: spesso ci sono persone che si soffermano su cose effimere proprio perché non hanno incontrato qualcuno che le stimolasse a cercare “i veri tesori”:

“Insegnare a guardare all’essenziale è un aiuto determinante, specialmente in un tempo come il nostro che sembra aver perso l’orientamento e inseguire soddisfazioni di corto respiro. Insegnare a scoprire che cosa il Signore vuole da noi e come possiamo corrispondervi significa mettere sulla strada per crescere nella propria vocazione, la strada della vera gioia”.

Gesù quindi insegna a non cadere nelle tentazioni sempre in agguato “anche tra noi cristiani”, come invidia e ambizione. E l’esigenza di consigliare non è per sentirsi superiori ma “ci obbliga – afferma – a rientrare in noi stessi per verificare se siamo coerenti con quanto chiediamo agli altri”.

Si sta per chiudere la Porta Santa ma non si chiude il cuore misericoridoso di Dio
Infine, nei saluti ai pellegrini polacchi presenti in Piazza San Pietro, il pensiero del Papa va alla ormai prossima chiusura della Porta Santa del Giubileo della Misericordia:

“Non si chiude però il cuore misericordioso di Dio, non si spegne la sua tenerezza per noi peccatori, non cessano di scaturire i fiumi della sua grazia. Allo stesso modo non si possono mai chiudere i nostri cuori e non possiamo smettere di compiere le nostre opere di misericordia verso i bisognosi. L’esperienza della misericordia di Dio che abbiamo vissuto in quest’Anno giubilare rimanga in voi come ispirazione alla carità per il prossimo”.

Francesco conclude dunque con l’eredità che lascia questo Anno Santo.

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+++ A breve pubblicheremo il video servizio a cura del CENTRO TELEVISIVO VATICANO +++
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Il servizio è di Debora Donnini perla Radio Vaticana

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