Papa Francesco: la corruzione è flagello sociale che infetta e distrugge società, poveri e ambiente

Francesco incontra le autorità del Perù e chiede «maggior cultura della trasparenza tra enti pubblici, settore privato e società civile. Nessuno può dirsi estraneo a questo processo»

La corruzione è un «virus», un «flagello» sociale. Serve «maggior cultura della trasparenza» tra enti pubblici, settore privato e società civile. Papa Francesco, di ritorno dalla faticosa giornata amazzonica incontra nel Palacio del Gobierno a Lima le autorità politiche, il corpo diplomatico e i rappresentanti della società civile del Perù. È l’occasione per affrontare il tema della corruzione. Accanto a lui c’è il presidente Paolo Kuczynsky, che lo scorso dicembre stava per essere destituito dal Congresso con l’accusa di corruzione, ma è stato salvato dal voto dei sostenitori dell’ex presidente Alberto Fujimori, che doveva ancora scontare 12 anni per crimini contro i diritti umani e ha invece ottenuto alla vigilia di Natale la grazia e la scarcerazione per motivi di salute.

Il Papa – giunto con un leggero ritardo a causa di un cambio d’auto imprevisto durante il tragitto dovuto alla foratura di uno pneumatico – durante il suo discorso chiede di fare molta attenzione a una «forma, spesso sottile, di degrado ambientale che inquina progressivamente tutto il tessuto vitale: la corruzione. Quanto male procura ai nostri popoli latinoamericani e alle democrazie di questo benedetto continente tale “virus” sociale, un fenomeno che infetta tutto, e i poveri e la madre terra sono i più danneggiati».

«Ciò si può fare per lottare contro questo flagello sociale – afferma Bergoglio – merita il massimo della considerazione e del sostegno; e questa lotta ci riguarda tutti». Serve «maggior cultura della trasparenza tra enti pubblici, settore privato e società civile. Nessuno può dirsi estraneo a questo processo; la corruzione è evitabile ed esige l’impegno di tutti».

Francesco ha citato l’Amazzonia visitata poche ore prima: «Questo “polmone”, come lo si è voluto chiamare, è una delle zone di grande biodiversità del mondo, dato che ospita le specie più diverse. Voi possedete una ricchissima pluralità culturale, sempre più interattiva, che costituisce l’anima di questo popolo. Anima marcata da valori ancestrali come l’ospitalità, la stima dell’altro, il rispetto e la gratitudine verso la madre Terra e la creatività per nuovi progetti, come pure la responsabilità comunitaria per lo sviluppo di tutti che si coniuga nella solidarietà, dimostrata tante volte di fronte alle diverse catastrofi vissute».

Il Papa ricorda che il Perù «è terra di speranza che invita e sfida all’unità di tutto il suo popolo. Questo popolo ha la responsabilità di mantenersi unito precisamente, tra le altre cose, per difendere tutti questi motivi di speranza». Ma su questa speranza «si erge una minaccia. Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo». Questo «si manifesta con chiarezza nel modo in cui stiamo spogliando la terra delle risorse naturali, senza le quali non è possibile alcuna forma di vita. La perdita di foreste e boschi implica non solo la perdita di specie viventi, che potrebbero anche significare nel futuro risorse estremamente importanti, ma anche una perdita di relazioni vitali che finiscono per alterare tutto l’ecosistema».
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Bergoglio invita a «promuovere e sviluppare un’ecologia integrale come alternativa a un modello di sviluppo ormai superato ma che continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale. E questo richiede di ascoltare, riconoscere e rispettare le persone e i popoli locali come validi interlocutori». Poi ricorda che «il degrado dell’ambiente, purtroppo, è strettamente legato al degrado morale delle nostre comunità. Non possiamo pensarle come due questioni separate».

E cita a mo’ di esempio, oltre alla corruzione, anche «le estrazioni minerarie irregolari», diventate «un pericolo che distrugge la vita delle persone; le foreste e i fiumi vengono devastati con tutta la loro ricchezza. Tutto questo processo di degrado implica e alimenta organizzazioni al di fuori delle strutture legali che degradano tanti nostri fratelli sottomettendoli alla tratta – nuova forma di schiavitù –, al lavoro irregolare, alla delinquenza… e ad altri mali che colpiscono gravemente la loro dignità e, insieme, quella di questa nazione».

L’incoraggiamento finale ai politici peruviani è quello di impegnarsi «per offrire, al vostro popolo e alla vostra terra, la sicurezza che nasce dalla convinzione che il Perù è uno spazio di speranza e di opportunità… ma per tutti e non solo per pochi. E così costruire un Perù che abbia spazio per “tutte le stirpi”, in cui possa realizzarsi la promessa della vita peruviana».

di Andrea Tornielli per Vatican Insider

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