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Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Misericordia io voglio e non sacrifici

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KRIFLESSIONE SUL VANGELO DI QUESTO VENERDI’  –  Quando ingiustizia e benessere si accoppiano per definire la società, allora si fa più acuta “la fame d’ascoltare la parola del Signore”. Nei tempi oscuri del popolo di Israele, quando la parola di Dio era “rara”, avveniva qualsiasi tipo di ingiustizia e sopruso. L’autosufficienza che deriva dall’avere tutto, è solo uno specchio per le allodole. Senza Dio l’uomo diventa prigioniero di se stesso. Dio invece è la misura dell’umanità.  L’autoreferenzialità  della fede porta alla morte. Vivere di Cristo è indispensabile per non cadere nella foresta delle voglie sfrenate dell’io. L’insaziabilità dell’avere corrode profondamente l’essere. La declinazione dell’insoddisfazione produce mostri. Il peccato mortale di fare a meno di Dio, diventa il pungiglione su cui inesorabilmente si cade. La “fame del Signore” non si trova lontano da noi stessi. E’ dentro! Interpella, cerca in tutti i modi di farsi sentire! Al contrario di noi uomini, Dio non va via. Rimane in attesa paziente. Attende il momento in cui si decide di aprire la porta. Allora tutto cambia, trasformandosi in primizia di creazione nuova. Senza lotta, non ci può essere rinascita! E’ la prova del nove per comprendere se davvero siamo autentici discepoli del Signore.

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 Il profilo tratteggiato dal Vangelo di oggi, è la risposta più bella di Gesù nei confronti di coloro che credono di possedere Dio e il suo insegnamento a scapito dei peccatori: “non sono i sani che hanno bisogno del medico”. La vocazione di Matteo come tante vocazioni nate dal richiamo di Gesù, e il convito in compagnia di “molti” pubblici peccatori, scandalizzano i soliti benpensanti, i quali in apparenza sono perfetti e inattaccabili, mentre dentro sono peggiori di quelli che criticano. I sepolcri imbiancati di cui parla il Maestro, è una tecnica molto utilizzata. Alcuni credono di essere i sostituti di Dio (anzi Dio stesso), sindacando in modo implacabile le scelte altrui. Affermano con orgoglio: “se fossi io a quel posto… non succederebbero certe cose”.La tuttologia, è una malattia infettiva da cui è necessario curarsi con la medicina dell’accoglienza e della misericordia. Il compito ineludibile di Gesù e di ogni discepolo, è come quello del medico che sostiene i malati -cioè i “peccatori”-, per guarirli in quel bellissimo “ospedale da campo” descritto da Papa Francesco, dove su ogni uomo, viene versato l’olio della consolazione e il vino della speranza.  a cura di don Salvatore Lazzara

 

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