Mons. Galantino: «Tentano di fermare una Chiesa scomoda»

Monsignor Nunzio Galantino: «Abbiamo a che fare con una Chiesa più credibile e ad alcuni questo non piace perché si sentono messi in discussione. E c’è una falsa informazione. È falso che la Chiesa spenda per altro i soldi dei poveri. E in particolare per l’8 per mille: il bilancio dettagliato è pubblicato da ciascuna diocesi e le informazioni si possono trovare sul sito della Conferenza episcopale».

Papa Francesco

«Non è vittimismo dire che una Chiesa credibile fa paura e dunque si cerca di screditarla». Monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei, parla chiaro: «Il materiale reso pubblico il Papa lo conosce benissimo perché è lui, sulla spinta degli incontri pre-Conclave, che ha fatto fare queste ricerche e ha intrapreso il processo di riforma. Riforma che era desiderio anche di Benedetto XVI. Fu lui, durante una Via Crucis, a parlare di sporcizia dentro la Chiesa. Ma la Chiesa ha sentito l’esigenza di chiamare per nome questi peccati, questi abusi, questi atteggiamenti che non sono in linea col Vangelo né con il buon senso né con il bene delle persone».

Il caso Charamsa, la falsa notizia della malattia, la nuova Vatileaks: chi vuole fermare il Papa?

«Abbiamo dei fatti che sono avvenuti in questi ultimi tempi che vanno tutti in una direzione. Senza fare del vittimismo, possiamo però dire che una Chiesa credibile fa paura a chi ritiene che il messaggio del Vangelo, che i valori portati avanti dalla Chiesa siano scomodi. E hanno un unico modo per fermarla: delegittimarla. Abbiamo a che fare con una Chiesa più credibile e ad alcuni questo non piace perché si sentono messi in discussione».

In un’intervista a Tv2000 ha definito fisiologica l’opposizione interna al Papa. Perché? E da chi è composta?

«È nella natura delle persone che ci si abitui a certe idee, a certi comportamenti, forse anche a certe comodità, a un modello di Chiesa che non necessariamente ripropone sempre la volontà del Signore. Allora quando arriva qualcuno che, senza giri di parole, come ha fatto per esempio Francesco parlando alla Curia romana due Natali fa, ti mette di fronte alle responsabilità riferendosi al Vangelo, e ti fa notare che certi comportamenti non sono in linea con quanto richiesto dal Signore, chi si è abituato ad altro, chi si è creato i suoi schemi e i suoi interessi, si sente scosso. Tra queste persone ci possono essere coloro che, davanti al Signore, riconoscono che non stanno camminando in maniera lineare e corretta e tentano con fatica di venirne a capo. Queste persone cercano anche di godere della bellezza di uno sprone che viene dal Papa. Poi però ci sono anche coloro che, davanti a questi richiami, stanno lì ad aspettare, con la speranza che questo momento passi presto. Infine c’è chi, addirittura, mette in atto atteggiamenti che tentano di scoraggiare questa volontà di riforma all’interno della Chiesa. Che, ripeto, non è una riforma voluta solo da papa Bergoglio».

Da Vatileaks torna l’accusa di una Chiesa che spende per altro il denaro dei poveri. Anche per l’8 per mille alla Chiesa italiana ci sono polemiche. Cosa risponde?

«Che c’è una falsa informazione. È falso che la Chiesa spenda per altro i soldi dei poveri. E in particolare per l’8 per mille: il bilancio dettagliato è pubblicato da ciascuna diocesi e le informazioni si possono trovare sul sito della Conferenza episcopale. Sulla ripartizione, è polemica di questi giorni, va precisato che la legge del 1985 suddivide la cifra per la quale non è stata indicata una destinazione in modo proporzionale alle altre indicazioni, come avviene per l’assegnazione dei seggi in Parlamento. E, infine, sull’utilizzo: i fondi vengono spesi per il sostentamento del clero, per l’edilizia di culto e per i poveri. Il che significa aiutare i 33 mila sacerdoti che tanto fanno nei nostri territori, ma anche, per esempio, i 700 cantieri tra beni culturali ed edilizia di culto che danno lavoro a tante imprese, o i 6 milioni di pasti preparati ogni anno dalle mense della Caritas».




Redazione Papaboys (Fonte www.famigliacristiana.it)

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