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Martedì 28 Marzo – Ce l’ho scritto sulla pelle chi sei

Martedì 28 Marzo - Ce l’ho scritto sulla pelle chi seiEra un giorno di festa per i Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto. Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: «E’ sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina». Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Gv 5,1-16

Trentotto anni ad attendere qualcuno.
Qualcuno che mi prende
Qualcuno che arranchi con me.
Qualcuno che entri nella mia vita.
La solitudine è la malattia più dolorosa.

Voglio guarire.
Voglio qualcuno che mi prenda.
Dammi uno sguardo e guarirò.
Dimmi una parola e guarirò.
Se sabato è il giorno del signore.
Allora è una festa.
È una gioia.
Quale festa più grande di un uomo guarito da trentotto anni di malattia e solitudine?
Quale gioia più grande di un uomo che finalmente prende la sua vita in mano, sottobraccio e se ne va?
Se è festa, è di Dio.
Se è gioia, è di Dio.

Può la vita avere un orario?
Può la salvezza avere un calendario?
Può l’amore avere dei giorni no?
Di che parlate?
Perché non amate?
Perché non vivete?

Ci sei sempre stato.
Anche quando non ti vedevo.
Mi hai sempre protetto, guarito, amato.
Anche quando non ti conoscevo.
Mi hai sempre rimesso in piedi.
Anche se non sapevo il tuo nome.
Non sapevo chi fossi.
Ma sapevo cosa mi avevi fatto.
Ce l’ho scritto sulla pelle, nel corpo, chi sei.
Gesù mio.

Di Don Mauro Leonardi




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