Manca il lavoro? La Sardegna si riscopre isola di solidarietà

alcoapOGGI LA MARCIA OLBIA-CAGLIARI – I lavoratori in difficoltà (Meridiana, Alcoa, miniere del Sulcis, Tv locali), si collegano per richiamare l’attenzione pubblica. E il 17 novembre, ad Olbia, la Conferenza episcopale sarda, in prima fila al fianco delle vertenze in corso, ha organizzato alle 10,30, presso l’aeroporto della Costa Smeralda, una giornata di preghiera e una messa solenne concelebrata da tutti i vescovi.

Oggi in Sardegna assistiamo ad una battaglia solidale per la speranza, perché veramente non esista una famiglia senza lavoro. Hanno iniziato i dipendenti della compagnia aerea Meridiana con le loro magliette rosse fuoco “Io sono un esubero Meridiana”: e ad un certo punto sono andati loro a trovare i minatori delle miniere barbaricine di Lula, dove i minatori erano sottoterra in occupazione. Un abbraccio dalle genti del cielo alle genti del centro della terra. E poi insieme, minatori e pastori in crisi per il prezzo misero del latte, tutti in maglietta blu, sono andati ad Olbia, a fare compagnia agli esuberi in maglietta rossa. E si sono aggiunti i caschetti bianchi e gialli degli operai dell’Alcoa di Portovesme, nel Sulcis, che ancora sognano che le loro fabbriche vengano salvate . E tutti insieme hanno accolto tra di loro i giornalisti in cassa integrazione della televisione olbiense “5stelle”, sull’orlo del baratro. Immagini inaspettate, immagini colorate, immagini tristi di una disperazione da tragedia greca, vissuta con grande dignità, e con la convinzione di sapere di non essere soli, cosa rara in Sardegna. Gli esuberi Meridiana partiranno da Olbia oggi, venerdì 14 novembre, per una lunga marcia che li porterà sino a Cagliari, per una manifestazione unitaria dei lavoratori sardi, e lungo la strada si uniranno a loro gli operai delle molte fabbriche chiuse o in fallimento prossimo del centro -nord Sardegna, e i minatori, i pastori, tutti con le loro storie ed i loro colori. Ed il 17 novembre di nuovo tutti ad Olbia, dove la Conferenza Episcopale Sarda, in prima fila al fianco delle vertenze in corso, ha organizzato alle 10,30, presso l’aeroporto della Costa Smeralda, una giornata di preghiera ed una messa solenne concelebrata da tutti i vescovi.

Un nuova solidarietà. “Siamo tutti nella stessa barca – dice Alessandro Zorco, giornalista precario cagliaritano, membro del direttivo dell’Ucsi Sardegna  – ogni settore dell’economia sarda è collegato con gli altri, non ci sono compartimenti stagni, per cui anche l’immagine delle tute blu ad Olbia che si mischiano con le magliette rosse della Meridiana sono emblematiche di un’Isola che si unisce per il valore comune del lavoro, la voglia di rinascere. E comunque la difficoltà crea sempre la solidarietà, è una legge fortunatamente sempre valida: più si sta male e più si cercano gli altri, l’unità”. Il problema è comprendere quanto l’opinione pubblica, non solo sarda, si renda conto di quello che realmente accade: “A me ha colpito molto che ci sia stato questo scambio con il mondo dell’informazione – sottolinea Zorco che attualmente è addetto stampa di una associazione di categoria della piccola e media impresa  – perché io ho sempre percepito che la crisi eclatante dell’informazione in Sardegna non era compresa dall’opinione pubblica. Quindi che anche i giornalisti cassintegrati, da mesi senza stipendio, siano stati accolti dai lavoratori di Meridiana, mostra la volontà di creare comunione nella disperazione. E secondo me la percezione c’è: a Cagliari chiudono continuamente nuovi negozi, lo cogli visivamente. C’è una disuguaglianza che continua a crescere, la ricchezza è sempre peggio distribuita”.

Dagli errori alla speranza. “La Sardegna paga errori clamorosi fatti quando girarono tanti soldi che furono spesi male:, parlo del periodo del Piano di Rinascita che  – conferma Zorco  – fu un periodo di grandi illusioni e ha portato alla crescita a dismisura di situazioni industriali poi morte miseramente, che hanno creato e creano problemi alle famiglie degli operai licenziati o cassintegrati, e nel contempo hanno portato all’abbandono delle campagne, dei paesi dell’interno, spopolando la Sardegna. Per cui adesso con la crisi stanno emergendo questi problemi, e mi sembra anche bello che operai e lavoratori di zone cresciute con il turismo (parlo della Costa Smeralda) si siano unite in solidarietà con gli abitanti dei paesi dell’interno come Lula”. In questo momento la Chiesa sarda è unita con chi non si vuole arrendere alla desertificazione industriale e lavorativa della Sardegna: “Io credo – conferma il giornalista  – che il ruolo della Chiesa e della comunità cristiana debba essere un ruolo da protagonista, perché i valori della Chiesa debbono essere declinati da ogni singola persona nel suo contesto, in ogni ambito della propria esistenza. E nel lavoro, per combattere l’iniquità. Al convegno ecclesiale regionale (il 25 ottobre scorso) è emerso il bisogno di un impegno dell’istituzione ecclesiale più concreto, rafforzando anche azioni che esistono già con vari progetti che cercano di trarre lavoro dai beni ecclesiali improduttivi. E secondo me  – conclude Zorco  – la Chiesa ha il compito di dare speranza, di dare valori, perché ognuno deve dare il proprio contributo”. di Massimo Lavena per Agensir

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