L’Italia non firmerà il Global Compact sulle migrazioni. E’ davvero un bene?

L’Italia non firmerà il Global Compact sulle migrazioni. E’ davvero un bene?

L’Italia dice no al Global Compact sulle migrazioni proposto dalle Nazioni Unite. Parlando ieri alla camera, il ministro dell’interno, Matteo Salvini, ha annunciato che nessun rappresentante del governo sarà presente al summit che si svolgerà a Marrakech l’11 dicembre per l’adozione del documento. «Sul Global Compact ci sarà una posizione comune tra Lega e Movimento Cinque Stelle: sui migranti sceglie l’Italia, scelgono gli italiani» ha dichiarato oggi Salvini parlando con i giornalisti fuori da Montecitorio. «C’è l’assemblea a Marrakech dove — ha ribadito il ministro — il governo italiano non parteciperà, facendo la scelta più democratica che si possa fare. Il governo rispettosamente aspetterà che sia il parlamento a dare una posizione».

Il vertice europeo vede piccoli passi di una Europa che è ancora incerta e paurosa di affrontare un dramma di migliaia di persone che sono sulle coste libiche, di 200.000 persone che sono arrivate in Europa lo scorso anno e di questi morti che ci lasciamo alle spalle. Piccoli passi perché, se è vero che sono state aumentate le risorse, che hanno raggiunto sostanzialmente la stessa somma che l’Italia aveva messo a disposizione da sola per Mare Nostrum e si lotta ancora contro i trafficanti con alcune azioni anche puntuali, si dimentica completamente una serie di aspetti che erano invece fondamentali e anche richiesti dall’Onu. Questi aspetti erano i canali umanitari e il rafforzamento di un numero sensibile più alto di accoglienza dei rifugiati nei diversi Paesi europei. E si dimentica ancora una volta il soccorso in mare. Credo quindi che da questo vertice abbiamo la sconfitta di un’Europa sociale e solidale di fronte al dramma delle migrazioni.

La parola data dal premier Conte

Tuttavia, soltanto due mesi fa, parlando all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, aveva assicurato «il sostegno italiano al Global Compact, perché i fenomeni migratori richiedono una risposta strutturata, multilivello, di breve, medio e lungo periodo da parte dell’intera comunità internazionale». Una settimana fa il ministro degli esteri, Enzo Moavero Milanesi, aveva parlato di «orientamento favorevole» del governo italiano nei confronti dell’accordo. Secondo molti analisti, sulla questione potrebbe prodursi una spaccatura nell’esecutivo al momento del voto in parlamento.

CONTE.PRESIDENTECONSIGLIO

Sul piano internazionale, il no italiano al Global Compact si aggiunge a quello degli Stati Uniti, dei paesi del gruppo Visegrád (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia), dell’Austria, della Croazia, della Slovenia, della Bulgaria, della Svizzera, dell’Australia e di Israele. La discussione sul documento ha provocato pesanti polemiche in Estonia e in Belgio: in entrambi i casi si è rischiata la crisi di governo. Oggi è previsto un dibattito al parlamento di Strasburgo.

Cosa contiene il Global Compact

Il Global Compact, giuridicamente non vincolante, contiene una serie di raccomandazioni che definiscono alcuni obiettivi generali già sostanzialmente racchiusi nella denominazione ufficiale del testo: Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare. La consapevolezza alla base della proposta è che solo un approccio multilaterale possa affrontare in maniera efficace fenomeni veramente globali come quello delle migrazioni o come quello dei mutamenti climatici.

Soltanto lavorando insieme, infatti, si possono raggiungere gli obiettivi indicati dal Global Compact anche per ridurre le cause prime delle migrazioni, cioè le guerre, la fame e la povertà. Obiettivi che sono nell’interesse di tutti. O che almeno dovrebbero esserlo.

L’Osservatore Romano. 29/30 novembre 2018

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