La strategia di Obama: in Siria aiuta i ribelli in Iraq li combatte

La guerriglia siriana ha assunto un carattere preminentemente radicale religioso e sta infiammando anche l’Iraq. E’ chiaro che l’obiettivo della destituzione di Assad è funzionale alla trasformazione dello stato laico in uno a stretta osservanza coranica. La controprova è che la guerriglia è uscita dai confini siriani e si è estesa in Iraq minacciando la stessa Bagdad. Per le suddette ragioni, è sconcertante che il presidente americano Obama di fronte all’evidente fallimento della sua politica, non metta minimamente in discussione la strategia adottata finora. Sconcertante che di fronte al grido d’aiuto che giunge dalla comunità irachena risponda chiedendo al Congresso degli Stati Uniti un ulteriore stanziamento di 500 milioni di dollari per i ribelli ‘moderati’ (nel frattempo ‘disciolti’ e passati quasi tutti nelle fila dei fondamentalisti). Che logica anima la politica americana? Se lo chiede Robert Fisk, esperto e premiato giornalista britannico, corrispondente dal Medio Oriente per The Independent, da 25 anni residente a Beirut. Il titolo del suo articolo apparso il 28 di giugno, è emblematico ”Syrian ‘moderates’ aren’t so moderate in Iraq – Who are the ‘moderate’ rebels President Obama wants to train and arm?” ( Non sono così moderati i siriani “moderati” in Iraq – Chi sono i ribelli “moderati” che il presidente Obama vuole addestrare e armare?).

Con ironia il giornalista sottolinea l’illogicità e la contraddittorietà delle scelte del presidente americano: “Beh, Dio benedica Barack Obama, ha trovato alcuni ribelli ‘moderati’ in Siria. Abbastanza per fornire loro armi e addestramento del valore di 500 milioni di dollari. Si vede che Il Congresso vuole armare i coraggiosi combattenti per la libertà… E Obama, dopo aver inviato i suoi 300 ragazzi dei corpi di elite in Iraq per aiutare Nouri al-Maliki a combattere lì i ribelli, ha bisogno di inviare aiuti ai ribelli in Siria”. Cioè il presidente degli Stati Uniti vuol mandare aiuti ai ribelli “anche se la maggior parte di loro sono dalla parte dei ribelli in Iraq che Obama vuole aiutare Maliki a sconfiggere. Complicato? Ci puoi scommettere.” Patetica la giustificazione che gli aiuti sono per i ‘moderati’. Attingendo dalla sua lunga esperienza giornalistica in zone di guerra Robert Fisk commenta: “In tutte le guerre civili che ho coperto, non ho mai visto un’arma nelle mani di una milizia che non è stata possibile acquistare da qualcun altro. In una umiliante un’intervista su Channel 4, il nostro Segretario alla Difesa ha ammesso che le armi fornite ai ribelli siriani erano cadute nelle mani dei cattivi. Come si fa a monitorare tutti ‘i ragazzi’ che si danno una pistola? ” (…) Inoltre, come si fa effettivamente trovare un “moderato” in questi giorni, nella guerra di Siria?”

E conclude così: “La Casa Bianca dice che i soldi per siriani “moderati” aiuterebbero ad eliminare le ‘minacce terroristiche’. Se non che i ‘terroristi’ sono proprio la descrizione dei nemici di Assad. Ma, naturalmente, Obama deve continuare ad invocare Assad come un “brutale dittatore”. Difficile spiegare tutto questo su Fox News, naturalmente. Quindi basta continuare a ripetere la parola ‘moderato’. Più e più volte.” di Patrizio Ricci

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