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La scuola senza tecnologie: un paradosso

In Inghilterra una scuola d’élite offre un’educazione completamente priva di tecnologie. I media (vecchi e nuovi) sono banditi e si chiede anche ai genitori degli iscritti di fare lo stesso a casa. Il problema non è “se” usare i media ma “come”.

Scuola

Nell’Occidente tecnologicamente avanzato e sempre più digitalizzato c’è (almeno) una scuola che non soloha messo al bando tablet, smartphone e internet dalle lezioni in aula, ma chiede anche ai genitori dei suoi allievi di fare lo stesso a casa. È la London Acorn School, un istituto scolastico inglese d’élite che si trova a sud di Londra, attivo dal 2013.

Secondo quanto riporta un articolo del Guardian, in virtù di un’impostazione steineriana alquanto ferrea i fondatori sono contro ogni tipo di tecnologia per i bambini e ammettono soltanto una graduale introduzione dei media nella fase dell’adolescenza: la tv è completamente vietata agli allievi fino a 12 anni, dopo i quali è concessa la visione di documentari già approvati dai genitori, mentre i film sono permessi a partire dai 14 anni e l’uso di internet dai 16 in poi. Il computer è ammesso dai 14 anni in su, ma solo per attività rigorosamente scolastiche.

Stando a quanto riferiscono le cronache, alla London Acorn School i bambini preparano loro stessi i libri per gli esercizi, passano molto tempo a contatto con la natura nel parco intorno all’edificio, partecipano attivamente alla manutenzione della struttura e imparano perfino a cucinare. Senza bisogno di usare i media, soprattutto quelli di nuova generazione, che a parere della direzione avrebbero un impatto potenzialmente negativo. Molti fra i genitori che hanno iscritto i figli alla scuola – alla cifra di circa 15.000 euro per studente – fanno normale uso di tablet e iPhone, ma si dichiarano d’accordo con la politica restrittiva dell’istituto.

Quali che siano le motivazioni psico-pedagogiche di una scelta tanto radicale, inibire o limitare così fortemente l’utilizzo dei nuovi media da parte di bambini e ragazzi è anacronistico e controproducente. Se, poi, la messa al bando delle tecnologie mediatiche avviene all’interno di quell’ambito scolastico che più di altri dovrebbe garantire l’educazione (anche) alla vita sociale nel mondo contemporaneo, la scelta appare ancora più contraddittoria e paradossale. Forzando un po’ il paragone, sarebbe come voler addestrare un pilota di Formula 1 facendogli fare pratica su un’utilitaria in città.

I sostenitori della scelta “proibizionistica” potrebbero con buona ragione affermare che la didattica si può realizzare usando libri stampati e lavagne tradizionali, senza bisogno di strumenti più moderni o di supporti interattivi. In realtà, i bambini e i ragazzi di oggi sono nati già “immersi” nelle nuove tecnologie e fare come se queste non esistessero non rispetta la loro essenza sociale.
Dal punto di vista più strettamente educativo, ciò che è proibito rischia di attrarre ancora di più, favorendo in questo caso l’uso nascosto e senza regole proprio di quegli strumenti di cui si vorrebbe neutralizzare la presunta influenza negativa. Posto che, come per tutti gli altri strumenti, il problema non è “se” usare i media digitali ma “come”, si tratta di insegnare quali sono gli eventuali rischi di un utilizzo distorto ma anche di sfruttarne le moltissime potenzialità.

Oltre alla frequenza scolastica, gli allievi della London Acorn School hanno – si spera – anche una vita sociale esterna ed è proprio lì che potrebbero scontare la diversità dai loro compagni e amici, che ai media digitali hanno accesso libero. Sa gli uni che gli altri appartengono a pieno titolo alla generazione dei “nativi digitali” e non può certo essere l’impianto steineriano della scuola a sud di Londra o di altri istituti simili a snaturare questo dato di realtà.

Redazione Papaboys (Fonte www.famigliacristiana.it)

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