La musica classica sale in classifica

foto.cellisteinLa musica classica aumenta per numero di spettacoli dal vivo. Scendono teatro, cinema e anche la pop! Certo questa e’ una notizia a sorpresa ma che…non mi sorprende. Ero veramente sicuro che, in tempi di crisi economica e fuori dalla bulimia consumistica e dalla stressante velocità della vita iper-materiale, avremmo fatto confluire la nostra concentrazione più sul versante  della musica eseguita dal vivo senza l’ausilio di elettronica (molti, anzi troppi, la chiamano “in formato acustico” oppure “unplugged” e che orrore). Una musica umana amplificata invece con il proprio corpo, voce e cassa acustica naturale, oppure dal suono stesso che prepotentemente sibila nell’aria dagli strumenti a fiato! Oppure  pensiamo all’anima di un albero che si tramuta in un violino con le sue vernici magiche di uno Stradivarius stese sul legno per effetto di anni ed anni di tentativi artigianali nella polvere di una stanza anonima.

Ma noi parliamo di cose reali. Parliamo di esseri umani che con strumenti di legno oppure di metallo, muovono prodigiosamente le loro dita per dare vita ad un evento di suoni.

L’altro versante su cui le persone possono dedicare maggiormente la loro attenzione, in una situazione economica negativa, è il campo spirituale. Parliamo di maggiore concentrazione, nella lezione di umiltà che una crisi economica ci offre, rivolgendoci verso la sofferenza dei poveri, delle persone sfortunate. In sostanza arriviamo al cuore delle situazioni umane anzichè sbuffare oltre (e molto oltre) il dovuto, per stupide contingenze di ordine materiale. Una persona prega, congiunge le mani ed intrecciandole dimostra il segno di pace. Ognuno interpreta poi il segno della croce a modo suo e le sue movenze saranno diverse da ogni altra persona. Un sorriso di felicità nell’aiutare il prossimo e tante manifestazioni non mediate da mondi artificiali, ci fanno  vivere nella sfera umana attiva! La spiritualità e la musica hanno in comune l’immediatezza del gesto reale ed umano!

La musica dal vivo. Nessun filamento elettrico, nessuna amplificazione: siamo noi che attraverso un complesso organismo umano, fatto di una sensibilità che nessuna macchina elettronica può imitare, emettiamo dei suoni con prodigi di tecnologia umana dovuta alle sapienti mani di artigiani che per secoli si sono tramandati segreti e segreti e segreti e segreti. Scoperte, invenzioni, trovate geniali, per produrre degli strumenti musicali sempre più prodigiosi. Pensiamo a quanti si sono sacrificati per portarci il meglio del suono possibile. La musica dal vivo! Mi vorrei soffermare su di un libro bellissimo di quasi quattrocento pagine scritto dal Maestro Renato Meucci, direttore del Conservatorio di Novara, intitolato STRUMENTAIO – Il costruttore di strumenti nella tradizione occidentale.

Uno scritto prezioso che ci fa capire quante persone vissute nell’anonimato hanno contribuito alla causa della musica dal vivo, ognuna apportando modifiche fondamentali per migliorare gli strumenti.  Lo Strumentaio! Il fabbricatore di strumenti musicali! Sono arrivato a questo libro per pura coincidenza. Giorni addietro decisi di far revisionare il mio flauto. Erano tanti anni che tiravo avanti senza l’ausilio di una revisione meccanica. In una telefonata con Iris Cantelli, vedova di Guido Cantelli il pupillo di Arturo Toscanini e suo successore alla direzione stabile della Scala di Milano (!!), gli raccontavo di questa cosa e lei con grande gioia mi ringraziò di avergli parlato di un settore che aveva completamente ignorato e cioè quello degli aggiustatori di strumenti. Mi invitò ad andarla a trovare e decisi così di portare un altro mio flauto di riserva (quello con cui suono è appunto in revisione), per illustrarle la meccanica ed i prodigi tecnici con cui nei secoli si è sviluppato questo meraviglioso strumento. E lei mi prestò a sua volta il libro di cui sopra.

Mi servono ora poche righe ancora per estrapolare dalle centinaia di pagine che ho letto l’essenza del discorso. Quello che vorrei testimoniare in questo contributo per gli amici Papaboys è che la vita di tutti i giorni, la routine, l’abitudine, il consumismo, la materialità, ci fanno dimenticare o addirittura ignorare che dietro il successo della bellezza delle arti vi è enorme fatica, passione,  abnegazione, spirito di sacrificio. Ma ancora vi è un grande gioco di squadra della storia e della tradizione. Migliaia di persone si sono passate la palla e hanno collaborato insieme e nelle diverse epoche al perfezionamento degli strumenti musicali. Salta all’occhio in questo libro la lunga e laboriosa storia dei piatti che si usano nella batteria moderna: si deve fare un cammino a ritroso nel tempo addirittura al 1623! Un alchimista di Istanbul Avedis Zildjian scoprì un valido ed esclusivo modello di fusione del metallo (80 % di rame e 20 % di stagno ed una minima parte di argento), che rimase segreto di famiglia per tre secoli e mezzo! Tornando ai nostri giorni a proposito di metalli, il mio flauto è stato costruito da un geniale artigiano tedesco che, essendosi documentato su che tipo di argento usassero per costruire i Louis Lot (flauti pregevoli con un suono bellissimo) e venendo a scoprire che erano in argento a 925 anzichè 800, ne costruì diversi esemplari fra cui il mio. Tornando al libro si certifica che, verso la metà dell’ottocento, i lavoratori impiegati nel campo della costruzione di strumenti musicali, lavorano dodici ore al giorno! Addetti alla tastiera, addetti alla tavola, accordatori, intagliatori, ebanisti, verniciatori, pulitori,  addetti ai mantici, lavoratori di madreperla, addetti ai pistoni, rifinitori, ecc., formano il grande esercito. Molti sono immigrati e celibi che alloggiamo in locande prive di igiene. Solo uno su cinque del totale ha un contratto scritto! La maggior parte di loro vive nella miseria. Dati che fanno rabbrividire: una legge del marzo 1841 regola il lavoro infantile nel settore, specificando che i minori di otto anni non possono lavorare sulle macchine a motore o su fuoco continuo, che tra gli otto e i dodici anni non possono lavorare più di otto ore e che dai dodici ai sedici non più di dodici, tutte regole che quasi mai sono applicate!

Vorrei che tutti coloro che leggono questo umile scritto, pensino per un attimo a quei bambini che hanno ignorato la gaiezza dell’infanzia per sacrificarsi nel lavoro. Vorrei che tutti voi pensaste a quanto sacrificio c’e’ dietro la musica e a quante migliaia di ore di esercizi ci si deve sottoporre per eseguirla bene dal vivo. Io studiavo sei ore al giorno in una soffitta imbottita di moquette e pannelli assorbenti per non disturbare i vicini. In estate, dove pochi centimetri sopra vi batteva il sole, il piccolo ambiente si surriscaldava e quindi, senza climatizzatore avevo a portata di mano un…. asciugamano.

Chiudo questa piccola testimonianza per dirvi che sono felice anche dopo tanti anni e dopo tante delusioni di essere un musicista! La nostra classifica si sta… muovendo e chissà magari un giorno vinceremo anche il campionato. Vincerlo significherebbe aver inondato le nostre chiese di musiche d’organo, di musica sacra, avere un Concerto di Capodanno in mondo-visione, concorsi internazionali, una orchestra giovanile che gira il mondo come quella formata da israeliani e palestinesi. E magari vinciamo pure una Coppa se impediamo ad un regista folle di far cantare in una Traviata nella prima al Teatro alla Scala, Violetta ed Alfredo mentre fanno l’impasto per la pizza!

Oggi, tornando alla realtà di questo piccolo salto di classifica che ci fa uscire dalla zona retrocessione, mi rimane il magro elenco da dare a mia sorella che, emigrata in Germania, torna a Roma in vacanza e mi chiede di prenotare un concerto per i primi giorni del nuovo anno: macchè elenco, un solo spettacolo ovvero “Lo Schiaccianoci” un balletto dal vivo con …… base orchestrale registrata che fa il paio con la rappresentazione del Lago dei Cigni andata in scena al Teatro dell’Opera, anch’essa con la base orchestrale registrata per uno sciopero ……dell’Orchestra!

Marco Celli Stein

Musicista e Direttore d’Orchestra

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