Home News Finis Mundi Isole Salomone: 'vescovo volante' porta alla gente la Porta Santa

Isole Salomone: ‘vescovo volante’ porta alla gente la Porta Santa

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Una Porta Santa itinerante che vuole portare il messaggio di misericordia agli abitanti dell’arcipelago delle Isole Salomone, a sud dell’Oceano Pacifico. E’ stata questa l’iniziativa, pensata da mons. Luciano Capelli, vescovo da sedici anni della Diocesi di Gizo, per essere vicino ai suoi parrocchiani che a causa delle grandi distanze tra le isole, non sarebbero riusciti facilmente a raggiungere la Cattedrale.

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San Giovanni Porta Santa

E proprio per lo stesso motivo, il presule da alcuni anni usa un piccolo aereo ultraleggero che gli consente di portare la Parola di Dio tra le popolazioni tribali e che gli è valso l’appellativo di “vescovo volante”. L’iniziativa di una Porta Santa pellegrina è stata accolta con grande gioia dagli abitanti di quelle terre. Ascoltiamo lo stesso mons. Capelli al microfono di Marina Tomarro per Radio Vaticana:

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R. – È stata un’esperienza fantastica portare la Porta Santa. Quando insieme ai sacerdoti abbiamo deciso, non sapevamo cosa fare, come far capire alla gente la Misericordia Dio, come potevamo sentirci parte della Chiesa universale. Allora, abbiamo scoperto questo modo di portare la Croce con la Porta Santa. La gente non può andare alla Porta Santa? Portiamo la Porta Santa alla gente. È stato fantastico ed ha coinvolto tutti i villaggi, è stata un’esperienza bellissima, di espressione culturale, di danze, di altre iniziative, poi la Liturgia della Parola, l’esperienza del perdono, della misericordia di Dio e infine la sfida del perdono reciproco. Trovandoci agli estremi confini della Terra non ci sono giudici, non ci sono avvocati, ma i conflitti ci sono. Quindi la presenza della Porta, la motivazione della fede, ha portato come conseguenza una bella cerimonia di riconciliazione culturale, molto viva, nella Melanesia.

D. – Come vivono le popolazioni di queste isole?

R. – Non è gente che parla tanto; è gente isolata dove non arrivano i servizi sanitari di base e di educazione. È gente che ha sempre vissuto nella propria tribù sopravvivendo di quello che la foresta e il mare concedono ogni giorno. Quindi la gente è contentissima di vedere sia il sacerdote che il vescovo. La gente è aperta, ricettiva, in attesa di messaggi. Allora questa è stata una cosa un po’ nuova per loro: essere vivi l’uno per l’altro, poter comunicare con qualcuno che ti ascolta.

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D. – Quali sono i rapporti con le altre religioni?

R. – Nelle isole Salomone ci sono stati gli anglicani. Quindi circa il 40 percento della popolazione è anglicana ed ha ottimi rapporti con il 20 percento circa dei cattolici, il dieci percento sono metodisti, poi ci sono altre fedi. Si lavora insieme per dare alla gente quei servizi che lo Stato non può dare. Quindi è una comunione di Chiese.

D. – Lei ha il soprannome di “il vescovo volante” perché ha un piccolo aereo con il quale va da un’isola all’altra…

R. – Prima di tutto ci troviamo su una quarantina di isole con centinaia di chilometri di Oceano Pacifico con possibilità di cambiamento di clima da quando si parte in barca a quando si arriva. Allora andare in aereo vuol dire in un’ora e un quarto, un’ora e mezzo, raggiungere tutte le parti della diocesi. Questo è fantastico! Non si tratta dell’ebbrezza del volare, ma del dopo volo, perché puoi andare dove prima non potevi o andavi una volta ogni due, tre anni. Adesso io posso andare tre o quattro volte all’anno in tutti i posti ad incontrare la gente.

D. – Portare il Vangelo ai confini della Terra. Lei queste parole le ha proprio prese alla lettera. Cosa vuol dire per lei questa sua missione che dura ormai da ben 16 anni nelle isole Salomone?

R. – Per me vuol dire solo una cosa: la presenza, esser presente, fedele al mio motto “In alto i cuori”. Incoraggiare per me è questo. L’evangelizzazione in queste popolazioni è l’amicizia, il capire, lo stare insieme, il condividere e innalzare i cuori. Questa è la vera religione, la vera evangelizzazione: portare un messaggio id speranza.

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D. – Da quella latitudine come viene visto Papa Francesco? Quali sono i messaggi che arrivano maggiormente?

R. – Quel messaggio della Laudato si’ è stato fantastico per loro, parla della natura e loro vivono nella natura, della natura. L’altro messaggio è quello della misericordia … anche lì non essendoci modi e mezzi per riconciliarsi hanno capito il valore della riconciliazione ed il perché. Poi per me anche il messaggio di Papa Francesco attraverso il cuore, quell’abbraccio che mi ha dato quando sono andato a trovarlo due anni fa è stata un’esperienza indimenticabile. Perciò, il messaggio, la sua semplicità, il suo abbraccio sono veramente acqua viva per noi che siamo agli estremi confini del mondo.

Redazione Papaboys (Fonte it.radiovaticana.va)

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