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Iraq: l’avanzata dei jiadisti e la fuga dei cristiani

«Il 90 per cento della popolazione di Qaraqosh è fuggita durante i combattimenti tra curdi e terroristi. Se la città cade non so come potranno difendersi gli altri villaggi». È molto preoccupato padre Wahel Tooma, superiore generale cattolico caldeo del monastero di Ormisda, ad Alqosh, a 45 chilometri da Mosul nel Kurdistan. L’Isil (Stato islamico dell’Iraq e del Levante) avanza nella vicina piana di Ninive in Iraq e il suo convento e il villaggio vicino, che già ospitavano 40 famiglie fuggite da Mosul, ora ne hanno accolte altre 60 da Qaraqosh «ma non abbiamo più posto». Qaraqosh, ad appena 28 chilometri da Mosul, era abitata da 50 mila abitanti al 90 per cento appartenenti alla Chiesa siro-cattolica.

Padre Tooma, qual è la situazione a Qaraqosh? È brutta, ci sono i bombardamenti, infuria la guerra tra terroristi e curdi e più del 90 per cento della popolazione è scappata. Sono andati ad Erbil e Alqosh. Nel villaggio che appartiene alla proprietà del monastero abbiamo ormai 100 famiglie. Abbiamo aperto anche la chiesa del villaggio per sistemarli ma la situazione è drammatica. Non ce lo aspettavamo proprio in questi giorni: stiamo cercando di aiutarli. Sessanta famiglie sono arrivate tra ieri e oggi: abbiamo aperto tutte le scuole e le case per loro. Ogni posto libero l’abbiamo messo a disposizione. Purtroppo nessuna organizzazione è arrivata per portarci degli aiuti e noi stiamo cercando di fare quello che possiamo per tutti ma non abbiamo più posto per ospitare nessuno ormai. Non sappiamo se tutto questo finirà domani, dopodomani o tra un mese.

Come vi sentite in questo momento? Io sono molto preoccupato, la situazione ci fa paura. Se Qaraqosh cade, non sappiamo come gli altri villaggi potranno resistere. Ringraziamo il Kurdistan che sta lottando per fermare questi banditi e ringraziamo Dio, ma non sappiamo cosa succederà domani.

Diverse voci dicono che a Mosul i terroristi hanno applicato la sharia e imposto il tributo umiliante ai cristiani. Purtroppo è tutto vero. Ora la situazione è abbastanza tranquilla ma non sappiamo che cosa succederà domani, forse cominceranno a far del male ai cristiani. Una statua della Madonna è stata distrutta, hanno applicato una mentalità islamica estremista e anche se non hanno ancora cominciato a lottare contro i cristiani non sappiamo domani cosa succederà. Io mi chiedo perché gli Stati occidentali non facciano niente per mettere fine a questa guerra in Iraq. Ognuno fa solo i suoi interessi ma nessuno pensa a queste famiglie, a questa gente povera.

Quanti cristiani sono rimasti a Mosul? Non si sa, non ci sono comunicazioni. Circa l’80 per cento dei cristiani è scappato, il 20 per cento al massimo è rimasto in città perché non ha trovato il modo di fuggire. Vorrei fare un appello. Trovate una soluzione per la povera gente, non solo per i cristiani ma per tutto il popolo iracheno. Il sangue scorre per le strade, la gente ha paura, le donne arrivano piangendo, i bambini tremano dalla paura per gli spari e le bombe. Fino a quando la terra irachena dovrà subire tutto questo? Dov’è la coscienza umana dei paesi più grandi che hanno il potere di mettere fine a questa situazione drammatica nei paesi dove c’è una mentalità islamica? Fino a quando il popolo iracheno dovrà pagare? Non possiamo più resistere davanti dal terrorismo, alle bombe e a tutto questo. di Leone Grotti

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