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Il Santo di oggi 17 Febbraio 2020 San Teodoro di Amasea, Soldato e Martire

Oggi la Chiesa ricorda San Teodoro di Amasea, Martire

San Teodoro di Amasea
San Teodoro di Amasea

San Teodoro Tirone, martire che, al tempo dell’imperatore Massimiano, per aver confessato la sua fede cristiana fu violentemente percosso e gettato in carcere e, infine, dato a bruciare sul rogo. 

 

Patronato: Militari, reclute, Brindisi

Etimologia: Teodoro = regalo, dono di Dio, dal greco. In veneto Tòdaro

Emblema: Palma

LEGGI: Lettura e commento al Vangelo di oggi

La vita

Nasce alla fine del III secolo in Turchia. Poche sono le notizie della sua nascità e infanzia. Fu, arruolato nell’esercito romano e trasferito con la sua legione nei quartieri di Amasea (Anatolia) al tempo dell’imperatore Galerio Massimiano. 

Improvvisamente fu promulgato un editto per cui si ordinava ai soldati di sacrificare agli dei.

Teodoro che era un cristiano si rifiutò nonostante le sollecitazioni del tribuno e dei compagni. Gli fu concesso un tempo per ripensarci ma egli ne approfittò per incendiare il tempio di Cibele (Madre degli dèi) che sorgeva al centro di Amasea presso il fiume Iris.

La morte

Ricondotto in tribunale fu torturato con il cavalletto e poi gettato in prigione a morire di fame. Lì ebbe celesti e confortanti visioni.

Infine, fu condannato a bruciare vivo, ciò avvenne il 17 febbraio probabilmente fra il 306 e il 311 d.C.

Il suo sepolcro stava in una piccola località Euchaite vicino ad Amasea (odierna Aukhat in Turchia) che nel secolo X fu chiamata anche Teodoropoli.

San Teodoro di Amasea
San Teodoro di Amasea

Il culto

Il suo culto si propagò in tutto l’Oriente cristiano e successivamente nell’impero Bizantino. In Occidente la prima traccia di un culto a lui tributato deve considerarsi il mosaico absidale tuttora esistente nella basilica dei santi Cosma e Damiano al Foro Romano eretta nel 526-30. 

Monasteri a lui dedicati esistevano già alla fine del secolo VI a Palermo, Messina, Ravenna, Napoli; a Venezia fino al sec. XII fu invocato come patrono della città e poi sostituito con s. Marco.

Secondo un’antica tradizione il suo corpo fu trasferito a Brindisi dove è conservato in un’urna-reliquiario di argento nella Cattedrale. 

Fonte santiebeati.it – Autore: Antonio Borrelli

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