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I miracoli della Madonna d’Oropa. Ogni Giorno Una Lode a Maria, 6 marzo 2024

Sul fianco sinistro del Sacello della Madonna d’Oropa, vi sono tre lapidi in marmo con scritte in latino che si riferiscono ai tre miracoli riconosciuti giuridicamente dall’Autorità Ecclesiastica e autenticati da regolari processi canonici.  

Madonna d'Oropa
I miracoli della Madonna d’Oropa

Essi sono: Giovanni Sà rimase, all’età di otto anni, senza parenti e privo d’ogni risorsa. La sua vita cambiò quando quattro ladroni dopo averlo derubato, gli tagliarono la lingua con una forbicina. Così muto, visse per undici anni di elemosina e con il lavoro delle proprie mani. Nell’anno 1661 si recò ad Oropa e nel supplicare la Vergine Santissima recuperò la lingua. Conosciuto il fatto, il Vescovo di Vercelli istituì il processo canonico. Furono sottoposti a lungo interrogatorio il miracolato e i testimoni, tra i quali il podestà, il Parroco e il medico.

Si interpellarono i migliori teologi della Diocesi e si emesse la seguente sentenza: «Diciamo, pronunciamo e dichiariamo che a Giovanni Sà.. fu restituita miracolosamente parola e lingua, che gli era stata amputata e che questo fatto accadde sopranaturalmente e miracolosamente. E così per puro e vero miracolo si deve giudicare e pubblicare, concorrendo in esso tutte le condizioni richieste alla essenza d’un vero miracolo».

Sulla lapide posta all’esterno del Sacello sta scritto: JOANNE S.A. NATIONE SABAUDUS PATRIA CAMBERINSIS ELINGUI PRECE VIRGINEM IMPLORANS QUÆlig; VERBUM DEI MUNDO DEDIT EXECTAM PRÆ DONUM SEVITIA PROPE RADICES LUSTRA ANTE ALIQUOT LINGUAM HIC MOMENTO RECEPIT ET AD DEIPARÆ LAUDES VOCIBUS SUIS SAXUM HOC ERUDIVIT – ANNO SALUTIS MDCLXI SEPTID MARTIL –
Traduzione: “Giovanni Sà di Nazione Savoiarda di nascita Chambery, implorando con una prece senza lingua la Vergine che diede al mondo il Verbo di Dio, ricevette di nuovo la lingua tagliatagli per crudeltà da alcuni predoni fino alla radice svariati anni prima, qui in un momento e con la sua voce istruì questa pietra alle lodi della Madre di Dio”.

LA STORIA INCREDIBILE E VERA

Giovanni Battista Perrone nell’anno 1718 venne fatto prigioniero dai turchi i quali lo sollecitarono a rinnegare la fede cattolica, al rifiuto gli venne mozzata la lingua. I Padri Francescani lo riscattarono così poté ritornare in Piemonte. Venne ad Oropa per l’incoronazione del Taumaturgo Simulacro di Maria d’Oropa e ottenne la grazia: nell’istante in cui Monsignor Gattinara Vescovo di Alessandria adagiò sul capo della Vergine il nuovo diadema, si sentì crescere la lingua e recuperare la parola. Come nel caso precedente si istituì un processo canonico che si concluse nell’anno 1724, approvando come miracolo «il recupero della lingua e della parola da parte di Giovanni Perrone».

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Ogni Giorno Una Lode a Maria, 6 marzo 2024

Giovanni Vallet nacque sano, ma all’età di nove anni sopraggiunge una malattia che lo portò alla paralisi e ad una totale immobilità. Giacque immobile per diciotto anni, poi nell’anno 1672, si raccomandò alla Madonna con voto di recarsi a piedi al Santuario d’Oropa in caso di guarigione. Fatto il voto, immediatamente guarì.

Il Vescovo d’Aosta Alberto Bailly, coadiuvato da nove Teologi e Canonici, istituì il processo canonico. Esaminati documenti, sentiti dottori e teologi il processo si concluse con la seguente sentenza: «..fu risanato in un istante e liberato.. dalla paralisi, e perciò approviamo e dichiariamo come miracolo la sanità ottenuta, dal detto Giacomo». Sulla lapide posta all’esterno del Sacello sta scritto:

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IACOBUS VALLET CAMPORCHIENSIS DIO ECESIS AUGUSTA TOTO CONVULSUS CORPORE NATURALIBUS DESTITUTUS OFFICIIS OCTODECIM ANNO IMMOBILIS IACUIT IN PRÆSEPIO OROPEAM VIRGINEM IMPLORANS SANITATI MOMENTO RESTITUTUS BENEFICAM GRATUS ADORAT – ANNO DOMINI MDCLXXII –

Traduzione: “Giacomo Vallet di di Champorcher della diocesi di Aosta sofferente di convulsioni in tutto il corpo, privato delle capacità naturali per diciotto anni giacque immobile in una stalla implorando la Vergine di Oropa, in un attimo fu restituito la salute, venera grato la sua benefattrice”.

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