Così la giovane Gemma sperimentò sul suo corpo la flagellazione di Cristo

Era tanto tempo che pregavo Gesù affinché mi togliesse ogni segno esterno, ma Gesù invece ecco che me ne aggiunge un altro: mi fece provare qualche piccolo colpo della sua flagellazione; ai dolori delle mani, piedi, testa e cuore vi aggiunse pure qualche altro di detti colpi. Sia sempre ringraziato. Infatti circa le ore cinque fui presa da un dolore tanto grande dei miei peccati, che mi sembrava di essere fuori di me: ma a questo spavento mi successe ben presto la speranza nella misericordia di Dio, che ben presto mi calmai.

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Non provavo ancora nessun dolore; dopo circa un’ora mi sembrò di vedere l’angelo mio custode, che teneva in mano due corone: una di spine, fatta a guisa di cappello, e l’altra di gigli bianchissimi. Al primo vedere, quest’angelo mi cagionò, come sempre, un po’ di paura, ma poi mi cagionò allegrezza; insieme adorammo la maestà di Dio, gridammo: «Viva Gesù!» forte forte, e poi, mostrandomi le due corone, mi chiese quale volessi.

Non volevo rispondere, perché padre Germano me lo aveva proibito; ma insisté, dicendomi che era lui che lo mandava, e per darmene un segno che veramente era lui che lo mandava, mi benedì nella maniera che era solito benedirmi lui, e fece l’offerta di me all’eterno Padre, dicendomi che dimenticassi in quella notte me stessa e pensassi ai peccatori.

Fui persuasa di queste parole, e risposi all’angelo che avrei scelta quella di Gesù; mi mostrò quella di spine, e me la porse; la baciai più volte, e l’angelo spari, dopo averla posta sulla mia testa. Cominciai allora a soffrire, nelle mani, piedi, e il capo; più tardi poi per tutto il corpo, e sentivo dei forti colpi. Passai la notte in quel modo; a forza la mattina mi alzai, tanto per non far conoscere le cose tanto grosse; i colpi e i dolori li sentii fino circa le due; verso quest’ora tornò l’angelo (e per dire il vero, quasi non potevo più reggere), e mi fece star bene, dicendomi che Gesù aveva avuta compassione di me, perché sono piccina, e ero incapace di arrivare a soffrire fino all’ora che Gesù spirò.

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Dopo stetti bene; mi sentivano però tutti gli ossi, e appena potevo reggermi in piedi. Ma una cosa mi affliggeva: vedevo che i segni non erano spariti; anzi nelle braccia e in qualche altra parte del corpo (mi avvidi mentre mi vestivo) ci avevo del sangue e qualche segno dei colpi. La mattina, quando feci la comunione, pregai con più forza Gesù, che mi togliesse i segni, e mi promise che il giorno della sua Passione me li avrebbe tolti. Seppi che la Passione era martedi, e dei venerdi non ne dovevano più passare.

Venerdì poi ultimo, dei segni nel capo, nelle mani, nei piedi e nel cuore non ce ne era; ma Gesù per la seconda volta mi fece sentire di nuovo qualche colpetto: mi venne un po’ di sangue per qualche parte del corpo, ma spero che Gesù presto mi toglierà pure questo. La povera GEMMA.




Redazione Papaboys 

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