Conosci San Pellegrino in Alpe? Il santuario dell’eremita che fu dichiarato santo a furor di popolo

Ogni anno, il primo di agosto, San Pellegrino in Alpe brulica di fedeli. Nel piccolissimo paese sull’Appennino ormai vivono soltanto undici persone, ma il culto del santo da cui prende il nome è sentito ancora così profondamente nella zona e non solo, che moltissimi devoti salgono fin quassù, a 1.524 metri di altitudine.

La Nostra Storia – blogger

La tradizione è tenuta viva dalla comunità di Fontanaluccia, frazione di Frassinoro (come San Pellegrino) da cui proviene anche il coro della parrocchia che anima la Messa. Da lì, infatti, ogni anno un gruppo di pellegrini parte a piedi alla volta del santuario e attraversando sentieri di montagna termina il suo cammino con la Via Crucis.
LA VIA CRUCIS CON I FIGLI
Gloria, 33 anni, originaria di Fontanaluccia, ci tiene a seguire l’insegnamento che le hanno tramandato i nonni e lo condivide con il marito Mattia, 39 anni, e i loro quattro figli: «La mia famiglia ha sempre fatto questo pellegrinaggio a piedi, si arriva al Passo delle Radici attraversando i boschi o in macchina e poi tutti insieme si fa l’ultimo pezzo di cammino seguendo la Via Crucis». Per Mattia è importante trasmettere il vero significato di questa esperienza ai bambini, spiegandolo con parole semplici, perché possano comprenderlo sin da piccoli: «Da tre anni faccio il cammino con due delle nostre bambine, partiamo alle 7 del mattino in gruppo, insieme al parroco di Fontanaluccia, e ci vogliono tre ore di camminata per arrivare al passo. Poi un’altra buona mezz’ora fino a su. Le bambine stanno iniziando a vivere il percorso non solo come escursione ma anche come esperienza spirituale».
Quest’anno ha partecipato anche un folto gruppo di pellegrini che, accompagnati dalle associazioni di ex Carabinieri e Alpini di Modena, e diretti al Monte Cimone per festeggiare la Madonna delle Nevi, hanno fatto una deviazione per essere presenti alla festa in onore di san Pellegrino.
TRA STORIA E LEGGENDA
L’aria pura e un panorama magnifico tra le valli inondate dal sole li accolgono dopo la lunga camminata. Già prima delle 11 la piccola chiesa si riempie completamente per la Messa celebrata dal parroco, don Fulvio Calloni, insieme al vicario generale della diocesi di Lucca Michelangelo Giannotti, in sostituzione del vescovo Italo Castellani che non poteva essere presente.
Nell’omelia don Fulvio richiama i fedeli a cogliere il senso genuino della scelta fatta dal santo, guardando al di là della leggenda. Intorno alla sua figura, infatti, nel corso dei secoli si sono intrecciate verità e narrazioni popolari prive di riscontri storici: figlio del re Romano di Scozia nel VI secolo, appena sedicenne avrebbe abbandonato averi e agi per votarsi a una vita di eterno pellegrinaggio, prima in Terrasanta, poi in Italia, all’inizio nel Gargano e in seguito a Roma, per poi ritirarsi in un eremo della Garfagnana e condurre una vita di preghiera e carità affiancato da san Bianco, un brigante convertito. Avrebbe vissuto in un faggio cavo, perennemente tentato dal diavolo. Esasperato dalle provocazioni di Satana, avrebbe risposto con un potente schiaffo, tale da mandarlo a forare una montagna vicina (il Monte Forato).
SANTO A FUROR DI POPOLO
Perché sia chiaro che la leggenda è appunto leggenda, il parroco sottolinea che «il significato profondo dell’insegnamento di san Pellegrino è una scelta radicale di vita evangelica, carità e preghiera, ed è su questo messaggio così forte che dobbiamo riflettere. Il pellegrinaggio non può consistere soltanto nel venire a piedi al santuario e chiedere la grazia al santo».
Forse non tutti i fedeli sanno che Pellegrino e Bianco non sono stati canonizzati dalla Chiesa, ma sono diventati santi per acclamazione, a furor di popolo, perché, come spiega don Fulvio, storicamente, la pratica della canonizzazione è iniziata più tardi, attorno all’anno Mille. Ma il culto di questi due santi, come quello di altri, è autorizzato dalla Chiesa. E, comunque, a credere in san Pellegrino e a chiedere la grazia sono tanti: lo testimoniano i moltissimi bigliettini lasciati dai devoti nei cestini accanto all’altare e i graffiti incisi nel marmo del basamento della teca di cristallo che contiene le reliquie dei due eremiti. Intorno al 1600, infatti, i resti di Pellegrino e Bianco sono stati esumati dalla doppia urna che li custodiva e quindi composti, con abiti di seta e corone, uno accanto all’altro nella teca attuale. Proprio di recente, racconta il parroco, la teca è stata aperta per ricomporre le spoglie, messe in disordine dal terremoto che ha colpito l’Emilia nel 2013.

da trekking.it





LA CROCE VECCHIA E LA NUOVA
Al termine della Messa, i fedeli escono e si assiepano dietro la chiesa – sul luogo dove si dice sia morto san Pellegrino – per il momento conclusivo della celebrazione annuale, la cerimonia del cambio della croce. Qui, infatti, c’è una ruvida croce composta da due sottili tronchi di faggio che, secondo una tradizione antica, ogni anno viene sostituita «come simbolo del rinnovamento dei nostri impegni di vita cristiana», spiega il parroco. La nuova croce, portata a spalla da alcuni devoti, viene issata al posto della vecchia e poi benedetta. Subito i fedeli si avvicinano e ne staccano frammenti di corteccia da portare a casa. Un rituale a cui nessuno vuole rinunciare: fino al prossimo anno, quel pezzetto di corteccia benedetta sarà custodito come un prezioso ricordo.
IL FIGLIO DI UN RE E UN BRIGANTE CONVERTITO
San Pellegrino è rappresentato sempre secondo l’iconografia classica con la conchiglia, il bastone, il rosario, la bisaccia e la mantellina chiamata appunto pellegrina. Il luogo su cui sorge la chiesa è sul valico appenninico a cavallo tra Toscana ed Emilia, luogo molto frequentato da viandanti e pellegrini sin dall’antichità. Così come a suo tempo san Pellegrino offriva loro rifugio dal freddo e dai briganti, anche i frati di san Pellegrino, che in seguito si occuparono della chiesa e dell’ospizio adiacente, promuovevano l’accoglienza. Con il tempo, l’accresciuta importanza del valico ha fatto aumentare il numero dei pellegrini e ha richiesto la costruzione di un edificio più grande.
ORGANIZZARE LA VISITA
San Pellegrino in Alpe è il borgo abitato permanentemente più alto di tutto l’Appennino italiano, a 1.524 metri di altitudine, e ha la particolarità di appartenere a due Comuni in due regione diverse: Castiglione di Garfagnana (in provincia di Lucca, Toscana) e Frassinoro (in provincia di Modena, Emilia Romagna).
IL SANTUARIO
La chiesa attuale, eretta a parrocchia nel 1920, deriva dall’ampliamento, intorno al XV secolo, di una chiesa precedente, dedicata sempre a san Pellegrino in Alpe. Si trova sulla strada provinciale SP71, chiamata anche Provinciale della Garfagnana sul lato toscano, che taglia il paese a metà. Venendo dall’Emilia lo si può raggiungere anche attraverso il Passo delle Radici.
LE CELEBRAZIONI
La Messa viene celebrata ogni domenica alle 11. In agosto la Messa viene celebrata tutti i giorni alle 11 e alle 17. Telefono e indirizzo della parrocchia: 0583-649067, via del Voltone 2, 55030 San Pellegrino in Alpe (LU).
Testo di Marta Giaccone e Giacomo Fierro




Fonte credere.it

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