Claudio Cia: ‘sulla famiglia non si può essere tiepidi o ambigui’

Claudio, nei mesi scorsi nei social network sei stato accusato di omofobia, di fascismo, e di tanto altro per aver sostenuto a voce alta la famiglia naturale. Ci puoi spiegare cosa è avvenuto? Il 5 giugno 2013 avevo depositato la mozione “I diritti dei bambini non sono quelli delle coppie gay” cosa di cui si era interessata la stampa nazionale, quella locale e perfino radio 24 nel programma “La Zanzara”. Da 9 mesi è pubblicata sia sul mio sito (www.claudiocia.it) che sulla mia pagina Face book senza proteste da parte di associazione gay e affini. Improvvisamente il 26 febbraio 2014 è iniziato il finimondo, non solo sui social network, ma anche nella mia città dove, verso le 21:30 dopo aver partecipato al Consiglio comunale di Trento, tre marcantoni mi hanno fermato, ingiuriato dandomi dell’omofobo, nazista, fascista, oscurantista ecc. Sono arrivati a minacciarmi di aggressioni fisiche se avessi continuato a perseverare nelle mie convinzioni. Ho avuto paura, tanta paura, ma questo non è un buon motivo per rinunciare ad essere un uomo libero.

Sembra che ci troviamo dentro una dittatura che non consente il “dissenso”, alle nuove forme di ideologie. Quali saranno gli effetti nel futuro, della teoria del genere nella vita sociale? Siamo sotto ricatto dell’omofobia, ci vogliono ingessare il pensiero, ci trasformano in mostri perché il nostro parlare perda di autorevolezza.  Molti hanno paura di esporsi e la nostra paura è la loro forza. Distruggono il mondo dell’evidenza naturale per imporci quello prodotto dalla norma giustificando la stessa con presunte evidenze scientifiche di cervelli frullati funzionali al sistema e alla “biopolitica”. Questo produrrà una ferita alla famiglia che viene ulteriormente espropriata della sua vocazione: crescere e preparare le nuove generazioni.

Nel DDL Scalfarotto, è previsto un articolo che proibirà qualsiasi forma di protesta nei confronti dell’ideologia LGTB. Non è il caso di parlare di discriminazione al contrario? E’ il risultato di una dittatura sottile che ha fatto del vittimismo un arma per imporre il silenzio e prendere il posto della ragione che produce argomentazione razionale, del buon senso delle evidenze che vengono dalla natura. Il DDL Scalfarotto è un offesa alla democrazia e  calpesta il sangue di uomini e donne che hanno dato la vita perché l’uomo possa vivere la libertà di pensare e cominciare.

Nel tuo documento del giugno 2013 riconoscevi “senza ambiguità il diritto di ogni persona a sentirsi legittimata, rispettata e non giudicata nell’esteriorizzare e vivere la propria affettività, ma non quello di espropriare la famiglia naturale di ciò che le appartiene e la identifica in ogni tempo e cultura. Pretendere di usare il termine «famiglia» per indicare ogni qualsivoglia forma di unione è una forzatura che impoverisce tutti, aumenta la confusione e non è certamente l’antidoto alla discriminazione”… La politica spesso si ritrova a parlare e a dibattere sulla famiglia producendo documenti, programmi elettorali, normative che, almeno sulla carta, si propongono di difenderla e sostenerla. Ciò che colpisce è che, mentre le viene riconosciuto di essere una «materia prima», non viene mai definito cosa in effetti s’intende per famiglia e quando questa debba essere considerata tale: questo fa si che l’iniziativa politica di fatto sia priva di soggetto e quindi senza un destinatario certo. Un’ambiguità volutamente cercata per preparare il comune sentire all’uso di detto termine e di conseguenza all’accesso alle stesse opportunità, compresa l’adozione di bambini, previste dal quadro normativo anche alle nuove e rampanti tipologie di unione che avanzano: unioni gay, ecc. La pretesa di usare questi termini non è accidentale e l’ambiguità è l’humus ideale per quanti vogliono sovrapporsi alla famiglia naturale. Avendo noi un dizionario italiano così ricco di parole è mai possibile che, per queste unioni, non si riesca a individuare un diverso termine che sia rispettoso, esplicativo e che non derubi la famiglia anche del nome che da sempre la identifica e la caratterizza in tutte le latitudini dell’universo? Ho però il sospetto, anzi la certezza,  che l’obiettivo non è tanto voler essere riconosciuti legalmente ma piuttosto distruggere e sostituirsi alla famiglia.

Usare i termini “discriminazione” e “diversità”, per affermare le personali ideologie, è un’operazione mediatica molto forte e pericolosa, che stanno conducendo a danno dei cittadini. Quale rimedio può essere adottato affinché si possa fare chiarezza senza fraintendimenti? Su questi temi non dobbiamo essere tiepidi, ne ambigui. Fermezza, chiarezza, rispetto e verità devono contraddistinguerci da loro. Il rischio di essere etichettati come razzisti non deve farci nascondere ne tacere. Meglio essere odiati disprezzati per i valori che portiamo e difendiamo, che essere amati ed esaltati per la maschera che indossiamo! Il nostro coraggio lo dobbiamo ai nostri figli. Se invece scegliamo l’ambiguità, loro sono più bravi di noi e per questo avranno la meglio.

Le Lobby cercano di trasformare in legge i bisogni dei singoli, relativizzando la struttura antropologia dell’uomo. L’obiettivo delle lobby non è la volontà di riconoscere dignità ad una minoranza, ma quella di togliere cittadinanza alla famiglia, alla naturalità della persona e per questo promuovono leggi che ci impongono la regressione antropologica. La politica non dovrebbe, ma purtroppo è  china alle lobby, alle provocazioni di una minoranza di attivisti che sanno parlare il linguaggio dell’egualitarismo ideologico (sinonimo di indifferenziazione), che sanno sbandierare efficacemente il ricatto dell’omofobia che inibisce il pensiero e toglie a noi la libertà di denunciare i loro macabri progetti.

Nei giorni scorsi il parlamento Portoghese ha votato contro le adozioni dei minori alle coppie dello stesso sesso. I bambini hanno bisogno di un papà e di una mamma? Oppure –secondo il pensiero imposto-, sono oggetto dei desideri degli adulti che li usano per affermare le loro necessità? Demolire il mondo dei bambini, quello fatto di mamma e papà, è  un crimine contro l’umanità, quella più fragile, più silenziosa e difendere il diritto del bambino a vivere nel suo mondo non significa essere omofobo, nazista, fascista, oscurantista ecc. Un saggio pediatra di Trento scrisse «esistono da un miliardo di anni cellule “maschili e femminili”, “paterne e materne” e le madri hanno un ruolo specifico per la nascita e la crescita dei figli. Ruoli di padre e di madre sono legati a differenti ormoni e strutture del cervello. Dunque non complichiamo le cose semplici e anche qui, come nei cibi, cerchiamo di rimanere nel “biologico e naturale”»… «non abbiamo diritti di proprietà sui figli, non possiamo “avere un figlio” solo per realizzare il nostro bisogno di genitorialità. “Essere veri genitori” vuol dire saper  superare comportamenti secondo l’Avere e l’Apparire».

Dire con chiarezza di non essere d’accordo con il nuovo corso ideologico, ha portato la tua carriera politica ad un bivio. Se non ti “adatterai” quali saranno le conseguenze delle tue decisioni? Nessuna ambizione politica mi può far rinunciare a quello in cui fermamente credo. Fin quando avrà respiro lotterò perché anche i bambini del futuro, come quelli del passato, possano nascere e crescere sapendo di avere un papà e una mamma, non due lui o due lei, genitore uno e genitore due o un minestrone di appetiti. Di fronte a tale convinzione, la mia carriera politica è poca cosa.

Questa non è democrazia, ma dittatura ideologica, più spaventosa di quelle del secolo scorso… Concordo, non c’è nessun democrazia se non vi è giustizia e che giustizia c’è nell’imporre il silenzio per favorire logiche innaturali,  premeditare e pianificare il concepimento e la crescita di un bambino al di fuori di un contesto famigliare naturale privandolo di un papà e una mamma certi? Che giustizia c’è nel trasformare le scuole dei nostri figli in “luoghi di rieducazione” dove infondere pensieri e visioni ideologiche, demenziali e aberranti che spogliano di ogni dignità la famiglia e la persona? Dove non si rispetta la verità non c’è giustizia: che piaccia o no “la famiglia esiste perché a darle volto è l’unione tra un uomo e una donna aperti alla vita”, è una verità che non si presta ad essere confinata nel tempo.

Molti pensano che “rispettare gli altri” significa accettare senza condizioni le loro idee. In democrazia però non funziona così… Ora pare che le idee di pochi possono spegnere il pensiero di molti con il ricatto dell’omofobia: o ci ribelliamo o ci rassegniamo, a noi la scelta! La Commissione Europea ha rifiutato di riconoscere le sue radici cristiane ma non ha negato il finanziamento di progetti per i diritti delle “famiglie” arcobaleno, ad esempio, stanziando nel 2013 la cifra di 620 mila euro per arrivare a definire un libro bianco con le indicazioni legislative per uniformare le normative a livello comunitario.

Dunque non sei contro gli omosessuali… Non sono un Consigliere anti gay. Ogni persona deve poter sentirsi legittimata e non giudicata nell’esteriorizzare e vivere la propria affettività, ma questo non significa che io sia disposto a rincorrere e assecondare tutte le loro pretese e i loro appetiti.  Non confondo il quadro con la cornice e non sono disponibile a barattare il sole con una lucciola. Ad esempio la pretesa di adottare figli è un capriccio che va contro il buon senso e il bene del bambino non perché io dubiti che le coppie omosessuali sappiano amare, ma perché al bambino non basta l’amore, non  siamo una monocoltura ci vuole ben altro, come a noi non basta il pane per vivere. Siamo più esigenti di quanto vogliono farci credere.

Claudio, grazie per la sua attenzione. Vuole lanciare un ulteriore appello a sostegno della famiglia e dei bambini? Non bramo togliere bambini agli adulti che vivono una relazione omosessuale, messaggio che si è volutamente fatto passare per contrastare la mia iniziativa politica, ma mi batto e continuerò a farlo perché gli adulti non tolgano ai bambini la famiglia naturale. Voglio contrastare le pretese che umiliano la dignità, il diritto e il sogno dei bambini ad avere sempre e comunque una mamma e un papà; voglio che siano liberi di vivere una fantasia da bambini e non quella imposta dagli adulti. In questo spero di essere in buona compagnia. di Claudio Cia* – Consigliere  comunale di Civica Trentina per la città di Trento, a cura di Giovanni Profeta

Claudio Cia,
Claudio Cia Consigliere Comunale per la città di Trento.

* Claudio Cia, è nato a Rovereto il 30 aprile 1962. Fin da piccolo sono stato affidato alle cure di istituti gestiti da religiosi. Con l’età adolescenziale per anni ho vissuto, prima in seminario e poi in convento, con i frati minori diventando uno di loro. Sono stati anni pieni di positività, dove ho conosciuto santi religiosi che con pazienza mi hanno accompagnato in un cammino di discernimento che ha maturato in me il desiderio di costruire la mia vita e la mia famiglia. La mia famiglia é nata nel 2002 e dopo qualche anno due gocce di sole l’hanno riempita di luce e di calore. Nel 2007 la mamma delle mie stelline decise di interrompere il cammino insieme. Nella mia vita, questa è l’esperienza personale più dolorosa. Ora la mia famiglia sono le mie stelline che amo sopra ogni cosa e che tengo vicino e coccolo tutte le volte che posso. I valori danno volto e rivelano l’agire della persona.

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