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Ciccio e Tore i fratellini di Gravina morti 10 anni fa nella cisterna. Oggi li ricordiamo nella preghiera

Esattamente dieci anni fà furono ritrovati morti in una cisterna a Gravina di Puglia i due fratelli Pappalardo Ciccio (Francesco) e Tore (Salvatore) di 13 e 11 anni, scomparsi. Dapprima il padre fu accusato di omicidio, ma poi le perizie avvalorarono l’ipotesi di caduta accidentale. Ciccio morì poche ore dopo a causa di un’emorargia, Tore dopo una lunga agonia di fame, sete, freddo oltre che per ferite riportate. Ricordiamo questi due angeli nella preghiera e loro intercederanno per noi. Ricomincia tutto da qui, da una strada. Stretta, rumorosa, le case che non sono brutte e non sono belle, una curva, un’altra curva e poi la piazza giù in fondo. Sui balconi non sventolano più le bandiere dell´Italia mondiale. Non ci sono più nemmeno Francesco e Salvatore. Gravina in Puglia, via Casale numero 123. È dove abitavano, dove è partita la loro fuga dal mondo. Ricomincia e finisce qui la spaventosa storia dei “fratellini di Gravina”. Il padre assassino non è l´assassino. Il giallo non è un giallo. È tragedia, che non ha quasi niente di privato ma è una tragedia collettiva. Bimbi che scappavano per sopravvivere. Campagne magnifiche, città sotterranee, grotte, cisterne, anfratti e inconfessabili abitudini familiari. Il padre li ha uccisi, diceva la madre. La madre li ha rapiti, diceva il padre. Il compagno di lei è un porco, dicevano tutti. Quando Francesco e Salvatore spariscono i sospetti sono solo due: Filippo Pappalardi e Rosa Carlucci, il papà e la mamma di quei bambini bruciati dalla vita da quando sono nati. Diventano dieci i sospetti dopo una settimana, diventano cento – tutti i parenti – dopo un mese. E poi pedofili, satanisti, zingari, trafficanti di organi, gli immancabili “romeni”.

Sono scomparsi il 5 di giugno Francesco e Salvatore, l’anno è il 2006. Al tramonto, verso le 17,30. Francesco tredici anni, Salvatore undici, escono da via Casale numero 123. Li abbiamo ritrovati morti ad un altro tramonto. Il 25 febbraio del 2008. A due chilometri dalla loro casa, in un antico caseggiato abbandonato. In fondo a un pozzo. Il paese di Gravina in Puglia sapeva tutto di quei due bambini. E non sapeva niente. Sapeva del loro padre padrone, sapeva della madre sbandata, sapeva della maledetta esistenza che si dovevano trascinare addosso giorno dopo giorno i due fratellini. Le voci giravano in paese. Tutti conoscevano perché il Tribunale aveva preso quella decisione, perché aveva affidato Ciccio e Tore a un padre così violento che viveva già con un´altra donna, in un´altra casa, con altri figli. Con la madre non ci potevano stare più. E non perché Rosa – nonostante le sue fragilità – non fosse più una buona madre. Non ci potevano stare da quando lei aveva quel nuovo compagno, Nicola, “il vecchio” sussurravano a Gravina in Puglia. “Il vecchio” che poi è finito dentro per violenza su una bambina. Di seguito le tappe del caso.

5 Giugno 2006: E’ il giorno della scomparsa a Gravina di Francesco e Salvatore Pappalardi. Al momento della scomparsa da circa venti giorni per decisione del Tribunale dei minorenni sono affidati al padre Filippo che vive con una convivente, Maria Ricupero, le sue due figlie ed una figlia nata dalla seconda unione del genitore. Pappalardi è separato dalla moglie Rosa Carlucci, che vive con un’altra figlia minorenne della coppia a Santeramo in Colle (Bari).

Giugno 2006: Ricerche ininterrotte in città (compresi pozzi e anfratti), nella gravina , sulla Murgia, nei boschi, finanche in Romania. Le ipotesi sono varie: allontanamento volontario, ruolo della madre, pista della pedofilia, pista rumena, tutte senza riscontri. Le indagini si concentrano sul padre.

27 Novembre 2007: Primo sviluppo importante dell’inchiesta: viene arrestato Filippo Pappalardi con le accuse di duplice omicidio aggravato da futili motivi e dai vincoli di parentela ed occultamento di cadavere.

25 Febbraio 2008: La tragica scoperta: i corpi di Ciccio e Tore vengono trovati da un vigile del fuoco alle 19.00 in una cisterna sotterranea di un grande stabile abbandonato (la ‘casa delle cento stanzè) in via Giovanni Consolazione, nel centro storico di Gravina . Il ritrovamento avviene fortuitamente: nella cisterna è caduto un altro bambino, Michelino, 12 anni, precipitato nel pozzo che conduce alla cisterna da un’altezza di 25 metri. Per soccorrerlo, i vigili del fuoco si calano, facendo così la drammatica scoperta.

11 Marzo 2008: Filippo Pappalardi viene scarcerato ma non viene rimesso del tutto in libertà: dopo l’istanza del legale difensore Angela Aliani e nonostante il parere negativo del procuratore Emilio Marzano e del pm Antonino Lupo, il gip Giulia Romanazzi dispone gli arresti domiciliari. Derubrica l’accusa di omicidio e ipotizza invece il reato di “abbandono di minore o persona incapace aggravato da morte successiva”, come stabilito dall’articolo 591 comma 3, che prevede una reclusione da 3 a 8 anni di reclusione. Secondo questa nuova impostazione Pappalardi non ha ucciso i due figli Francesco e Salvatore ma non ha detto tutta la verità e potrebbe avere delle responsabilità in quanto è accaduto.

4 Aprile 2008: Filippo Pappalardi viene rimesso in libertà. Le perizie medico-legali avvalorano l’ipotesi della caduta accidentale. Ciccio è morto per un’emorragia dopo la caduta nel giro di poche ore, Tore è morto nel sonno dopo un’agonia per fame, freddo, sete e per le ferite riportate nella caduta.

24 Luglio 2009: L’inchiesta a carico di Filippo Pappalardi viene archiviata dal gip del tribunale di Bari Giulia Romanazzi. Viene chiuso così ogni possibile profilo penale a carico dell’uomo. Rimane in piedi l’aspetto civile della vicenda con la richiesta di risarcimento danni di 516mila euro del legale Angela Aliani, avanzerà in merito all’ingiusta detenzione ‘sancità dalla Corte di Cassazione il 27 maggio del 2008.

21 Febbraio 2012: La Procura di Bari riapre le indagini sulla morte dei fratellini di Gravina in Puglia, morti il 5 giugno del 2006. Indagano la Procura ordinaria e quella dei minorenni sulla base dell’esposto presentato dalla madre di Salvatore e Francesco Pappalardi, 11 e 13 anni, Rosa Carlucci. Secondo la donna cinque ragazzini, all’epoca dei fatti minorenni, erano in compagnia dei figli e saprebbero di più su come morirono. a cura di Emanuela Graziosi

 

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