Accanto ai sacerdoti: ecco come si può contribuire

Si celebra questa domenica nelle parrocchie italiane la 30ª Giornata nazionale dell’Offerta per il sostentamento del clero. Lo scorso anno le donazioni raccolte sono state oltre 100mila.

 

Ecco come fare

Ecco i quattro canali per contribuire al sostentamento dei sacerdoti diocesani.

Il primo è l’utilizzo del conto corrente postale n. 57803009 intestato a “Istituto centrale sostentamento clero – Erogazioni liberali”, via Aurelia 796, 00165 Roma.

Il secondo canale è quello delle carte di credito CartaSì, tramite numero verde 800 825 000 o direttamente sul sito insiemeaisacerdoti.it.

Il terzo canale è con bonifico bancario di Banca Etica, Iban IT15V 05018 03200 000 000 161011. La lista completa dei conti disponibili è sul sito insiemeaisacerdoti.it.

Il quarto canale è un’Offerta diretta all’Istituto diocesano sostentamento clero (Idsc) della propria diocesi, individuandolo sull’elenco telefonico o sul sito web sopra citato. Video e testimonianze con le storie di sacerdoti sono disponibili anche sulla pagina Facebook.com/insiemeaisacerdoti.

Nel 2017 oltre 100 mila euro raccolti

Nel 2017 sono state raccolte poco più di 102mila donazioni, per un totale di oltre 9 milioni e 600mila euro. Una cifra con cui è possibile provvedere a meno del 3% del clero italiano, oggi sostenuto dunque per lo più con l’8xmille.

Le Offerte raggiungono anche 3mila presbiteri ormai anziani o malati che, dopo una vita spesa per il Vangelo e il servizio ai fratelli vengono sostenuti dai fedeli. Basta un’Offerta per ricevere a casa la rivista Sovvenire (www.sovvenire.it), trimestrale d’informazione della Cei sul sostegno economico alla Chiesa e punto di riferimento per la comunità dei donatori che, oltre a rendicontare con trasparenza gli interventi 8xmille, dedica reportage alle opere caritative e pastorali dei 35mila preti diocesani.

Quanti italiani sanno che c’è un’Offerta che raggiunge tutti i sacerdoti del Paese, compresi 500 missionari nel Terzo Mondo? Papa Francesco ha chiesto di recente di «stare vicino ai nostri preti con l’affetto», perché è anche la comunità che fa il bravo pastore. Ma se gli italiani si dimostrano generosi verso il presbitero che conoscono (secondo dati Gfk Eurisko, ben uno su cinque gli affida un obolo), resta poco nota la capillarità dell’azione caritativa dei sacerdoti, che restituiscono fiducia e prospettive in un’Italia impoverita per risorse e relazioni, anzi frenata – anche nelle speranze – dall’isolamento crescente delle persone.

Domani, solennità di Cristo Re dell’universo e ultima domenica dell’Anno liturgico, si celebra nelle parrocchie italiane la 30ª Giornata nazionale dell’Offerta per il sostentamento del clero. Quel contributo che li raggiunge tutti, dal più lontano al nostro. E che, anche donando un piccolo importo ma in tanti, è segno di comunione tra fedeli e pastori.

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L’Offerta è considerata “difficile” perché non passa dalla colletta domenicale nelle chiese, ma richiede conto corrente postale, bonifico bancario, carta di credito o versamento all’Istituto sostentamento clero della propria diocesi. Ma arriva a tutti i 35mila preti italiani.

Le storie dei sacerdoti “in prima linea”

Come don Franco D’Angelo, con la sua gente per 70mila chilometri l’anno tra Castelli (Teramo) e dodici frazioni del Gran Sasso. Il sisma del 2009 e l’isolamento negli inverni estremi hanno svuotato i borghi: in tanti hanno perso casa o lavoro, ma lui tiene unite le comunità. E, una per una, ha riaperto le chiese, anche quelle chiuse da quaranta anni, ridando luce a tesori nascosti e a paesi che rischiavano di perdere anche la memoria. «Quando tutto era bloccato è arrivato, è venuto a dire Messa, ha portato i pacchi della Caritas, in auto ha portato gli ammalati al sicuro», dicono di lui nel reportage di Sovvenire, il trimestrale Cei che racconta le opere dei sacerdoti e riunisce la community di quanti con l’Offerta li sostengono nella missione.

Don Gilberto e don Giorgio Garrone, fratelli e parroci a Bra (Cuneo) hanno aperto la “Cittadella della carità”. Centro ascolto, emporio per la spesa gratuita delle famiglie in difficoltà, orti sociali che danno lavoro. Un posto dove la gente è tornata a parlarsi. «Siamo chiamati a rispondere non solo alla povertà materiale, ma a quella relazionale», sottolinea don Giorgio. Che così ha ideato la “Mensa dei giovani” dove gli studenti trovano pasti caldi a pranzo e cena, anziché mangiare soli in una casa vuota.

Chiesa

La Chiesa arriva anche nelle povertà più nascoste

La Chiesa “in uscita” grazie ai sacerdoti arriva alle povertà nascoste. Nelle grandi periferie urbane, in risposta all’emergenza educativa gli oratori diventano “di qualità”. Arruolano professori (come in quelli di don Donato Lauria a Potenza o di don Carlo Campinotti a Pisa), sono laboratori di convivenza aperti anche a bambini non cristiani o non credenti. I progetti di misericordia, che creano posti di lavoro o raggiungono gli anziani, si alternano nella giornata di tanti preti alla Parola del Vangelo con cui ci parlano di eternità. Anche in tempi di “piaghe ecclesiali” la loro opera non è offuscata.

L’Offerta fa chiarezza anche su chi provveda a remunerarli, con 860 euro netti al mese. Il 45% di italiani – sempre secondo Gfk – risponde: «Ci pensa il Vaticano». Invece sono affidati alle libere donazioni dei fedeli, con Offerta e 8xmille, da quando non esiste più la congrua.

 

«Il dono parla della nostra identità di credenti, di chi, con lo sguardo al Signore, vive pienamente in un orizzonte di grazia e condivisione», spiega monsignor Donato Negro, arcivescovo di Otranto e presidente del Comitato Cei per il sostegno economico ecclesiale.

«L’Offerta è un contributo speciale, da introdurre stabilmente nella nostra vita cristiana, ripetendolo qualche volta l’anno – aggiunge Matteo Calabresi, responsabile del Servizio promozione Cei – perché ci incammina su una nuova strada di comunione ecclesiale». Così nei pieghevoli con i bollettini per donare, disponibili nelle parrocchie, c’è anche, in trasparenza, una Chiesa in cammino.

Fonte avvenire.it/Laura Delsere

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