Pubblicità
HomeNewsTerra Sancta et OriensGli 800 anni di presenza francescana in Terra Santa. Noi vi diciamo...

Gli 800 anni di presenza francescana in Terra Santa. Noi vi diciamo Grazie!

Nel 2017 ricorrono gli 800 anni di presenza francescana in Terra Santa. Come Francesco, che volle incontrare e dialogare con il Sultano Melek-al-Kamel, mentre infuriava la V Crociata, oggi dopo 800 anni la Custodia di Terra Santa continua ad attraversare le linee di fuoco che devastano il Medio Oriente. Una presenza viva ed efficace che lavora per la pace e la tolleranza. È lo stile dei 260 frati minori di 42 nazioni diverse, che operano in 50 santuari in tutto il Medio Oriente, la maggior parte dei quali in Terra Santa. L’intervista al Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton

Nel 2017 ricorrono gli 800 anni di presenza francescana in Terra Santa. Nel maggio del 1217, infatti, durante il Capitolo di Pentecoste alla Porziuncola di Assisi, l’Ordine si aprì alla dimensione missionaria e universale decidendo di inviare frati in tutto il mondo come “testimoni di fraternità e di pace”. Tra loro anche un gruppo mandato “oltremare”, guidato da frate Elia da Cortona, che diede vita a una Provincia francescana inizialmente chiamata d’Oltremare o di Siria.

Per festeggiare la ricorrenza la Custodia ha messo a punto una serie di iniziative che vedranno il loro clou nel prossimo ottobre ma che si protrarranno fino al 2019 quando verrà ricordato il viaggio di san Francesco a Damietta, vicino Il Cairo, e il suo incontro con il sultano d’Egitto Melek-al-Kamel, nipote di Saladino.

“In piena V Crociata, Francesco sbarcò ad Acri – ricorda al Sir padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa – per poi raggiungere Damietta dove incontrò il sultano.

Invece di restare trincerato nel proprio campo, Francesco attraversò le linee di guerra riuscendo ad arrivare nel campo dell’altro e a dialogare. Da un lato, Francesco che si definiva ‘simplex et idiota’ (semplice e senza preparazione) e, dall’altro, il Sultano che dimostrava di avere una grande apertura mentale e culturale nell’accogliere questo frate venuto da lontano.

Il colloquio durò diversi giorni e, alla fine, non ci fu solo rispetto ma anche una forma di stima reciproca. Ciò dimostra che

l’incontro è possibile davanti all’apertura di cuore”.
800 anni sullo stile di Damietta: custode Patton, qual è oggi il valore della presenza francescana in Terra Santa e soprattutto quanto è ancora attuale?
Credo che il valore vada ricercato nella metodologia che lo stesso Francesco indicò ai frati nella Regola “non bollata” del 1221, nel capitolo dedicato alla missione. I frati, affermava il Santo, possono comportarsi in due modi: non facciano liti e dispute, siano sudditi e soggetti a ogni umana creatura per amore di Dio e confessino di essere cristiani.

L’idea di non fare dispute e liti, in questi 800 anni si è dimostrata vincente perché ha significato la capacità di adattarsi all’ambiente multiculturale, multietnico e multireligioso, non sempre facile di questa Terra.

Il mettersi a servizio degli altri per amore di Dio ha generato, poi, nella Custodia tutta una serie di attività cresciute in questi 8 secoli.

La presenza francescana si connota soprattutto per l’impegno nel settore dell’educazione e dell’istruzione. Perché questa scelta?
L’apostolato delle scuole si è sviluppato sin dall’inizio. Basti pensare che la prima scuola risale alla metà del 1500 a Betlemme. Oggi abbiamo una decina di istituti con oltre 10mila studenti, in larga maggioranza musulmani. Sono luoghi formidabili di educazione alla convivenza e alla costruzione della pace, necessari per rifuggire da estremismi e fondamentalismi che in questo tempo riprendono vigore. Abbiamo anche “Magnificat” una scuola musicale, affiliata al conservatorio di Vicenza, dove studenti e docenti sono cristiani, ebrei e musulmani.

Da dove nasce, invece, la passione per l’archeologia? Ai francescani si devono molti dei più importanti ritrovamenti archeologici nei luoghi santi…
L’archeologia è, con le scuole, un fronte dove si costruiscono la convivenza e la pace. Il motivo per cui i frati si sono appassionati alla archeologia, sin dal 1900, è il loro amore per l’Incarnazione del Figlio di Dio e per i luoghi e le pietre che ne trasmettono la memoria. Non sono semplici pietre.

Santo Sepolcro, Gerusalemme
Sulla passione per l’archeologia si è innestato lo studio della Scrittura nello Studio Biblico francescano. Ora abbiamo in progetto a Gerusalemme il Museo di Terra Santa, un luogo che faccia toccare con mano la storia dell’identità cristiana in Terra Santa.

L’identità cristiana deve essere collocata accanto a quella ebraica e musulmana.
Dalle pietre dei Luoghi Santi alle pietre vive che sono le comunità cristiane di Terra Santa, che a causa dei conflitti e dell’instabilità economica e sociale emigrano sempre più numerose, il passo è breve…
Le pietre storiche dell’archeologia sono anche quelle che offrono aiuto ai cristiani locali per preservare la propria identità, perché intorno ad esse gira l’economia favorevole dei pellegrinaggi. Ma ci sono tante iniziative di sostegno materiale messe in campo dalla Custodia per aiutare la comunità cristiana come i progetti di nuove abitazioni che in questi ultimi anni stiamo rivolgendo alle giovani coppie perché non emigrino.






Cosa offrono i frati ai pellegrini nei Luoghi di Gesù?
Offriamo una guida spirituale e case di accoglienza, insieme alla garanzia e la grazia di poter celebrare nei Luoghi Santi. Accogliamo i pellegrini perché possano fare un’esperienza di fede profonda. Entrare nel Sepolcro da pellegrini vuol dire anche capire che la morte è vinta. Nostro compito è quello di favorire questa esperienza.

Il logo delle celebrazioni è la miniatura medioevale dell’“approdo di San Francesco in Terra Santa”. In Egitto, si disse, il Vangelo si incontrò con il Corano e il Corano con il Vangelo. Francesco non ebbe paura di Maometto e il Sultano non ebbe paura di Cristo. 800 anni dopo un nuovo incontro tra le fedi è possibile?

L’incontro non solo è possibile ma è necessario.
Per questo gettiamo semi. Dobbiamo solo avere la pazienza del seminatore e non scoraggiarci se non vediamo subito i frutti.




Fonte agensir.it/Daniele Rocchi

SCRIVI UNA RISPOSTA

Scrivi il commento
Inserisci il tuo nome