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Dopo 70 anni insieme muoiono a 4 ore di distanza

Ken e Audrey si incontrano la prima volta da adolescenti, all’età di 14 anni. È un incontro all’insegna del romanticismo e della cavalleria. Lui si prende subito cura di lei che piange perché alcuni ragazzi le hanno fatto volare dal finestrino del tram il cappellino che la mamma le ha appena regalato.

Una scena da film. Mentre scrivo mi passa l’immagine davanti agli occhi, come se avessi assistito all’episodio. E mi viene da aggiungere particolari che non conosco, sull’abito di lei, i capelli di lui, la luce intorno, i loro sguardi. Ah! Che fantasia che abbiamo noi donne quando si tratta di amore! Allora Ken corre come un matto per recuperare il cappello e rassicurarla. Una corsa d’amore! Questo gesto semina un chicco fecondo cresciuto con il matrimonio, avvenuto dopo quattro anni, con la nascita della loro figlia Debbie e poi dei nipoti.

70 ANNI INSIEME

70 anni insieme senza separarsi un istante. Un amore per sempre (di cui oggi abbiamo così nostalgia) fino all’ultimo respiro, esalato da entrambi a quattro ore di distanza lunedì scorso. Quattro ore, nemmeno un giorno! Immagino che i familiari seppur nel dolore della perdita (vedete? Non mi viene da scrivere “perdite”, perché è come se fossero uno!) avranno provato anche una grande emozione e gioia! Che testimonianza di vita enorme hanno lasciato a chi li ha conosciuti e in qualche modo anche a noi che grazie al web siamo venuti a conoscenza della loro storia. Chissà se nelle loro preghiere avevano chiesto al Signore la grazia di morire insieme! Non possiamo saperlo ma è facile immaginarlo. Spesso le coppie anziane esprimono questo desiderio con dolcezza, anche davanti ai figli e ai nipoti, talmente le loro vite sono intrecciate che lasciare l’altro sembra un torto troppo grande.

La figlia di 58 anni ha raccontato qualcosa dei suoi genitori e della loro famiglia ai media britannici, anche Il Messaggero offre spazio alla notizia:

«Mamma rimproverava sempre papà di essere un ritardatario. Quando lei è morta non glielo abbiamo detto, ma lui deve averlo “sentito” e non ha voluto farla aspettare: è volato via con lei».
A Hull, nell’East Yorkshire, in Gran Bretagna, Ken McKenzie erano conosciuti come i “Posh and Becks” della loro epoca, con riferimento alla coppia Victoria Adams e David Beckham (Il Messaggero, 23 agosto 2017). Lui faceva il tassista e l’allenatore di pugilato, una passione grande che ha sempre mantenuto.

«Erano genitori fantastici, non ricordo una sola volta che abbiamo litigato. Mia madre era bellissima, era molto glamour. La conoscevano tutti come l’estetista “painted lady” (una tipologia di farfalla dai bei colori): era l’unica persona che abbia mai conosciuto che poteva mettersi il rossetto senza guardarsi allo specchio e ottenere un risultato perfetto. Papà era un vero uomo di famiglia: cucinava sempre il pranzo della domenica e gli piaceva stare tutti insieme a tavola. Ha fatto tanti lavori prima di mettere su la “Ken Cabs” e diventare il tassista dei pescatori della città. Ma aveva anche prestato servizio militare nella Raf e faceva l’allenatore di pugilato: la boxe era la sua passione più grande, dopo la famiglia, e aveva formato tanti pugili, molti dei quali sono diventati campioni. Io ero figlia unica, ma mi sentivo come se avessi decine di fratelli, con tutti quei pugili che trattavano papà come se fosse il loro padre. So che mi mancherà tutto dei miei genitori, ma sono contenta che non debbano più soffrire come negli ultimi anni: la demenza è una malattia crudele e loro non la meritavano».

Debbie ha avuto tre figli: Andrew, di 34 anni, e due gemelli, Daniel e Jamie, nati con gravi handicap e morti il primo a 18 anni e il secondo soltanto due anni fa prima di compiere 30 anni. I nonni ne erano innamorati ed Audrey aveva lasciato anche il lavoro per aiutare la figlia ad accudirli.




«Papà e mamma amavano enormemente i miei figli ed erano rimasti devastati per la morte dei gemelli. Mia madre aveva anche rinunciato al suo lavoro per aiutarmi a prendermi cura di loro. La morte di Daniel segnò in maniera profonda mio padre: credo che quello sia stato l’inizio della sua discesa verso la malattia. Andrew, invece, è sposato con Karla e ha una figlia di 18 mesi, Beatrix. I miei genitori, quando hanno visto la piccola, non erano più molto lucidi e non capivano molto: ricordo solo che mio padre continuava a baciarla sulla fronte dicendo che era bella».

Continua a raccontare Debbie:

«Il giorno in cui mia madre è stata ricoverata in ospedale ho fatto appena in tempo ad arrivare e vederla ancora viva: dopo cinque minuti è morta. È come se avesse voluto aspettarmi prima di andar via. Quando sono tornata alla casa di cura dove si trovava mio padre, mio marito Richard era con lui: non gli abbiamo detto nulla della mamma, ma era come se lui sapesse già tutto, come se avesse “sentito” che lei non c’era più. E, visto che lei si lamentava sempre dei suoi ritardi, è come se avesse deciso che non doveva farla aspettare: quattro ore dopo di lei è morto anche lui. Mi mancheranno infinitamente, eppure mi sento anche confortata dal fatto che sono andati via insieme: nessuno di loro due è rimasto solo. Nessuno di loro ha vissuto un giorno senza l’altro».




Fonte it.aleteia.org/Silvia Lucchetti

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