11 Febbraio 2013: La declaratio di Benedetto XVI

Sono passati 5 anni. L’11 Febbraio 2013, come tutti gli anni, la Chiesa ricordava la festa della Madonna di Lourdes. Avevo appena finito di celebrare la Santa Messa.

Per circostanze fortuite, ero salito in alloggio per prendere un libro che avevo dimenticato. Approfitto dell’occasione.  Apro Facebook per dare un’occhiata alle notifiche e ai messaggi privati. Nella Home cominciano ad apparire strane notizie. “Il Papa si è’ dimesso”. Cosa? Non riuscivo a capire! Ero frastornato. Pensavo ad uno scherzo di cattivo gusto. Infatti, negli ultimi periodi non erano mancati articoli e gesti di condanna nei confronti del Pontefice. Con coraggio alzo il telefono. Chiamo un amico, fidato, vicino al Santo Padre. Anche lui pensa ad uno scherzo di cattivo gusto. Non convinto, vado sulla pagina ufficiale dell’ANSA.  Ricevo un colpo terribile. La notizia era vera. Non riuscivo a capire. Sono entrato in uno stato di incoscienza e smarrimento. Come è’ possibile?

Ripercorriamo quei momenti drammatici, con la declaratio, pronunciata da Benedetto XVI:  “Fratres carissimi, Non solum propter tres canonizationes ad hoc Consistorium vos convocavi, sed etiam ut vobis decisionem magni momenti pro Ecclesiae vitae communicem. Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum. Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando. Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam. Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commissum renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 29, sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse. Fratres carissimi, ex toto corde gratias ago vobis pro omni amore et labore, quo mecum pondus ministerii mei portastis et veniam peto pro omnibus defectibus meis. Nunc autem Sanctam Dei Ecclesiam curae Summi eius Pastoris, Domini nostri Iesu Christi confidimus sanctamque eius Matrem Mariam imploramus, ut patribus Cardinalibus in eligendo novo Summo Pontifice materna sua bonitate assistat. Quod ad me attinet etiam in futuro vita orationi dedicata Sanctae Ecclesiae Dei toto ex corde servire velim (Ex Aedibus Vaticanis, die 10 mensis februarii MMXIII)”.

Una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa”. È la semplice, dirompente introduzione destinata a passare alla storia di questo Pontificato e dei venti secoli che lo hanno preceduto. Davanti ai suoi confratelli del Collegio cardinalizio, Benedetto XVI è diretto: il Concistoro riguardava tre Canonizzazioni ma il motivo della riunione è ben altro e il Papa spiega senza preamboli i motivi che lo hanno spinto a un passo che conta rarissimi precedenti in duemila anni. “Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza – afferma con voce chiaramente emozionata Benedetto XVI – che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando”. Tuttavia, riconosce con franchezza, “nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”.

Un’affermazione netta, che segna uno spartiacque nella cronologia del Pontificato iniziato poco meno di otto anni fa. “Ben consapevole della gravità di questo atto – asserisce Benedetto XVI – con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”. Le ultime parole di questa comunicazione sono di gratitudine per i primi collaboratori che lo hanno circondato e sostenuto in questi anni, i cardinali. “Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora – prosegue – affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua Santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”. di DonSa
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