1985: Giovanni Paolo II in viaggio tra terre cristiane e secolarizzate

Giovanni Paolo II diceva: “Sono un viandante sullo stretto marciapiede della terra,
e non distolgo il pensiero dal Tuo volto che il mondo non mi svela”. I suoi più di 100 viaggi in tutto il mondo videro la partecipazione di enormi folle (tra le più grandi mai riunite per eventi a carattere religioso). Con questi viaggi apostolici, Giovanni Paolo coprì una distanza molto maggiore di quella coperta da tutti gli altri papi messi assieme. Questa grande attività di contatto (anche con le generazioni più giovani, con la creazione delle gmg) fu da molti interpretata come segno di una seria intenzione di costruire un ponte di relazioni tra nazioni e religioni diverse, nel segno dell’ecumenismo, che era stato uno dei punti fermi del suo papato. Durante il suo pontificato Giovanni Paolo II ha viaggiato più di tutti i precedenti papi messi assieme. Mentre alcune delle mete dei suoi pellegrinaggi (come gli Stati Uniti e la Terra Santa) erano già stati visitati dal predecessore Paolo VI (soprannominato a volte il Papa pellegrino), molti altri paesi non erano mai stati visitati in precedenza da alcun altro Pontefice. Nell’anno 1985, Papa Woityla, compie 11 Viaggi Apostolici di cui 4 all’estero (Liechtenstein, Terra d’Africa, Paesi Bassi, Venezuela, Ecuador, Perù, Trindad-Tobago), e 7 in Italia (Genova, Abruzzo, Veneto, Salerno, Loreto, Fucino e Avezzano). Si è recato in Paesi a forte tradizione cristiana, dove l’annuncio del Vangelo è accolto con fede e amore. Con la stessa misura ha voluto visitare quelle nazioni in cui la  Chiesa era scossa dalla deriva secolari sta. Importante è stato il viaggio nei Paesi Bassi compiuto dall’11 al 21 Maggio. Tantissime le tappe, gli incontri, con tutte le categorie sociali ed ecclesiali. Il senso di quella visita può essere espresso dalla parole pronunciate durante la Messa nella Cattedrale di s-Hertogenbosc: Saluto tutto questo popolo che mi circonda ed esprimo la mia gioia per essere in mezzo a voi in comunione con tutti. “Popolo di Dio”: è così che il Concilio Vaticano II ha definito la Chiesa. Ugualmente desidero salutare i miei fratelli nell’episcopato, il vescovo emerito della diocesi di ‘s Hertogenbosch, monsignor Bluyssen, e anche il nuovo vescovo monsignor ter Schure. Saluto cordialmente i preti, i religiosi e le religiose e i laici che collaborano al ministero del Vangelo sotto la direzione del vescovo, al quale rinnovo i miei auguri fraterni, e l’assicurazione del mio appoggio fedele nei vincoli del collegio episcopale. La processione lungo le strade della città ha simboleggiato il cammino che il popolo di Dio è chiamato a percorrere spiritualmente. Sono stato felice di camminare con voi. Insieme camminiamo verso la stessa patria. La mia presenza tra di voi è un segno dell’unione della Chiesa che è nei Paesi Bassi, con la Chiesa che è a Roma e, attraverso di essa, con l’intera Chiesa cattolica. Siamo un popolo in pellegrinaggio. Camminare nell’era presente significa entrare pienamente nel mondo che ci circonda, nella sua cultura e nelle attuali condizioni di vita. La preoccupazione di vivere il Vangelo in un modo adattato alla nostra epoca è tra le più lodevoli e mostra il dinamismo del popolo di Dio in questo Paese. Ma una società che, come la vostra, ha fatto dei progressi considerevoli nei campi scientifico e tecnico, ha altrettanto bisogno di un più vivo soffio spirituale. E ha ugualmente bisogno di forze morali per superare gli ostacoli che minacciano il suo vero sviluppo. La Chiesa le dà questo soffio spirituale e queste forze morali. Essa si sforza di penetrare in tutti gli ambienti umani per poterli elevare a una qualità di vita superiore”.

Facendo un passo indietro, non possiamo non menzionare l’indimenticabile Visita Pastorale a Loreto dell’11 Aprile, durante il Convegno delle Chiese d’Italia. Sono passati poco meno di nove anni dal Convegno di Roma, e quattro dalla pubblicazione del nuovo piano pastorale decennale “Comunione e comunità?”, quando si apre a Loreto il secondo incontro nazionale della Chiesa italiana, il 9 aprile 1985. Si lavora fino al 13, nei giorni dell’ottava di Pasqua, che significativamente è stata scelta per ospitare la riflessione sul tema del Convegno: “Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini”. Il quadro storico, pastorale e culturale. Dopo una celebrazione introduttiva, tre relazioni delineano il quadro storico, pastorale e culturale. Le propongono il teologo don Bruno Forte, il filosofo Armando Rigobello, il card. Salvatore Pappalardo, arcivescovo di Palermo. Come già sperimentato a Roma nove anni prima, il grosso dei lavori prosegue a gruppi. 26 le commissioni di studio che affrontano i temi dei cinque ambiti in cui si articola il programma: la coscienza personale, luogo primario della riconciliazione; la mediazione educativa; la riconciliazione nella Chiesa, il ministero della riconciliazione; la Chiesa e il Paese in un cammino di riconciliazione. L’11 aprile arriva Giovanni Paolo II. Il suo discorso lascia il segno e orienta la riflessione. Il Papa invita a dare testimonianza di unità, a vivere in piena sintonia con la Chiesa, ad operare affinchè la fede cristiana “in una società pluralistica e parzialmente scristianizzata… recuperi un ruolo guida e un’efficacia trainante nel cammino verso il futuro”. La condizione perchè ciò accada è che venga superata “quella frattura tra Vangelo e cultura che è, anche per l’Italia, il dramma della nostra epoca”. Il rischio da cui Giovanni Paolo II vuole mettere in guardia è quello di finire “espropriati” di ciò che è sostanzialmente cristiano, “con la conseguenza della assimilazione al mondo invece che della sua cristianizzazione”. Nelle sessioni di lavoro, i temi indicati dal Papa vengono ripresi. Si parla di Chiesa locale, associazioni e movimenti; di forza e debolezza della famiglia; di partecipazione nella Chiesa e di pluralismo culturale; di appartenenza “con riserva” e di testimonianza nella città secolare. Il dibattito tra i convegnisti è vivace. Con sincerità e sofferenza affiorano anche alcune tensioni e divergenze, soprattutto nell’individuazione dell’approccio verso il pluralismo culturale: se privilegiare quello di tipo dialogico-razionale o di tipo kerigmatico-paradossale. Molte le indicazioni che emergono nei gruppi. Si individua la necessità di un investimento maggiore nella formazione di coscienze adulte e di una programmazione pastorale che valorizzi tutti i soggetti; si chiede di continuare ad approfondire gli aspetti legati alla pastorale familiare, alla scuola, alle comunicazioni sociali. a cura di Emanuela Graziosi

Video dei Viaggi Apostolici di Giovanni Paolo II nel 1985:

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