Vorrei incontrarti Signore! – 50 preghiere per cercatori di speranza

«Non è costui il figlio del falegname?

Ed era per loro motivo di scandalo».

 

Ti cerco, Signore, è vero,

nella mia vita di tutti i giorni.

E vorrei incontrarti.

Come senso nuovo, come «vino che rallegra».

Per la festa finita del mio matrimonio,

per la stanca routine delle mie giornate.

 

E cerco con ansia qualcosa che mi stupisca

qualcuno che mi faccia sentire unico, speciale.

Almeno per una volta. Almeno per un attimo.

 

Ma tu non sei nel «vento impetuoso» delle novità.

Tu cammini sui sentieri dell’ordinario.

Tu incontri persone intente alla vita di tutti i giorni.

Che attingono acqua alla fonte, come tutti i giorni.

Che riscuotono tasse, come tutti i giorni.

Che preparano reti, come tutti i giorni.

Che frequentano il tempio di sabato, come al solito.

 

Aiutami a non trovare in questo motivo di scandalo

a non respingere con sdegno ciò che conosco

a non cercare illusori «altrove»

nel tempo e nello spazio.

Ma ad amare ciò che mi hai messo tra le mani,

anche se è limitato.

 

Perché tu hai fatto bene ogni cosa.

Perché tu mi chiedi di benedire la mia vita,

tuo dono.

Perché tu vuoi che la prenda in mano

e ne faccia un capolavoro.

Perché tu sei lì, proprio dove

non ti avrei mai voluto incontrare.

Nella realtà che volevo disprezzare.

Nel limite che non volevo riconoscere.

Nel fratello che non mi ama come vorrei.

 

 

«Che la verità nasca dalla carne – e la verità è ciò che ci è stato annunciato, è Cristo, in cui tutto consiste – vuole dire che Cristo sia testimoniato e reso visibile dal tuo modo di alzarti al mattino, perché la carne è l’alzarsi al mattino; dal tuo modo di intrattenere i rapporti con i tuoi familiari, perché la carne è il modo di stare con i tuoi familiari; dal tuo modo di andare a scuola, perché la carne è la strada che devi percorrere per andare a scuola, è il treno, è il tranvai e l’automobile; dal tuo modo di affrontare la scuola e il professore e il contenuto e i libri e i testi e il tempo da non perdere.

Che la verità nasca dalla carne significa che la verità deve determinare un cambiamento – che la riveli presente – nel tuo rapporto con la ragazza, nel rapporto tra l’uomo e la donna, significa che deve determinare un cambiamento nel comportamento verso te stesso, nel modo di guardare te stesso, di sentire te stesso, di sentire fluirti dentro l’attaccamento all’esistenza, nel modo con cui reagisci al sentirti dentro tremare tutto o stancarti o annoiarti, nel modo con cui pensi al tuo passato, nel modo con cui tu guardi l’azione compiuta, nel modo con cui tu guardi questo presente, che sarebbe pieno di uggia, pieno di niente, di aridità, deserto, “nomi senza perché”.

Che la verità nasca dalla carne vuole dire che cambino queste cose, perché non si comprende e non si arriva a Cristo, se non dal di dentro di questo cambiamento. La presenza di Cristo ora, «qui e ora», come diceva il Papa, è sperimentabile in – in, in! –, è sperimentabile attraverso questi cambiamenti. Con la frase di tomistica memoria: “L’essere è là dove agisce”. L’essere lo si percepisce presente dove agisce: se senti il suono di un “din don”, c’è una campana che vibra. L’essere è presente dove agisce. Cristo è presente in questo cambiamento della tua carne, cioè della tua umanità concreta».

Luigi Giussani

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La riflessione e preghiera è scritta da Stefania Perna ed è contenuta nel libro ’50 preghiere per cercatori di speranza’

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