Michele ed i suoi Angeli combattevano contro il drago. Quando scoppiò una guerra nel cielo

“Scoppiò una guerra nel cielo: Michele ed i suoi Angeli combattevano contro il drago: Il drago combatteva insieme con i suoi Angeli, ma non prevalsero e non vi fu più posto per essi in cielo. E il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi Angeli” (Ap.12,7-10).  Benchè questo passo possa interpretarsi con la lotta incessante che esiste tra i demoni ed i Santi Angeli, essa è collegata molto bene alla grande lotta che si dichiarò all’inizio della creazione tra gli Angeli fedeli e gli Angeli ribelli, ed a seguito della quale gli angeli ribelli furono precipitati dal cielo per sempre e gettati negli abissi dell’inferno.  La teologia  ci insegna che poco dopo la loro creazione vi fu una profonda divisione tra gli Angeli, gli uni che si rivoltavano contro Dio, gli altri che s’inchinavano a Lui con amore: queste attitudini …

… opposte, questi movimenti in senso contrario presero la forma di un vero combattimento, ogni partito cercava di far prevalere la sua opinione e di trascinare il maggior numero di aderenti ; ma il buon partito di Dio ebbe il sopravvento sia per il numero dei combattenti sia per la potenza del suo slancio, ed il partito avverso si trovò escluso dal cielo.

Come mai una tendenza così cattiva si determinò in mezzo agli Angeli, queste pure e sublimi creature?

Tutti gli Angeli furono creati perfetti secondo la natura, ed ornati della grazia che li portava verso Dio . “Dio, dice Sant’Agostino, aveva dato loro una volontà retta, perché si attaccassero a lui d’un amore casto”. Essi non avevano che da seguire con una libera determinazione della loro volontà il movimento della grazia che li sollecitava; ed essi entravano in possesso di Dio visto e contemplato faccia a faccia.

Nel momento iniziale della loro esistenza, essi trasalirono tutti in Dio loro Creatore. “Dov’eri tu, chiede il Signore a Giobbe, quando gli astri del mattino cantavano le mie lodi di concerto, quando tutti i figli di Dio erano nel giubilo?” (Gb.38,7). Questi Astri del mattino, questi figli di Dio erano gli Angeli nel fulgore della loro splendida natura che usciva da Dio.

Questo trasalimento non comportava alcun merito. Esso precedeva ogni libera determinazione. Esso era la risultante e come la controparte dell’impulso creatore.

Non si prolungò che un momento, ma un momento d’una durata diversa dai  fuggenti istanti che misurano la nostra esistenza quaggiù. Tutta l’eternità di Dio ha  un solo momento che non passa. Ogni momento della vita degli Angeli è di una durata che può equivalere a dei secoli. Occorre bene che questo momento si sia prolungato, poiché dell’Angelo ribelle  è detto “di essersi incamminato in mezzo alle pietre preziose scintillanti come il fuoco, fino a che l’iniquità sia stata trovata in lui”.

Questo momento passò; gli Angeli dopo questo trasalimento iniziale, rientrarono in se stessi e presero possesso di se stessi. Essi furono messi in grado di agire come creature libere, e di determinare uno scopo alla loro esistenza. Essi non erano sollecitati, come lo siamo noi, dall’attrattiva dei beni inferiori, ma si trovavano in presenza d’un duplice oggetto: da un lato Dio la cui bellezza li attirava potentemente, dall’altra la loro propria natura la cui bellezza aveva di che sedurli. Compiacersi in Dio o compiacersi in se stessi; cercare in Dio la loro suprema felicità, o volere trovarla in se stessi; tali erano i due termini nei quali la volontà libera degli Angeli doveva pronunciarsi e scegliere.

La loro scelta poteva essere dubbiosa? Non compresero, questi puri Spiriti, che la verità era per essi di offrirsi  alla Bellezza Increata; di riconoscere che non erano nulla rispetto a Colui che è tutto; e, distaccandosi dalle attrattive ingannatrici della creatura, di lanciarsi in Dio con un movimento potente; in una parola di porre in lui, ed in lui solo, il loro fine ultimo e la loro suprema felicità? Senza dubbio, con la loro luminosa intelligenza, essi compresero che il loro dovere imprescrittibile era di preferire Dio a se stessi; ma parecchi, inebriati da una vana compiacenza, non vi si allinearono.

E’ fu allora che si produsse nel cielo una scissione. Nel silenzio solenne che seguì i primi giubili degli angeli, dall’alto di una delle Gerarchie superiori partì un grido di rivolta. Era Lucifero che gridava: “Piazzerò il mio trono al di sopra degli astri di Dio, sarò simile all’Altissimo” (Is.14,13). A questo grido rispose un eco formidabile. Una parte degli Angeli lo ripetè. Il male era entrato nel cosmo per la volontà depravata della creatura.

Ma nello stesso istante un altro grido si elevò, cacciato dal glorioso San Michele: “Chi è come Dio? Chi è simile a Dio?” grido di trionfante obbedienza, grido di protesta vittoriosa. Esso dominò il clamore di Lucifero e dei rivoltosi; ricollegò le coorti fedeli dei buoni angeli che lo gridarono con un fragore immenso.

Lucifero s’era illuso di trascinare tutti gli Angeli nella sua ribellione, per costituirsi come il dio del mondo angelico. Alla protesta di San Michele, egli si sentì abbattuto. Egli non poté sopportare la luce  che irradiava dalle delle Legioni fedeli. Egli cadde riverso e come annientato da questa luce. “Non vi fu più posto per lui in cielo” (Ap.12,8).

Così cominciò, per il mondo angelico, la distinzione delle due città opposte, Babilonia e Gerusalemme. “Due amori, dice Sant’Agostino, hanno fatto le due città; l’una, Gerusalemme, l’amore di Dio fino al disprezzo di sé; l’altro, Babilonia, l’amore di sé fino al disprezzo di Dio”. Gli Angeli fedeli avevano amato Dio fino a disprezzare se stessi: gli angeli ribelli si erano amati fino a disprezzare Dio.

di Don Marcello Stanzione (Ri-Fondatore della M.S.M.A.)

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