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“Uno di noi”: quasi raggiunto il milione di firme per la vita

gall_1365927479-uno-di-noi-20130414_101742A meno di venti giorni dal “Click day” del 22 settembre e a due mesi dalla “dead line” del primo novembre, ultimo giorno utile per la raccolta delle firme, la petizione europea “One of us” (Uno di noi) è arrivata al rush finale (clicca qui). Sono 969.453, infatti, le firme finora raccolte dai 28 Paesi membri dell’Unione europea. Il traguardo del milione di firme non sembra più un’utopia o un obiettivo impossibile: anzi, il Comitato organizzativo per l’Italia – Paese capofila nel chiedere all’Europa di fermare gli esperimenti che eliminano gli embrioni umani – rilancia, ponendosi l’obiettivo di arrivare a 1.200.000 firme, in modo da mettersi al riparo dal rischio dell’eventuale eliminazione di alcune firme, nella verifica finale che sarà effettuata dalla Commissione europea. “Il milione di firme è solo un traguardo giuridico – ha spiegato Carlo Casini – noi dobbiamo avere idee alte e porre dinanzi a noi un traguardo emozionale, che deve concretizzarsi nel “tenere alta l’attenzione sulle questioni della vita”, anche dopo la campagna per “Uno di noi”. Essenziale il contributo delle associazioni e dei movimenti impegnati in Italia sulle frontiere della vita, che in questi due mesi hanno intenzione di intensificare ancora di più la loro presenza, cercando di andare anche oltre i “recinti” ecclesiali, attraverso un itinerario che va dalle parrocchie alle piazze cittadine.

Un incoraggiamento a proseguire su questa strada è venuto da monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che ha esortato a far leva sul “sentimento profondo” della nostra gente, “in forme che devono coinvolgere il più possibile le persone, non solo le istituzioni”. “La questione della vita non è così innocua, è un po’ scomoda”, ha fatto notare Maria Grazia Colombo, coordinatrice del Comitato: per questo i risultati raggiunti dalla Campagna di sensibilizzazione “sono importanti e vanno valorizzati”. L’Italia, in particolare, può svolgere il ruolo decisivo di “incrementare la collaborazione tra associazioni e movimenti fuori dal nostro Paese, dove la solitudine può essere un ostacolo difficile da aggirare”. Sono dieci i Paesi che hanno raggiunto il minimo di firme essenziale per far passare la petizione di “One of us” al vaglio della Commissione: al primo posto c’è sempre l’Italia, con 342.078 firme, seguita da Polonia, Francia, Spagna, Romania, Ungheria, Austria, Olanda, Slovacchia e Lituania. Molti altri Paesi, tuttavia, hanno collezionato più del 50% delle firme necessarie per la soglia minima: a cominciare dalla Germania, che con 66.377 firme ha totalizzato l’89,40%.  (Agenzia Sir)

 

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