Sono don Eugenio Scalfari

Eugenio Scalfari e Papa Francesco.
Eugenio Scalfari e Papa Francesco.

Natale è la festa della novità di Dio per l’umanità. Gesù scende sulla terra piantando la sua dimora in mezzo agli uomini. La Chiesa nel tempo e nella storia continua ad annunciare a tutti come gli angeli nella notte della Natività, la gloria di Dio e la pace agli uomini. Come i pastori, tanti uomini sono alla ricerca del Bene. Il  Sommo Bene per i cristiani non è un concetto filosofico o una teoria valoriale, è Dio fatto carne per la salvezza del mondo. Tutti cercano l’Essere superiore, il Motore immobile. L’uomo è creato per rapportarsi con l’Infinito. San Paolo dopo aver ascoltato il Signore sulla via di Damasco, ha trasformato la sua vita in perenne testimonianza al Dio di Abramo di Isacco e Giacobbe. Ha gridato con tutte le forze che la salvezza dell’uomo ha un nome: Gesù Cristo. Nel portare il Vangelo, ha incontrato tanti che con la predicazione hanno creduto in Gesù Cristo. Altri sono rimasti dubbiosi. Tanti altri ancora hanno declinato l’invito. E’ un modello di evangelizzazione che si ripete nel corso della storia, fino ai nostri giorni.

Con grande sorpresa il mondo cattolico italiano ha trovato tra le righe del giornale “la Repubblica”, un articolo del direttore Eugenio Scalfari. Le affermazioni contenute secondo l’articolista, sono frutto del colloquio con Papa Francesco. Un laico cerca dialogo con il capo della Chiesa Cattolica. Naturalmente le espressioni utilizzate, hanno provocato “sdegno” negli ambienti cattolici. Chi può affermare che il Papa ha cancellato il peccato con la misericordia? Innanzitutto non è prerogativa nemmeno di Francesco eliminare il peccato, perché non si tratta di materia di istituzione ecclesiastica. Senza il peccato redento da Cristo sulla Croce, verrebbe banalizzata tutta la storia della salvezza. Dal punto di vista “laico”, voglio intravedere  quello spiraglio -di chi cerca con mezzi poco adatti-, di  tendere la mano, per costruire ponti su cui camminare insieme. Certamente, risulta infelice il modo con cui ha attirato l’attenzione del mondo cattolico. Così come si presenta inedita la corrispondenza tra il Capo della Chiesa e il direttore di una testata giornalistica. Soprattutto quando in passato alla Chiesa Cattolica non è stato risparmiato nulla. Certamente non possiamo rimpiangere come il popolo di Israele le cipolle d’Egitto. Un dato certo è questo: ognuno secondo le sue possibilità cerca di stabilire modalità di convergenza con persone che sono diametralmente opposte alle proprie convinzioni. Il Concilio Vaticano II, ha più volte esortato a “tendere la mano” ai lontani. Prima ancora di essere un insegnamento del Concilio, è l’insegnamento – testimonianza che ci ha lasciato Gesù nel Vangelo. Il maestro predicava, dialogava, guariva i malati, sanava gli spiriti affranti, rimetteva i peccati. Dopo averlo incontrato, si cambiava modo di esistere. Le parole si trasformavano in vita. Quello che preoccupa è l’interpretazione errata del dialogo.  Se l’incontro con il Papa non produce gli effetti evidenziati dal Vangelo, quale scopo vuole raggiungere Don Eugenio? La fede non può essere solo “pensiero astratto” anche su temi condivisibili. E’ vita trasformata in cammino verso il Regno. Alla donna peccatrice Gesù perdona il peccato. Poi aggiunge “và e non peccare più”. La differenza del bene teorico da quello predicato dal cristianesimo risiede proprio in questa interpretazione. Quanti equivoci sono sorti nel mondo contemporaneo nel suo rapporto con la Chiesa! Chiarire i punti di partenza per arrivare alla fine è importante. Non tutto si può risolvere con due semplici righe di contatto. E’ vero, la misericordia di Dio non conosce dissertazioni umane. Il Signore misteriosamente lava i peccati e trasforma il nero in bianco. E’ necessario però il concorso dell’uomo. Il suo cuore deve pentirsi ed accogliere la parola del Signore per poter beneficiare della sua misericordia.

La risposta della Santa Sede non si è fatta attendere. La conferenza stampa tenuta da Padre Federico Lombardi per chiarire i punti dell’editoriale di Scalfari ne è la prova più evidente. Alcuni danni non sono certamente voluti, ma di fatto si allargano a macchia d’olio. Le precisazioni andrebbero fatte subito, davanti alla prima strumentalizzazione, anche se mossa in buona fede da qualche ecclesiastico, e non giorni, mesi dopo. Anche noi, in questi giorni abbiamo riflettuto sulle manipolazioni che tanti media ed ambienti ecclesiastici operano sulle parole di Papa Francesco. Ad alcuni sembra che Bergoglio sia una statua di cera modellabile a proprio uso e consumo. E innegabile -se così si può classificare-, “lo sforzo”  di Scalfari, il quale stasera è tornato a riflettere su “Repubblica”, dopo le precisazioni della Sala Stampa della Santa Sede. Il Direttore chiude sia l’editoriale di ieri, che quello di oggi, con una frase su cui possiamo trovare alcuni spunti di confronto. Eccola: “La predicazione di Gesù ci riguarda, l’amore per il prossimo ci riguarda, le diseguaglianze intollerabili ci riguardano. Un Papa rivoluzionario ci riguarda e il relativismo di aprirsi al dialogo con altre culture ci riguarda. Questa è la nostra vocazione al Bene che dobbiamo perseguire con costante proposito”.

Diceva Giovanni Paolo II, che la via per raggiungere Dio è l’uomo. Partire dai valori condivisi ed accettati da tutti è un buon inizio. Allo stesso modo non si può ridurre la missione della Chiesa ad una mera ricerca del bene generico del mondo. Il salto successivo è rappresentato dall’accettazione di Gesù come Via, Verità e Vita. Senza Cristo nulla è possibile. Nel 1978, all’inizio del suo Pontificato Giovanni Paolo II gridava: “Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo, perché solo lui ha parole di vita eterna”. Quando il messaggio evangelico è sbiadito, la Chiesa perde la specificità di essere luce, sale e lievito del mondo. L’uomo è creato da Dio per raggiungere il cielo. Le teorie ideologiche che si sono sviluppate come antitesi al cristianesimo, cercano invano di rivolgerlo verso se stesso facendolo precipitare nel finito. La convinzione scaturita dal materialismo aggressivo e dal secolarismo antireligioso, ha prodotto una sorta di avversione verso il Creatore. La post modernità vuole distruggere il “bisogno di Dio” per affermare la superiorità della creatura. L’uomo può fare a meno di Dio, perché  il progresso (presentato come concorrente  spietato di Dio),  soddisfa tutti i bisogni e le necessità dell’umanità. Sul piano antropologico è necessario chiarire quali sono i concetti di riferimento. Altrimenti le parole diventano trappole da dove scaturiscono incomprensioni e travisamenti. Cosa significa “Papa rivoluzionario?” Sono certo che questo tipo di affermazioni fanno sorridere papa Francesco! Non è il Papa che rivoluziona. E’ il Vangelo, la parola di Gesù che cambia il modo di vivere! Se per “rivoluzione”  si intende qualcosa che cambia ontologicamente e sostanzialmente il volto della Chiesa, ha proprio sbagliato strada. Altra affermazione da commentare: “il relativismo di aprirsi al dialogo”. Il cardinale Ratzinger nella “missa pro eligendo Pontifice” del 2005, ha ricordato come il relativismo ha prodotto danni enormi nella vita della Chiesa e nel mondo, sviluppando il desiderio inappagabile dell’io di sopraffare gli altri per raggiungere i personali obiettivi.  Il dialogo non può essere relativo. Mi spiego meglio: “Siccome so che questa cosa che ti dico a te non piace non la pronuncio, così tu sei più contento, anche se sai che non potrò mai accettare la tua tesi”. Affermare le differenze nel dialogo, non è fondamentalismo e neppure oscurantismo. Significa rimanere saldi nella fede, come esortava san Paolo al discepolo Timoteo. La smania di compiacere per essere accolti è dannosa. E’ tentazione da cui fuggire con orrore. La conseguenza del falso dialogo è sotto gli occhi di tutti. Le Chiese del nord Europa che hanno “aperto” alle istanze del mondo, invece di conquistare fedeli, ora sono ridotte al lastrico. Accogliamo pertanto il desiderio di Scalfari, con l’augurio di non assistere in futuro a fraintendimenti così vistosi. Speriamo che l’intelligenza e il buon senso possano prevalere dietro ad ogni tipo di interesse. DonSa

Papa Francesco.
Papa Francesco.

 

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