Dalla Terra Santa la voce e l’augurio del Patriarca Twal: ‘Lavorare per pace giusta e duratura’

twal.gerusalemmetnGERUSALEMME – “La nostra Terra Santa ha bisogno di fraternità tra i popoli, tra gli ebrei, i cristiani e i musulmani. Sappiamo già che molti uomini e donne di buona volontà lavorano duramente al servizio di una terra più fraterna, per una pace giusta, duratura, equa e sicura”. Lo ha detto il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, celebrando ieri nella città santa la solennità di Maria Santissima Madre di Dio. “La nostra vocazione di cristiani – ha ricordato il patriarca – esige che ci mettiamo al servizio dei nostri fratelli, dei nostri paesi, per contribuire alla loro crescita. Sul piano sociale e umanitario, molte associazioni cattoliche lavorano generosamente per venire in aiuto agli abitanti di Gaza, ai numerosi rifugiati siriani che giungono nella nostra diocesi”.

Trovate qui di seguito l’omelia per la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, del 1°gennaio 2014, del Patriarca SB Fouad Twal pronunciata alla chiesa ConCattredale del Patriarcato latino di Gerusalemme.

Cari fratelli nell’episcopato,
Signore e signori,
Cari Padri, care Sorelle,
Cari fratelli e sorelle, voi tutti che formate la grande famiglia della Terra Santa,

« Il Signore rivolga su di te il suo volto, e ti conceda pace !» (Nm 6, 22-27)

Nell’augurarvi un felice anno 2014, vorrei anche condividere con voi qual’è la nostra speranza cristiana: il nostro mondo, il nostro Medio Oriente, la nostra Terra Santa non sono destinate irrimediabilmente al caos. Grazie alle nostre azioni di sostegno e di amicizia, per piccole che siano, «dei nuovi cieli e una nuova terra» (Ap 21,1) possono sorgere. Ecco perché vorrei ringraziare tutte le congregazioni religiose, le comunità laiche, le associazioni e tutti coloro che operano nella preghiera, nell’apostolato, nella solidarietà per vivere il Vangelo nella fede e nelle opere.

Tutti insieme formiamo una grande famiglia ed è una gioia essere qui oggi tra fratelli e sorelle attorno alla nostra Madre Celeste per rendere grazie per le belle cose realizzate insieme quest’anno e per chiedere perdono a suo Figlio per tutti i nostri  peccati e per tutte le nostre mancanze di carità fraterna.

Non c’è fraternità autentica senza il riconoscimento della paternità di Dio. Una paternità infinitamente amorevole e giusta, che ci rende non solo figli, ma anche fratelli, membri di una sola grande famiglia, aventi come vocazione quella di volersi bene.

Questo preambolo è il fondamento sul quale Papa Francesco ha costruito il suo messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, che noi oggi celebriamo. Il Papa ci dice che «La fraternità è una dote che ogni uomo e donna reca con sé in quanto essere umano, figlio di uno stesso Padre. Davanti ai molteplici drammi che colpiscono la famiglia dei popoli – povertà, fame, sottosviluppo, conflitti, migrazioni, inquinamenti, disuguaglianza, ingiustizia, criminalità organizzata, fondamentalismi -, la fraternità è fondamento e via per la pace» (1).

Il Papa riserva un tono più diretto contro i conflitti armati che proseguono « nell’indifferenza generale ». «Riscoprite in colui che oggi considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e fermate la vostra mano!» (2), ha espresso con vigore in un « forte appello » che fa eco a quello pronunciato all’Angelus del 1° Settembre, per annunciare la veglia di preghiera per la Siria e il Medio Oriente. Egli aveva allora ripreso il famoso grido di Papa Paolo VI alle Nazioni Unite: “Mai più la guerra!”

Per il Papa, la chiave di questa sfida risiede principalmente nella fraternità di Cristo. Il Figlio primogenito del Padre, fratello di una moltitudine di fratelli, che con la sua morte e risurrezione, ha riconciliato in se tutti gli uomini; è lui che rigenera la fraternità che gli uomini non sono in grado di generare da soli. Seguirlo aiuta a non considerare il prossimo come un nemico o avversario da eliminare, ma come un fratello.

Così, « la fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata» (3); « … siamo i custodi gli uni degli altri » (4).

Cari fratelli e sorelle,
si tratta di un programma molto bello, non per un anno, ma per tutta la vita. Sappiamo che la nostra Terra Santa ha bisogno di questa fraternità tra i popoli, tra gli ebrei, i cristiani e i musulmani. Sappiamo già che molti uomini e donne di buona volontà lavorano duramente al servizio di una terra più fraterna, per una pace giusta, duratura, equa e sicura. La nostra vocazione di cristiani esige che ci mettiamo al servizio dei nostri fratelli, dei nostri paesi, per contribuire alla loro crescita. Sul piano sociale e umanitario, molte associazioni cattoliche lavorano generosamente per venire in aiuto agli abitanti di Gaza, ai numerosi rifugiati siriani che giungono nella nostra diocesi.

Cari fratelli e sorelle di Terra Santa,
veniamo tutti da una famiglia; la famiglia è la prima cellula in cui si forgia questa fraternità. L’enciclica di Papa Francesco, Lumen fidei, tratta della famiglia nel suo rapporto con la fede, che rivela « quanto possono essere saldi i vincoli tra gli uomini, quando Dio si rende presente in mezzo ad essi.» (5). E il Papa aggiunge che « Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia » (6). Ecco perché conto su tutti voi nell’anno nuovo ormai vicino, che è posto sotto il segno della famiglia in vista del Sinodo straordinario di ottobre 2014, consacrato a questo tema. La famiglia può partecipare alla costruzione di un nuovo umanesimo di fratellanza in contrapposizione alla «globalizzazione dell’indifferenza » (7) e la nostra Chiesa deve rilevare «le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione » come ci invita il documento di preparazione al sinodo.

La missione di annunciare il Vangelo ad ogni creatura è stata direttamente affidata dal Signore ai suoi discepoli e la Chiesa ne è messaggera nella storia. Nel tempo in cui viviamo, l’evidente crisi sociale e spirituale diventa una sfida pastorale che interpella la missione evangelizzatrice della Chiesa per la famiglia, nucleo vitale della società e della comunità ecclesiale.

La pace a cui dobbiamo mirare, il Cristo risorto ci chiama a trasmetterla soprattutto in questa terra devastata dai conflitti ormai da molti anni. Assieme ai molti altri religiosi della Terra Santa, cristiani e non, siamo chiamati a costruire una pace sociale duratura, senza abbandonare la nostra fede, ma avendo un atteggiamento di apertura nella verità e nell’amore, saldi nella nostra fede e nella gioia di condividerla, sapendo tuttavia adattare il nostro discorso, perché possa essere ascoltato e capito.

Cari fratelli e sorelle,
affidiamo quest’anno che comincia proponendo di impegnarci in veri e concreti gesti d’amore. La nostra fratellanza deve impregnare la nostra cooperazione nella missione per il bene comune al di là delle rivalità e delle gelosie.

E anche se la croce ci accompagna su questa Terra Santa, chiediamo la grazia di portarla con forza e insieme. Maria, di cui oggi ricorre la festa della Divina Maternità, sia il nostro aiuto e il nostro conforto nel cammino.

Cari fratelli e sorelle, care famiglie,
vi auguro un felice anno nuovo nella pace e nella fraternità, in attesa della visita del Santo Padre, che verrà da noi nel maggio prossimo come pellegrino e come fratello di tutti i credenti di questa Terra Santa.

+ Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme

(1) Annuncio del tema per la 47° Giornata Mondiale della Pace – 31 Luglio 2013.
(2) Messaggio per la XLVII° Giornata mondiale della pace 2014.
(3) Messaggio per la XLVII° Giornata mondiale della pace 2014.
(4) Papa Francesco, omelia del 19 marzo per l’inaugurazione del pontificato.
(5) Lumen fidei, 50.
(6) Lumen fidei, 52.
(7) Papa Francesco, Omelia durante la visita a Lampedusa, 8 luglio 2013.
 

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