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Siria: ogni giorno ci sono morti

Papa Francesco è in apprensione per il futuro della Siria. Lo ha riferito mons. Jean-Abdo Arbach, arcivescovo di Homs dei greco-melkiti, ricevuto in udienza dal Pontefice. Il presule, contattato dalla nostra emittente subito dopo l’incontro in Vaticano, ha aggiornato il Santo Padre sulla situazione umanitaria siriana e sulle sofferenze delle comunità cristiane. Nel colloquio, durato una quindicina di minuti, mons. Arbach ha parlato in particolare della situazione ad Homs, dove – ha detto – “ogni giorno ci sono morti”, ma anche a Damasco e nel resto della Siria. Il Pontefice, ha aggiunto, “mi ha ascoltato con grande attenzione, trasmettendomi una sensazione di pace e di tranquillità: è molto sensibile alle sofferenze e riconosce grande importanza alla preghiera e alla speranza nella fede dei cristiani”, appoggiandone il lavoro e il contributo in Siria e in tutto il Medio Oriente. Quello che sta avvenendo in Siria va oltre la semplice contrapposizione che oppone le forze di Assad al fronte dei ribelli. Lo scenario siriano, infatti, denota tre livelli di conflitto, caratterizzati dall’opposizione di diversi attori, statali e non statali. Un primo livello, -commenta Aldo Carone-,  è quello internazionale, in cui i principali contendenti sono Russia e Stati Uniti e la posta in gioco è da un lato il mantenimento (o l’aumento) del proprio prestigio nell’area, dall’altro la salvaguardia dei propri interessi geopolitici e strategici. Il secondo livello, quello regionale, vede la contrapposizione di altri attori che ricercano in Siria un modo per estendere la propria influenza nel mondo medio-orientale. A contendersi un’influenza sulla Siria si trovano, dal lato anti-Assad, prima di tutto Paesi come l’Arabia Saudita, la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti, poi potenze minori come Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar. A sostenere le forze governative siriane, invece, si pongono l’Iran e gli Hezbollah libanesi. Ma, sebbene questa coalizione sembri meno influente, è chiaro che essa risulta più unita almeno nei termini della sua composizione sciita. Nel terzo ed ultimo livello, quello interno, la situazione risulta ancora più variegata. Infatti, se da un lato è chiaro che la caduta del regime di Assad sia l’obiettivo di fondo per tutti i suoi oppositori, è meno facile tratteggiare un quadro del variegato fronte dei ribelli e dei loro obiettivi, aldilà del regime-change. Secondo un recente studio dell’agenzia informativa IHS, circa il 50% dei ribelli farebbero parte di gruppi islamici fondamentalisti. Questi, dunque, si ritrovano in una posizione di netta supremazia nella galassia ribelle, composta anche da forze moderate e laiche.

Ma tale supremazia si riflette oggi in un vero e proprio “conflitto nel conflitto”. Infatti, l’organo che nelle prime fasi della guerra civile era stato denominato Consiglio Nazionale Siriano (SNC), e aveva ricevuto l’appoggio del mondo occidentale, oggi è in realtà una coalizione di forze notevolmente ridimensionata a causa della scissione dei gruppi islamisti. Rientra nell’emisfero islamista il Fronte di Al-Nusra (ANF), una cellula di Al-Qaeda descritta come la forza più aggressiva e influente nella guerra civile siriana. L’ANF fa parte del Fronte per uno Stato Islamico in Siria e in Iraq (ISIS) ed è composto da mujaheddin sunniti che mirano alla costruzione di un Califfato dove applicare la loro estrema accezione della Sharia. A ben vedere l’ANF sembra più interessato a ritagliarsi uno spazio di influenza all’interno dei territori siriani conquistati, più che a rovesciare il regime di Assad. Tra gli islamisti troviamo poi l’Islamic Front (IF), fondato nel novembre 2013 grazie alla fusione del Syrian Islamic Front, una coalizione di gruppi ribelli accomunati dalla loro appartenenza al movimento salafita, del Syrian Islamic Liberation Front e di altri cinque gruppi islamici minori tra cui il Kurdish Islamic Front. Nella carta costituiva dell’IF si può leggere come questa costellazione rifiuti la democrazia e le forme secolari di organizzazione politica, mirando alla creazione di uno Stato. A gennaio 2014 anche l’IF si è dichiarato membro di Al-Qaeda, lasciando immaginare che una fusione con l’ANF sia sempre più vicina.

Dall’altra parte dell’opposizione ad Assad si trova invece l’insieme di forze moderate e laiche che sono oramai le uniche a comporre la Coalizione nazionale siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione. Questa coalizione riunisce oggi le forze laiche moderniste riconosciute da molti Stati occidentali e da molti Paesi del Golfo Arabico come le uniche forze legittime per destituire il regime di Assad e creare un moderno Stato democratico siriano. Fanno parte della coalizione gruppi di diversa estrazione, tra cui gli aderenti alla Dichiarazione di Damasco, l’Organizzazione Democratica Assira, alcuni dissidenti Curdi e alcuni comitati di coordinamento locale. A sostegno della coalizione si pone anche il Syrian Free Army (FSA), ovvero una costola fuoriuscita dall’esercito regolare siriano. Ci sono infine una serie di fazioni minori che si oppongono ad Assad principalmente per obiettivi di carattere politico o a causa di scissioni con i gruppi ribelli maggiori. Almeno 15 persone sono state uccise mentre altre 12 sono rimaste ferite a causa di un’autobomba a Homs, in Siria. L’esplosione e’ avvenuta nel distretto armeno della citta’, a maggioranza cristiana. Parte della citta’ e’ al momento sotto il controllo delle forze ribelli che hanno posto sotto assedio molte aree. Le Nazioni Unite e la Croce Rossa stanno procedendo, da alcune settimane, all’evacuazione dei civili dalla citta’. a cura di Francis Marrash

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